VENERDÌ 7 AGOSTO 2020 20:27
 

Arte

Lia Franzia, architetture, paesaggi..

Il secondo passaggio nelle stanze dell'arte di Lia Franzìa indica una fertile conoscenza dell'architettura e delle arti applicate.

E se la Storia, intesa in frammenti di vissuto o in  tracce di classicismo architettonico funge da basamento per la generazione di un rinnovato passato, anche il connubio Uomo-Natura, nei paesaggi, si affida all'intersezione pulsante di un elemento, quell'uso della fantasia che vivifica il ricordo in un'immagine in fluire costante, futuribile. Ma per Lia "non sempre il tema è in assolo" e la compenetrazione armoniosa tra le varie esperienze artistiche è il fil rouge di un intenso vissuto. Tutte le opere di Lia, personalità sfaccettata, sensibile e razionale al tempo stesso, trasmettono l'auspicio di un mondo senza frontiere, dove l'annullamento di ogni confine libera l'ansiosa ricerca e si apre in una grandissima libertà percettiva.

"Le Architetture". La tecnica, mista, libera, multi orientata ma non trasgressiva, fa evincere la potenza insita nel segno. Sia il tratteggio a matita o il rigore dell'incisione, o le campiture a pastello graffiato, trovano il proprio principio informatore sul collage a base classica. "Spesso cerco vecchie tavole, pagine da un testo di Vitruvio, o palladiano, o di Aalto. Utilizzo le linee di forza che proseguo, umilmente sottomettendomi alla struttura unitaria di base". Insiemi che vanno a completarsi con pochi, essenziali segni protagonisti. Piani frontali, paralleli, decisi, ben marcati, costruiscono a loro volta castelli e facciate, secondo quella texture del tridimensionale amata da Carrà e Sironi. Il cromatismo, vivido e generoso, richiama le componenti bituminose dell'asfalto, la compattezza levigata ed incandescente del cemento...Si avverte un'eco della tavolozza toscana rinascimentale nella "San Miniato" giottesca: geometrie assolute, quel rigoroso alternarsi tra bianco e nero, proiettato in piani aggettanti dall'ossessivo violento rifrangersi di fasce optical. Lia ama "la grande forza del razionalismo europeo, quelle 'fabbriche' a grata, quegli spigoli vivi, i disegni a schema intersecato dei giardini all'italiana"...Quel gioco di linee, quell'architettura dove l'Uomo viene inserito, mai direttamente reso partecipe del grande disegno ("Verso la simmetria ").

E,ancora, le quinte dominanti di uno spazio immaginifico ospitano i simboli di un arcano sapere. Cerchi (l'oro illuminante), triangoli, quadrati, traiettorie dal moto ascensionale (il blu, infinito) o discendente - il rosso della scansione razionale - (trittico "Judex"). Sono le monadi riflesse, la 'forma mentis' di una natura di per sé conclusa che richiede meditazione interiore non filtrata dalla presenza umana. Colpi di luce nell'ombra che animano la casa ("Io vivo qui"), la rendono viva, una gabbia protettiva per l'elemento umano.

"I Paesaggi". In piccole notazioni, il protagonista assoluto (non lo è mai, la figura umana, scricciolo e muta spettatrice del mondo - "Giornata di sole"- ). La ritrosia connaturata dell'autrice, il "non voler dire troppo" esalta un'umile e rispettosa 'memoria loci'. Dapprima, il paesaggio prediletto delle Langhe. Fonte di miti - Pavese e Francesco Casorati, sentinelle di quei malinconici, brumosi fondali immersi nel silenzio - e, per Lia, l'eco del ricordo, l'incontaminato mondo dell'infanzia. Il suo segno apre una texture sottile ma altrettanto possente (contro l'ovvietà di un romanticismo a scadere) rivisitata da geometrie particolari, da quella concertazione di linee precise dove il tratto a matita vivifica, in rapido definirsi, solchi e filari...I segni sono i richiami, la conoscenza preservata di un mondo interiore ignaro dello scorrere del tempo. E, a seguire, il paesaggio marino e collinare della Toscana. Una prima produzione offre gli scorci tra colore e tracciato, quasi " un gioco di ombre cinesi". Un ventaglio dispiega la rappresentazione di un racconto in ottico sovrapporsi...Ma Lia predilige una tecnica scarna, quei segni in perenne dialogo sul 'de rerum natura', senza sovrapposizioni cromatiche, che esalta le sfaccettature. Così il calligrafico ordito di linee tese traccia i sentieri staccionati, i filari delle viti e i solchi centenari del nodoso tronco d'ulivo. Sette glianni del 'secretum', dell'intimo colloquio intercorso tra Lia, gli uliveti, i vigneti e il maestoso cipresso. Ulivo e cipresso, due entità contrapposte che si affidano a due segni, a due differenti tonalità di verde...Nella grande compostezza della serialità, quell'Io pyramidalis, il cipresso verticale ed appuntito colto in splendido isolamento (iconografia cara a Morandi) viene suggellato dal fluire del segno di Lia nella più ampia accezione del filare sopra la collina ferrosa. Magnifico contrasto tra l'elegante nota cromatica 'fredda' (le viscere della terra, viola, verde e azzurro) e la matrice arborea, 'speculum veritatis' non fine a sé stesso. Dall'indiscussa categoria del paesaggio, a fulcro visivo ed emozionale di un frammento di vita vissuta.

Caterina Berardi

Pubblicato in data 25/11/2010