VENERDÌ 7 AGOSTO 2020 20:51
 

Arte

MIRO' l'impulso creativo

A Mantova - Fruttiere di Palazzo Te

Fino al 6 aprile 2015

       L’esposizione indica 53 opere del grande artista catalano tra cui olii di sorprendente bellezza, arazzi coloratissimi ma anche terrecotte, bronzi e disegni, delineando “ un excursus storico dal 1966 al 1989 attraverso quasi trent’anni di produzione artistica di uno dei pittori che più ha influenzato le avanguardie europee.”

Le cinque aree tematiche in cui è diviso lo spazio espositivo – il gesto, la forza espressiva del nero, il trattamento del fondo come punto di partenza creativo, l’eloquenza della semplicità e la sperimentazione materica – portano il visitatore all’interno del processo creativo di Joan Miró attraverso le diverse tecniche, i mezzi e i materiali utilizzati dall’artista. Il percorso si caratterizza per la suggestiva ricostruzione degli Studi Sert e Son Boter, i luoghi in cui l’artista catalano creò i suoi capolavori, con tutti gli oggetti, i pennelli e gli strumenti d’uso quotidiano per la creazione di irripetibili capolavori, patrimonio preservato ai cultori dalla Fundació Pilar y Joan Miró.


Mirò nasce a Barcellona, ma è a Palma di Maiorca che trascorrerà la maggior parte della sua vita ed è qui che morirà all'età di 90 anni nel 1983. E' stato un artista a tutto tondo, che ha trovato una propria modalità espressiva, oltre che nella pittura, anche nella scultura e nella ceramica. La sua ricerca, portata avanti fino alla fine, lo ha sempre rivolto verso il superamento o la distruzione dell'arte convenzionale. In alcune opere di Miró risulta evidente il contatto del maestro catalano con l’Espressionismo Astratto americano e con Jackson Pollock ma anche quello con la cultura orientale e giapponese fatta di suggestioni e armonia: la spontaneità del tratto, gli schizzi, il dripping e l’espressività del gesto diventeranno elementi sostanziali del suo procedere artistico.


Nonostante l’opera di Joan Miró venga fondamentalmente associata ai colori primari blu, rosso e giallo, il colore nero ha gradualmente preso possesso della tavolozza. Il contatto di Miró con la cultura giapponese influì notevolmente non solo sull’aspetto gestuale, ma anche sulla sua particolare percezione e valorizzazione del nero. L’insaziabile curiosità di Joan Miró lo portò a sperimentare tutti gli ambiti che avevano a che fare con il suo processo creativo. I fondi sono per Miró un autentico campo di battaglia, su cui testare tutte le opportunità che la sua immaginazione gli suggerisce: per preparare le tele impiega prodotti tradizionali, ma anche la benzina, l’acqua sporca, i succhi di fiori o qualunque altro liquido possa servire ai suoi scopi.
 

Note.

Figlio di un orefice e orologiaio, Joan Miró cominciò a disegnare dall’età di 8 anni. Su consiglio del padre, Miró intraprese studi commerciali ma in parallelo frequentò lezioni private di disegno; dal 1910 al 1911 lavorò come contabile in una drogheria, finché un esaurimento nervoso non lo convinse a dedicarsi all’arte a tempo pieno. Fu il lungo periodo di convalescenza passato nella casa di famiglia a Mont-roig del Camp a consolidare definitivamente la sua vocazione; lo stesso Miró riconobbe in seguito in Mont-roig e Maiorca i due poli della sua ispirazione. Tornato a Barcellona nel 1912, frequentò l’Accademia Galí fino al 1915, dopodiché passò al Circolo Artistico di Sant Lluc. Nel 1916 Mirò affittò uno studio ed entrò in contatto con personalità nel mondo dell'arte. Furono questi gli anni in cui Miró scoprì il fauvismo e in cui tenne la sua prima esposizione personale alle Galeries Dalmau (1918).

 

Il periodo parigino

Attirato dalla comunità artistica che si riuniva a Montparnasse, nel 1920 si stabilì a Parigi, dove conobbe Picasso e il circolo dadaista di Tristan Tzara. Già in questo periodo, in cui disegnava nell’accademia La Grande Chaumière, cominciò a delinearsi il suo stile decisamente originale, influenzato inizialmente dai dadaisti ma in seguito portato verso l’astrazione per l’influsso di poeti e scrittori surrealisti. Nel 1926 collaborò con Max Ernst per la scenografia di Romeo e Giulietta e realizzò il celebre Nudo. L’anno successivo, dopo la morte del padre, Miró si trasferì alla Cité des Fusains ed ebbe come vicini, oltre ad Ernst, anche Jean Arp e Pierre Bonnard. Sempre a Parigi, nel 1928, la sua esposizione nella galleria Georges Bernheim lo rese famoso.

Il 12 ottobre 1929 Miró sposò Pilar Juncosa a Palma di Maiorca; la coppia ebbe una unica figlia di nome María Dolores (scomparsa nel dicembre 2004).

Dagli Anni Venti, la fertile sperimentazione di Miró apre alla litografia, acquaforte e scultura, nonché alla pittura su carta catramata e vetro. Con lo scoppio della guerra civile spagnola (1936)  l’artista rientra a Parigi, per raccogliere fondi a favore della causa repubblicana, fino al ritorno in Spagna al momento dell’invasione nazista della Francia. Da questo momento, Mirò vivrà stabilmente a Maiorca o a Montroig.

Miró fu uno dei più radicali teorici del surrealismo, al punto che André Breton, fondatore di questa corrente artistica, lo definirà “il più surrealista di noi tutti”, per quel suo incedere nel Surrealismo sempre più esasperato che lo porta, in numerosi scritti e interviste, ad esprimere un netto disprezzo per la pittura convenzionale e il desiderio di “ucciderla”, “assassinarla” o "stuprarla"[1] per giungere a nuovi mezzi di espressione. La prima monografia su Miró fu pubblicata da Shuzo Takiguchi nel 1940.

Dopo la morte della madre, avvenuta nel 1944, Miró iniziò a dedicarsi a lavori sfusi di ceramica e a sculture di bronzo.

 

La celebrità

Nel 1954, Miró vinse il premio per la grafica alla Biennale di Venezia e nel 1958 il Premio Internazionale Guggenheim. In questi anni fece molti viaggi ed esposizioni negli Stati Uniti.

Fin dal 1956 si stabilì definitivamente a Palma di Maiorca in una casa progettata e costruita dal cognato, cui aggregò in seguito un laboratorio e uno studio di pittura grazie all’aiuto dell’amico Josep Lluís Sert. Al fine di preservare la proprietà così delineatasi, per lui luogo creativo per eccellenza, Miró ne donò parte alla cittadinanza, che nel 1981 vi allestì la Fundació Pilar e Joan Miró ( peraltro già istituita a Barcellona nel 1972).

Nel 1978 si dedicò alla scenografia per uno spettacolo teatrale, nonché alla scultura monumentale. Risale a questo periodo la sua celebre scultura Dona i ocell (Donna e uccello), che si trova nel parco Joan Miró a Barcellona.

 

Gli ultimi anni

Per i riconoscimenti in patria, Miró dovette attendere gli anni della vecchiaia e la caduta del franchismo: nel 1978 ricevette la Medalla d'Or de la Generalitat de Catalunya; nel1979 l'Università di Barcellona gli conferì la laurea honoris causa (l'Università di Harvard aveva già provveduto nel 1968); nel 1980 ricevette la medaglia d’oro delle Belle Arti dal re di Spagna Juan Carlos; nel 1981 fu premiato con la medaglia d'oro di Barcellona. In età avanzata Miró accelerò il suo lavoro, creando ad esempio centinaia di ceramiche, tra cui i Murales del Sole e della Luna presso l'edificio dell'UNESCO a Parigi. Si dedicò pure a pitture su vetro per esposizione. Negli ultimi anni di vita Miró concepì le sue idee più radicali, interessandosi della scultura gassosa e della pittura quadridimensionale.

Joan Miró morì a Maiorca all'età di 90 anni e venne sepolto a Barcellona, nel cimitero di Montjuïc.

a cura di Federica Tirapelle

Mantova. Fruttiere di Palazzo Tè. Fino al 6 Aprile 2015. La mostra Miro. L’impulso creativo, promossa e realizzata dal Comune di Mantova, grazie al fondamentale apporto collaborativo con la Fundació Pilar i Joan Miró di Palma di Maiorca, è a cura di Elvira Cámara López, direttore della Fondazione medesima.

Catalogo: Silvana Editoriale.

Orari di AperturaLunedì 13.00-19.00; Martedì – Domenica 9.00-19.00; Venerdì 9.00-23.00.

Biglietto (con audioguida gratuita) da 12 a 10 euro, gratis per i bambini fino ai 5 anni

 

Pubblicato in data 03/03/2015