VENERDÌ 7 AGOSTO 2020 19:45
 

Arte

Artisti veronesi

Giovanni Faccioli: perenne presente, silenziose emozioni...

Con garbata fermezza, Giovanni Faccioli ama definirsi "ossessionato dalla pittura" (l'autoritratto dell'artista ricorda, nell'impostazione pensosa e severa della fronte corrucciata, un'analoga opera di Rembrandt), spiegando così quella meticolosa fatica della conoscenza costantemente spesa tra gli infiniti studi delle potenzialità cromatiche insite nella struttura compositiva.

 Nella produzione di Giovanni Faccioli (autore essenzialmente ispiratosi allo straordinario lascito pittorico del Tre-Quattrocento - dall' approccio conoscitivo di Turone e Mantegna - ma consapevole dell'importanza luministica dei maestri fiamminghi e dell'apporto dei grandi del Novecento), il primo passaggio indica l'evoluzione sistematica di una razionalità naturalmente tesa al vaglio sensibile e profondo dell'animo umano. Sono le tappe di un cammino stabilito: la geometria come struttura compositiva; la luce, vera illuminante matrice pittorica.

Ciascun'opera rivela un'armonia compiuta ma perfettibile, nelle fasi del lungo preparatorio. Ad esempio, la tela, superficie impressa da quei pigmenti terrosi (come in Rembrandt) che fissano la luce per trasformarla in energia vitale. Oppure, la scelta laboriosa tra decine e decine di disegni. E, ripercorrendo un sentiero spirituale di classico respiro, la campitura del figurato a prospettiva centrale - entro piani spaziali profondi, aggettanti, per il netto tracciato di linee diagonali - riedita la 'divina proportione' della sezione aurea. Quell'antica regola mistica dell'armonia nelle arti e nelle scienze, desunta da Masaccio, il Paolo Uccello delle tre battaglie, Leonardo, Piero della Francesca, Bernardino Luini, Botticelli, Brunelleschi...A seguire, scandito nel tempo, il momento puramente riflessivo: cesello formale (sull'equilibrio simmetrico tra spazio, luce, immagine) con lo scrupoloso esame allo specchio dell'opera finita, ma comunque sottoposta all'introspettivo 'labor limae'. Vera e propria radice del rigore e della memoria che, esaltando severità e disciplina, ancor più vivifica allo sguardo l'armonia, la forza imperscrutabile di quei personaggi.

Le opere di Giovanni Faccioli consegnano l'eredità del passato alla potenza evocativa del presente. Un presente perenne, categoriale, accompagna le entità di un silenzioso racconto, ellissi in sé e per sé concluse, archetipi che affidano la memoria del vivere quotidiano ad una dimensione mitica o comunque onirica, suggerita da sfondi crepuscolari: quel cupo bivalente affresco tra rosso e nero di antiche ambientazioni, già care a De Chirico. Nella luce interiore si cela l'anima diafana di volti, mani, atteggiamenti, sospesi in una dimensione infinita. Pennellate intense, frutto di passaggi cromatici diradanti, ma altrettanto dolci ed instancabili, possiedono lo spazio: l'incommensurabile, tra reale e metafisico, cui il sereno introspettivo procedere dell'artista affida una pittura a-temporale dall'altissimo valore poetico, tra spiritualità evocatrice e ispirazione tematica. La figura umana è l'evidente fil rouge che informa la pittura di Giovanni Faccioli. Lo sguardo teso all'infinito, il perlaceo incarnato: le fanciulle, in bianca succinta tunica, statuarie danzatrici di una mitica coreografia, sono le vere metafore dell'agire quotidiano riflesse nell'Idea...Si è infranta la clessidra anche per i giovani giocolieri ed acrobati, funamboli su fili sospesi, senza fine, nel vuoto. I bimbi, l'espressione assorta, sono - come gli Osuna del Goya -teatranti di un atto unico, piccoli Arlecchini con la marsina a pallide losanghe. Anche per loro, la musica, il gioco, resta una pura astrazione affidata al capriccio del Fato. L'uomo vive in continua alternanza il proprio dissidio, tra Bianco e Nero. E' la ragione di quella essenziale cromia adottata nella scansione fondale e tematica degli spazi interni e riferibile a due orientamenti puramente indicativi: Natura morta, classica (il grigio per il grigio, in filtrata uniformità ); metafisica (cromatismo digradante - toni grigi e sabbiati, con tocchi luminosi di bianco rosa indaco verde e rosso rinascimentale - sullo sfondo nero o grigio). Con quelle varianti di volta in volta introdotte per esaltare il magico contrappunto gradualmente rilasciato dalla componente luminosa.

Le Nature morte a veste classica vedono un assemblage di profondo equilibrio nella nota multi sfaccettata del monocromatismo: il bianco e il grigio, in drappi luminescenti, lasciati cadere, in morbide pieghe, a terra o sullo schienale di una sedia. Tovaglie, raccolte in onde sinuose, fanno da cornice al piano di un tavolo...Anche il vasellame, gli oggetti sparsi nella stanza, intangibili nella loro intima essenza (Vermeer ) additano nell'enigma il subdolo simulacro della percezione occasionale. Infatti, quel continuo fluire del colore (a volte, il sontuoso rosso 'caravaggesco' o la trama dorata , in un drappo) si insinua in un'atmosfera suggestiva, nel sacrario intimo ed inviolabile di cui non si varca la soglia. Il suggello del silenzio (nelle opere a duplice impianto, figurativo-natura morta) s'intensifica nella luce. Quella luce 'sacra' di Faccioli, emanata dalla Fede che tutto in-forma - la Grazia immanente della Vergine Madre ("Bellini" e "La Madonna della Pera" ) - per consegnare alla trascendenza un linguaggio simbolico. Il segno della volontà divina segna il maturo splendore di quei frutti succosi nel piatto candido; infonde un tenue respiro ad un ramo di foglie, non più accartocciate dal vento, poggiate sulla tavola, o alle delicate corolle di quel fiore in cui amiamo identificarci.

La realtà dell'irreale: tutto è illusione. Anche la vita. Che, a volte, abbandona il suo compiersi ad un vaso: il timido mughetto, il verginale narciso, il soffuso glicine degli astri, la magnifica rosa , simbolo di eterna bellezza. Nell'interno metafisico, il grigio (la matrice di Morandi e Balthus) anticipa una descrizione in scorci prospettici dove il cono ombra governa la luminosità d'insieme. Piccole scansie bi-tripartite, nicchie di uno spazio-non spazio, accolgono il rigoroso alternarsi scenico 'cubista': sfere, piramidi, squadre, cavalletti, righe e compassi. Simboli muti che rimandano all'esoterico potere emozionale dell'inconscio, accogliendone - quali meteore nello spazio - le uniche note di esperienza vissuta: lo scorpione sotto vetro, una grande conchiglia, il vaso con la prediletta rosa, un piccolo cuscino a losanghe rosate...Per giungere all'ultima produzione del maestro, a quelle opere dove si rivisita il campo d'indagine dell'anima. L'anima, nella memoria delle 'umane cose'. Lo spago. Un lungo filo si intreccia tra le candide dita della fanciulla, in un'antica e continuamente rinnovata architettura di linee sospese. Metafora dello scorrere dell'esistenza, il bandolo segue nel gioco traiettorie prestabilite ma, infine, si tende verso inediti incroci figurati.

Quel dinamico intrecciarsi di sottili strisce candide è la traccia di vita in equilibrio, l'aprirsi di nuovi orizzonti nel silenzioso racconto del nostro vissuto. L'Adige. La natura e la suggestione dei luoghi, dove l'uomo è fuggevole presenza, indicano nella linea dell'orizzonte il ruotare visivo del focus prospettico, dagli alberi in filare sull'argine del fiume alla distesa dei campi coltivati. Superfici deserte, irreali, ritrovano la trama della propria esistenza - tesa tra solitudine e malinconica riflessione - in quel fitto alternarsi di linee geometriche, avide di luce. Un paesaggio attore, sintesi dialettica tra idea e natura, tra elemento naturale ed elemento mentale, già del Giorgione e di Carlo Carrà, che trova esaltazione nella visione agreste di Mirò e nel limpido 'speculum veritatis' paesistico di Corot. In Giovanni Faccioli, l'uomo affida al paesaggio la propria ragione esistenziale, il riflesso del proprio destino. Nella libertà espressiva ma ugualmente contenuta di quel colore, di quella nota vivificante, che - nel riallacciarsi alla memoria -, fa da specchio al battito della soggettività indicando il connubio tra ragione e sentimento.

Caterina Berardi

Pubblicato in data 05/09/2010