VENERDÌ 7 AGOSTO 2020 20:27
 

Arte

Lia Franzìa. Le "stanze" dell'arte.

Un intenso percorso tra Liguria, Toscana e Veneto

Che cosa regala l'atmosfera di un' unica vasta stanza ricavata da un'antica torre, a filo diretto su un giardino silenzioso con poche aiuole e tanti alberi dove gioca Pierre, mite labrador biondo dallo sguardo velato dagli anni?

E' forse, tra una miriade di oggetti, il senso dell'ordine, del misurato dialogo tra i pochi elementi d'arredo (per lo più librerie stipate di pubblicazioni, due soli piani d'appoggio, un angolo lettura) e le decine di tele sparse ovunque? In realtà è lo spazio: privilegia la dimensione verticale, vetrina delle idee, fonte di continua ispirazione. La nota dell'essere elegante - con il fascino del non apparire - in Lia Franzìa, alter ego di questo atelier, sobrio ed essenziale paesaggio domestico di operosa riflessione che si trasforma in una nicchia rivitalizzante dove collaudare i cambiamenti. Per l'artista, un punto d'approdo a monte di un intenso percorso esistenziale teso tra Liguria, Toscana e Veneto, quasi uno scenario en plein air – gallerista e cultrice di grafica contemporanea, esperta di design ed arredamento - . Per, infine “...rilassati gli impegni familiari e chiusi quella della docenza”, giungere al tempus sui, la totale libertà creativa. Dare continuamente nuova vita al déjà fait. E' il tempo della poesia, delle sperimentazioni astratte alternate tra storia e attualità, tra compostezza ed esuberanza. Pentagrammi, singolo o seriale, poco importa, muta solo la tecnica – dalla scrittura al figurativo ai paesaggi - intenzionalmente non codificati da un titolo, o dal cliché della presentazione critica. “Di fronte all'opera siamo soli, indifferenti o interessati. Anche emozionati? Tanto meglio”. Ecco le vere “stanze” di Lia. Iniziamo dalla “scrittura”. Stato d'animo non invasivo che informa emozioni non convenzionali. Dove il registro cromatico, quasi tono su tono, non s'impone. Tuttavia, scava nel senso comune ed esalta la struttura segnica.

Le scritture. Il bagaglio dell'esperienza reinterpretato dal segno, valenza lirica per l'intima voce della poesia. Così la carta recuperata rivive aprendosi a illimitati nuovi orizzonti interpretativi e diviene visiva erede, l'icona del vissuto di ciascuno. L'amore di Lia per l' incisione (Aldo Bosco, il maestro prediletto) regala al segno quella cadenza ritmica inconfondibile rigogliosa vibrante spezzata di certo puntigliosa, insita nel binomio re-scrittura/pittura (La porta del sapere). Metafora di un linguaggio culturale che si fa entità sonora ( il monocromatismo di quell' Io pensante – Me - “riflettente il lato individuale: segno camuffato, quasi graffiato via che si libera tra le pieghe del colore” (Franco Ceradini). La sete di amore, ossessivamente espressa, (Amore / Scrivimi! /Omaggio a Giorgio Celiberti / Lettera appassionata) - quasi un'incisione rupestre - è riflessione malinconica, a volte disincantata, sempre pudica, scandita dalla continua emanazione dell'inconscio... Si ravvisa l'armonia, dopo la tempesta. Armonia che – rotta l'urna – è pur sempre Energia, frammentata sommessa entità nel rimpianto degli affetti, nel sogno o nel desiderio di appartenenza. Muto testimone del vagabondare, un viaggio in terre lontane o il perdersi in profondità metafisiche. Come la deriva di un messaggio chiuso in bottiglia e affidato alle onde ( Segni sul blu).

Caterina Berardi


Pubblicato in data 17/10/2010