VENERDÌ 7 AGOSTO 2020 19:38
 

Arte

Ioan Anti Dragos. La Logica dell'Emozione...

Pittura. Fotografia.

Ed ecco Anti Dragos. Insensibile ai trend delle mode, dignitoso, rispetta l'orientamento della critica. Giovanissimo, precocemente forgiato da prove non routinarie, lascia indovinare il lascito di una vasta e audace cultura che sfocia nell'istinto, nella ricerca inappagata dell'experiri tra due discipline. Il confronto tra pittura e fotografia: apparentemente antitetiche ma in ultima analisi quasi sempre speculari, soprattutto per il fuoco sacro che ne informa, tramite le modalità espressive, la valenza tematica. Dal Ritratto - fulcro visivo dell'espressione -, al Paesaggio – limbo immaginifico tra terra e cielo -, da Natura morta – le macchie di colore si trasformano in oggetti e non viceversa - a “Natura naturans” - il librarsi metafisico dell'humanitas -, alla Composizione, raccolta in inedita variante dal criterio compositivo di Afro Basaldella e dalla sovversiva inquietudine di Francis Bacon. “I miei caposcuola...”.

Ioan rifugge dal convenzionale, è ribelle quanto basta nel porsi quale geloso custode della propria libertà espressiva. L'insita passione per l'armonia sta in quel lirismo compositivo dettato dalla logica che prelude, tramite la tecnica rigorosa, a una sorta di calma musicale. A quel contrappunto mai concluso tra levitas e severitas. Tra delicatezza imperiosa e magmatica seduzione. 
 
Pittura: Anti Dragos. Un'arte “senza confini”: di lui molto si è scritto. Il che rende superflui i rimandi. Per quanto sta in me, la sua opera incarna, al di là di ogni schema di riferimento, l'afflato di un classicismo perenne. Quello che della Konkrete Kunst rappresenta l'unità ideale. L'Etica. Artista a tutto tondo, creatore “senza modelli né soggetti preferiti”, Ioan privilegia il principio primo della “casualità originaria” da cui si sviluppa gradatamente la concreta logica dell'insieme nel risultato finale. Ed è la simmetria, quel sensus sui tra colore e plastica espressione (contro il mero decorativismo) a rapire quasi “brutalmente” l'uso della superficie destinata dall'inflessibile preparatorio alla consacrazione della “verità piena”. Quell'ipsum factum categoriale sprezzante della “realtà banale e ripetitiva” che, infine, libera dall'immaginario - tramite il getto inarrestabile del colore - la forza della sua medesima essenza. “Non mi ero finora interrogato sul perché, sul significato di un colore. Rosso? Forte, deciso: Logica. Giallo: luce dell'istinto. Verde, brillante entità. Rosa: il kitsch. Lo uso perché lo domino facilmente. Glicine, Grigio e Blue: oltre l'orizzonte, l'insondabile. Viola, il mio preferito, filo dell'alternanza tra stati d'animo freddi e...molto caldi. Quindi, i motivi ispiratori dei miei desideri”.
Fotografia: un medium che, per Anti Dragos, rappresenta “il completamento, l'apice del potenziale espressivo. Dunque la sola modalità. Forma del mio sentire...”. Interpretare, rendere visivo quel reale interiore: il canone “assoluto” di Anti Dragos si oppone alla lirica affabulazione, a ogni indugio realistico-naturalista inteso quale “piatta e sterile copia del vero” che non sia rivisitato, esaltato dall'immaginario. Cineasta delle sue stesse sensazioni ed emozioni, l'autore nulla concede, in tal senso, alla comprensione psicologica ma si rivolge in chiave inedita ai puri ritmi ottici definiti tra forma e spazialità (Steve McCurry). Si tratta di una ricerca che colloca la propria efficacia semantica nella sintesi delle forze di attrazione e repulsione, nel rapporto spesso off-limits di contrasti e analogie sulla condizione umana, sulla sua identità riposta (Man Ray). Atmosfere gotiche, 'dark', desunte da esempi letterari (l'Inferno dantesco e Poe) o cinematografici (Elias Mehrige, Tim Burton), si alternano nella creatività del gioco ritmico dei segni. Anti Dragos domina una forma d’arte che deve il suo fluire continuo all'ispirazione dove lo spettatore consapevole recepisce la bellezza di un’immagine nella sua stessa essenza, sfrondata di memorie preesistenti. E se il richiamo del passato indica muti simulacri di fede (una Fede immanente l'Uomo e imperscrutabile) persi in una dimensione infinita - scenografia possente e intangibile, chiusa tra le nebbie o lambita dalle onde -, la voce del presente esaltando nel mistero Donna “l'anima segreta del mondo” - e, già icona di Helmut Newton, la Bellezza del nudo (“Flavia”) - parla comunque di eternità. Nell'antitesi Bene-Male sta l'enigma tra conquista e perdita devastante (la spietata lucidità di effetti già in Francis Bacon): partita a carte bianche, vana la posta, inerti i giocatori. Nello zoom sulle notazioni prettamente contestuali, l'artista dispiega tramite il mezzo luce una straordinaria musicalità mistico-visuale a matrice sinfonica, tra colore e non-colore: i lacerti di vita che aprono silenziosamente ad entità riflesse. Extrema ratio, simbolica metafora, crudele allegoria che congloba l'Eden (“Dominio Dei”) all'infinita ballata dell'umano tormento, prologo dell'ultraterreno. Secondo un ritmo-melodia visuale che ipnotizza ma che, giunge, mano tesa, ad invocare la catarsi. Un principio organizzatore che può prescindere, o meno, dall'Io narrante vede, sceglie, infine ama il soggetto per l'obiettivo. Sia nella visione diretta e immediata di uno scorcio marino od urbano come di un modello comportamentale (in sottile funambolico equilibrio tra arte e vita) sia nella trasfigurazione di immagini in libertà con simbologie ritmico-figurative. E l'ampliamento dell'esplorazione verticale culmina nell'Idea da contrapporre al dramma, dunque contro l'orizzontale che va da sentimento a sentimento. Poesia di costruzione e struttura che riempie di significato le immagini e le rende magicamente intense, guidando lo sguardo a percepire l'altra realtà, i mondi visibili celati...Uno spazio fluido-lineare evocativo, stato di 'trance' (da e oltre il surrealismo) che non inibisce la vita ma la colloca in una dimensione interiore: quel segno dell'ostinata volontà tra onirismo ed erotismo che l'artista trasfonde in un cartiglio, visiva testimonianza di avvenimenti irreali. Il criterio informatore vince sull'aneddoto e invita ciascuno di noi, anche per un solo istante, ad ascoltare la parte più recondita dell'animo, a riflettere sul senso del proprio vivere. Rinvenendo, dalla nascita occulta e nei vagabondaggi del sentire e del pensiero, le ragioni profonde del desiderio, della solitudine, gli slanci consci e riposti del nostro agire. E la pietra filosofale, l'assunto di quest'arte oggettiva resta il sincretismo di una traiettoria magica tra ermetico, purificatorio, sensoriale che punta alla trascendenza del sé. La forza creativa di Anti Dragos ci proietta al centro di una galassia dove la soglia della consapevolezza è inesorabilmente aperta...E l'esplorazione nel colore investe come un diluvio la fiamma, mai estinta, di un rituale radicato nell'animo: quello scenario misterioso, spesso ostile, cui non possiamo rinunciare.
 

Caterina Berardi

Pubblicato in data 24/04/2010