VENERDÌ 7 AGOSTO 2020 20:00
 

Arte

Milano, Palazzo Reale. "Salvador Dalì. Il sogno si avvicina"

Fino al 30 Gennaio 2011

Dopo 56 anni il genio di Salvador Dalí ritorna a Milano, sempre a Palazzo Reale: un'indagine sorprendente sul rapporto del grande artista catalano con il paesaggio, il sogno e il desiderio.  

 

L’esposizione, curata da Vincenzo Trione, promossa dall’Assessorato alla Cultura e prodotta da Palazzo Reale con 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore, presenta oltre 50 opere del genio assoluto di Dalì. La mostra dell'Ottobre 1954 si svolse nella Sala delle Cariatidi: fu proprio l'atmosfera densa di bellezza e il soffuso mistero di quegli spazi che egli amò riproporre per la sua casa di Figueras.
“Abbiamo di nuovo bisogno di Dalí per evadere da una condizione spesso noiosa, prevedibile. E questa esposizione ci serve proprio per fare una breccia nel conformismo culturale e trasmettere così tutto il potere della creatività. – ha sottolineato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory -. Perché il sogno è dentro di noi ed è una delle forme della realtà e del desiderio che l’arte racconta e attraverso le quali l’arte si racconta. Dalí a Milano è la cifra della creatività al potere. Secondo quel potere della creatività che resta a conferma di una relazione imperdibile”. La rassegna odierna, grazie alla straordinaria collaborazione della Fondazione Gala-Salvador Dalí di Figueras, è stata resa possibile grazie a cospicui prestiti provenienti da musei nazionali e internazionali, quali la Fondazione stessa, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, il Dalí Museum di St. Petersburg in Florida, il Boijmans Museum di Rotterdam, l’Animation Research Library dei Walt Disney Animation Studios di Burbank in California. E, non meno determinanti, Peggy Guggenheim Collection di Venezia, Mart di Rovereto e i Musei Vaticani.
L’allestimento è a cura dell’architetto Oscar Tusquets Blanca, legato da profonda amicizia e da una feconda intesa collaborativa con il Maestro surrealista. Tusquets Blanca cooperò, lo ricordiamo, alla realizzazione della sala Mae West nel museo di Figueras e del famoso sofà Dalilips. E, all'interno dell'itinerario visivo, per la prima volta ecco la sala di Mae West, installazione stupefacente ed avveniristica...Nel percorso della mostra, lo spettatore è ammaliato dalle sequenza ininterrotta del cortometraggio Destino di Salvador Dalì e Walt Disney, mai proiettato prima in Italia: Dalí lavorò al fianco di Disney tra il 1945 e il 1946 ma il film fu completato solo nel 2003 grazie ai disegni originali conservati dall’Animation Research Library dei Walt Disney Animation Studios di Burbank in California, alcuni dei quali eccezionalmente esposti grazie alla collaborazione con The Walt Disney Company. Il settimanale Topolino, grazie allo collaborazione con Walt Disney Italia, il giorno stesso dell’apertura della mostra al pubblico (22 Settembre) è andato a ruba. Il tributo a Salvador Dalì si snoda in una storia a fumetti, “Topolino e il surreale viaggio nel Destino”: i tre piccoli grandi eroi disneyani, Topolino, Pippo e Paperino, rigorosamente disegnati con lo stile delle origini, negli anni ’40,“aiutarono inconsapevolmente” Dalì e Walt Disney a realizzare lo story-board del futuro corto. Quattro le fondamentali sezioni di approfondimento dedicate al paesaggio: aspetto poco conosciuto dal grande pubblico, per inattesi spunti di riflessione in merito al legame di Dalí con la pittura rinascimentale italiana, il surrealismo e la metafisica. In quel divenire mistico, religioso, spirituale che, secondo Vincenzo Trione, porta il caos dell’inconscio ad immergersi nel silenzio. Nella prima Stanza dedicata alla Memoria, le opere illustrano il rapporto dell’artista con il passato ecco la Venere di Milo con tiretti (dal museo Boymansvan Beuningen di Rotterdam) o quelle dedicate ed ispirate dal grandissimo genio di un suo altro conterraneo, Velasquez.
A seguire, la Stanza del Male, il rapporto con la contemporaneità: in particolar modo il tema è la guerra, dissacrante e violenta, onnipresente in Melanconia Atomica o Visage de la Guerre. Autobiografico: il paesaggio inteso quale proiezione introspettiva. La Stanza dell’Immaginario vede presenti le opere più legate al periodo surrealista, in cui l’artista approfondisce le tematiche legate all’inconscio, all’introspezione e alla ricerca di sé: dalle Tre età dal Museo di St. Petersburg (Florida) alla Ricerca della quarta dimensione della Fondazione di Figueras.
L’immaginario surrealista prenderà vita all’interno della Stanza dei Desideri, dove si trova ricostruita, in modo filologicamente ineccepibile e inedito, la già ricordata Stanza di Mae West . Come scrisse lo stesso Dalì in un’intervista (esposta in mostra), gli specchi utilizzati a Figueras dovevano essere in realtà sostituiti con schermi televisivi, nel segno di una sua precoce mediatica.
L'assenza, il guardare oltre di sé. In queste opere, infine, Dalì abbandona la rappresentazione della persona umana. E nella Stanza del Silenzio si fa sempre più forte l’assenza della figura sino alla sua sparizione e al trionfo del paesaggio. In un rimando metafisico che ha il suo climax nel Cammino dell’enigma. La Stanza del Vuoto è il punto di arrivo dove la pittura di caos si trasforma in pittura del silenzio. Dapprima, scenari segnati da desolanti inquietudini. Poi, addirittura l’astrazione, come testimonia l’ultimo olio dipinto dall’artista prima della morte, nel 1983, Il rapimento di Europa (conservato a Figueras): un monocromo azzurro, spaccato da ferite, quasi un involontario cretto.
La sezione conclusiva del percorso espositivo offre una sintesi, il cosiddetto “pantheon”. Vi si documenta il rapporto tra Dalí e Walt Disney. Opere pittoriche a richiamo classico, evocano memorie ed atmosfere rinascimentali o metafisiche, pop. Ogni sezione è accompagnata da vasta documentaria dove lo stesso Dalí, attraverso interviste e apparati video, racconta il suo rapporto privilegiato con alcuni dei luoghi e dei paesaggi a lui più cari, come gli stessi paesi della Catalogna, che diventano il suo rifugio e sede della Fondazione a lui intitolata (Figueras, Cadaques, Portlligat), l’Italia e l’adorata Parigi.

Caterina Berardi

 

Orari d'apertura: lunedì 14.30-19.30; martedì-mercoledì-venerdì 09.30-19.30; giovedì-sabato-domenica 09.30-22.30; Note: ingresso intero 9 Eu, ridotto 7.50 Eu; catalogo 24 ORE Cultura, 35 Eu in mostra, 49 Eu in libreria; 

Pubblicato in data 05/11/2010