VENERDÌ 7 AGOSTO 2020 20:39
 

Arte

Artisti veronesi: Fiorenza Canestrari

Ceramica, elegante eclettismo del quotidiano...

 Come valutare, nel percorso di un'artista, l'assunto del “volto vivo e mutevole della verità” (ricordando Dostoevskij)?

Oggi più di sempre, vi si rispecchia una necessaria sequenza, dove componente logica (la critica) ed ispirazione artistica collimano. Veniamo all'artista. In questi difficili momenti storici che sgretolano ogni certezza, la creatività, la ricerca di coniugare il vero nell'arte - stanca di oscure ripercussioni al chiuso e decisa a superare gli inquadramenti di grande sezione - ha sete di luce, di quel vigoroso rinnovarsi che libera la matrice affettiva del più libero sperimentare. Ne scaturisce quella forza fantasiosa che non porta in sé nulla di ostentato ma che apre definitivamente al semplice - ma non semplicistico - incedere della quotidianità. Il pugno si apre nel segno identificativo, in quel pregio, fondamentalmente ascrivibile alle così dette 'arti minori' – tra i rari esempi, fotografia e ars ceramica – che diviene veste peculiare dell'ultima produzione di Fiorenza Canestrari. Di lei, abbiamo già trattato a più riprese: una vita, una cultura rivolta all'arte, dove spicca il senso, l'amore del colore, la pittura degli anni giovanili e, di recente, ripresa con passione. Oltre al bagaglio conoscitivo destinato a classi di allievi entusiasti, con le visite ai musei e il gemellaggio con i maggiori centri culturali di lingua tedesca...Personalità forte, instancabile nel ruolo di talent-scout e promotrice di importanti eventi espositivi, Fiorenza dedica anni e anni di studio alla ceramografia che non appagano una vena creativa improntata ad un apprendere costante. Nel tempo, e ancor oggi, il felice sodalizio con il vicentino Roberto Dal Sasso, Maestro e cultore d'eccellenza. Canestrari, ben assemblando le componenti naturali della maturità espressiva insita nei suoi manufatti, ci regala libere creature, il tratteggio sapiente di articolate composizioni geometriche su piastrelle – mappe celesti, aperte a nuova definizione? -, sulla superficie concava di un vaso o entro la cavità convessa di ciotole e piatti, al fine di esaltare una nuova ricerca sul colore e sulla decorazione. Seguiamo il divenire formale di tutti questi oggetti: pensiamoli quali pareti, quinte che da reali diventano immaginarie scenografie dipinte per accogliere il tocco fluttuante dell'immaginazione. I fondali marini, capostipiti della nostra umanità forse destinata alla deriva, quei variopinti pesci rappresentano dunque i sipari fluttuanti del nostro immaginifico. Il trionfo della terra, nell'incandescenza cromatica del Mexico, o nelle nostalgiche brume d' Irlanda, sono lo spunto per raccogliere la bellezza di un fiore esotico o di una foglia: simboli del nuovo Eden amato da Fiorenza...In un paradiso silenzioso e mite, come lo vagheggiano scrittori e pittori, ripropostoci con eclettica eleganza materica. Immaginiamo quella mano muoversi leggera in quel tratto nitido che non incontra barriere di nessun genere. Dall'horror vacui figurativo (in realtà, il segno – tramite l'ansia recondita di colmare ogni sacello di spazio - che sottolinea la preservazione del proprio istinto vitale) alla più scontata stanchezza - sì proprio quel fardello giornaliero che non sappiamo scrollarci di dosso -. Sempre nel segno di quella non premeditata e precisa pianificazione progettuale che intende, del resto, lasciare libero campo a criteri di tenace rigore compositivo. Così, l'istinto dell'artista scopre ad ogni passaggio nuove vie e soluzioni che oltrepassano la trama lieve di fili e nodi – il simbolismo sacrale di croci inclinate, quadrati e rettangoli – per giungere alla linea curva e morbida di piccole onde, ellissi e volute e, ancora cerchi racchiudenti la simbologia delle millenarie culture Atzeca e del calendario Maya. Il messaggio è il riallacciarsi spirituale di un'anima alle eredità di mondi rimasti avvolti nel mistero e nella magia: quel simbolo solare, con il cuore a corolla fiorita, suggella un procedere figurativo affidato al Caso e al vagare della memoria di sé, consolidando un sempre più intimo, auto identificatore legame con l'opera.

Caterina Berardi

Pubblicato in data 24/12/2010