VENERDÌ 7 AGOSTO 2020 20:08
 

Arte

Fino all'8 febbraio 2015

Genova. Palazzo Ducale. Frida Kahlo Diego Rivera

 

Genova. Palazzo Ducale. Frida Kahlo Diego Rivera – Nickolas Muray e Frida Kahlo

E’ la storia di una coppia, di due mondi diversi, ma non antitetici.: Diego Rivera aveva 42 anni quando nel 1929 sposò Frida Kahlo, appena 21enne, artista autodidatta e figlia di un famoso fotografo di origine tedesca, Wilhelm. All’epoca la celebrità era Diego, con una mostra personale al MoMa di New York già due anni dopo il matrimonio. Frida ebbe la sua prima personale newyorkese solo 9 anni più tardi.
I murales di Diego sugli edifici pubblici del Messico narravano la storia di un popolo unito nella lotta per un futuro comune. I dipinti di Frida, invece, rappresentavano “soltanto” la sua battaglia personale contro la malattia e un costante senso di solitudine. La sua rivoluzione consisteva nel rendere pubblico il privato. Rivera era una celebrità nazionale perché appartenne totalmente al contesto storico, dando un volto a urgenze sociali, scioperi, manifestazioni, rivoluzioni tecnologiche.
Ma oggi la celebrità che si impone è Frida, perché solitudine e vulnerabilità sono temi universali e armoniosamente conciliati. La pittura, che fu la sua terapia, salva almeno una speranza: la fantasia riuscirà comunque a trionfare. Un tragico incidente a 19 anni, circa 30 interventi chirurgici, mesi di ingessature, ma anche decine di amanti, hanno reso la biografia ‘gossip’ di Frida irresistibile per romanzi e produzioni hollywoodiane. A che mi servono i piedi, se ho ali per volare...
Il corpus delle opere dei due artisti non potrebbe essere più dissimile: appena 140 dipinti per lei, per lo più di piccolo formato; per lui uno sterminato catalogo di oltre mille tele a olio e migliaia di metri quadrati di murales. La mostra, accolta in ben dodici sale, con differenziati percorsi tematici, illustra i contrasti, ma anche i punti di giunzione nell’iter artistico di una coppia al di fuori degli schemi.
Per esigenze di spazio, un cenno d’approfondimento a due diverse tematiche.

Sala 2 - DIEGO RIVERA IN EUROPA E IL SUO TACCUINO ITALIANO
Nel 1907, il 21enne Diego Rivera, talentuoso diplomato presso l’Accademia di Belle Arti del Messico, visitò l’Europa con una borsa di studio per approfondire l’arte europea classica e moderna. Soggiornò prima a Madrid, dove ammirò le opere di El Greco esposte al Prado e trasse ispirazione da numerosi stili. Fu accolto nell’avanguardia spagnola riunita intorno a Gómez de la Serna, poi nel 1909 si spostò a Parigi. Nel 1910, scaduta la borsa di studio e all’inizio della Rivoluzione messicana, Rivera rientrò per alcuni mesi in Messico, dove il vecchio regime organizzò una mostra delle sue opere in occasione del centenario dell’indipendenza. Tornato a Parigi, per i successivi dieci anni Rivera fece stabilmente parte degli artisti di Montparnasse: amico di Picasso, Modigliani, Juan Gris, Henri Matisse, Fernand Léger e Carlo Carrà, integrò nei suoi dipinti, alcuni dei quali qui esposti, i principi del cubismo. Nel 1914 Parigi ospita la sua prima mostra personale con 25 opere cubiste.
Poco tempo dopo, Diego riprese un nuovo figurativismo e divenne grande amico dello storico dell’arte Elie Faure, che lo incoraggiò a visitare l’Italia: dal febbraio 1920 al marzo 1921, Rivera viaggiò quindi da Ravenna fino all’estremo sud e poi, risalendo lungo la costa orientale, fino a Venezia e Milano. Sono di questo periodo numerosi schizzi di paesaggi, persone e architetture italiane, nonché di opere d’arte etrusche, bizantine e del Rinascimento. In questa sala sono esposti due dei taccuini utilizzati durante il viaggio.Gli studi di Rivera sull’arte italiana costituirono la base del Rinascimento Murale Messicano, il movimento celebre per le pitture murali a tema politico realizzate su numerosi edifici pubblici che nacque dopo il suo rientro in Messico nel 1921 e del quale egli divenne ben presto l’acclamato punto di riferimento.

SALA 5 - IL RINASCIMENTO MURALE, L’ARTE E LA POLITICA
Cessata la rivoluzione armata (1910-1917), il ministro dell’educazione José Vasconcelos avviò un piano educativo del popolo messicano, in gran parte analfabeta, con scuole nei villaggi, edizioni popolari dei classici e magnifici murales sugli edifici pubblici. Tra i tanti artisti coinvolti, anche in collettivi e sindacati, Diego Rivera ebbe un ruolo di primo piano: immortalando nei suoi murales l’arte popolare e la storia del Messico, ridefinì l’arte stessa e il sentimento nazionale, raggiungendo una fama internazionale. Nel 1922 entrò nel Partito Comunista, ma il suo indomabile individualismo gli comportò diverse espulsioni e cambi di schieramento. Divenuto trotskista, invitò Lev Trotsky e la moglie Natalia a trascorrere il loro esilio nella Casa Azul di Frida. Nel 1938 le riflessioni di André Breton, Lev Trotsky e Diego Rivera a Pátzcuaro confluirono nel Manifesto por un arte revolucionario independiente.
Nello stesso anno Rivera fu espulso anche dalla IV Internazionale. Sostenne l’estrema destra di Almazán, poi con la II guerra mondiale divenne stalinista. Frida Kahlo entrò nel PC nel 1927 tramite l’amica Tina Modotti, fotografa e comunista italiana, ma ne uscì dopo l’espulsione di Rivera. Al di là delle trincee e delle contingenze storiche, entrambi aspiravano a mettere la loro arte al servizio del popolo. I murales di Rivera, rappresentando pubblicamente la storia nazionale e i conflitti del suo tempo, onorarono tale intento imprimendosi nella coscienza collettiva.
Frida, invece, si rammaricava di avere contribuito relativamente poco al movimento rivoluzionario. Ma la sua rivoluzione fu interiore: nella sua arte il privato divenne politico e ciò la rese un’anticipatrice del movimento femminista.

E, in contemporanea:
NICKOLAS MURAY E FRIDA KAHLO
Nickolas Muray amò tante donne nella sua vita, ma non riuscì mai a dimenticarne una – come si scoprì solo molti anni dopo la sua morte. La donna che amò in modo più profondo, appassionato e riservato di tutte le altre, era Frida Kahlo. Nick aveva conosciuto Frida nel maggio del 1931 durante un viaggio a Città del Messico, dove si era recato per incontrare l’amico Miguel Covarrubias e Rosa Rolando, sua futura compagna. La passione di Miguel per quello straordinario Paese aveva affascinato Nick, il quale probabilmente aveva atteso con ansia il momento in cui avrebbe visitato il Messico insieme all’amico, guardando quella terra attraverso i suoi occhi. Mai avrebbe immaginato di trovare Frida Kahlo, a quel tempo non ancora al pieno del suo fulgore Il primo incontro tra Nick e Frida avvenne per caso, quando anziché rimanere con Diego a San Francisco, com’era previsto, era partita anticipatamente per il Messico. Al rientro di Diego, Nick era già ripartito per New York con una lettera di Frida: “Nick, ti amo come amerei un angelo. Sei un fiore della valle, amore mio. Non ti dimenticherò mai, mai, mai. Sei tutta la mia vita. Spero non lo dimenticherai, Frida”. È l'inizio di una storia d’amore che durerà dieci anni. Quel suo Autoritratto con collana di spine divenne la presenza dominante nel salotto della casa di Nick. Era una presenza inquietante, ineludibile. Nick lo aveva acquistato – fresco di cavalletto – da Frida stessa nel 1940, l'anno in cui la pittrice divorziò dal marito dopo dieci anni di matrimonio.
Nell'estate del 1941, Nick chiuse il cerchio immortalando il loro ultimo momento di intimità in uno splendido autoritratto a due nello studio dell’artista, circondati dall’universo di lei. In questa immagine Nick raffigura tutta la loro storia come una contrapposizione di oggetti. Frida è seduta accanto al cavalletto nell’autoritratto Io e i miei pappagalli; quegli occhi dall’espressione triste non sono rivolti al compagno, ma all’obiettivo. Presagio della fine di un amore.

Caterina Berardi

Pubblicato in data 13/01/2015