MARTEDÌ 15 OTTOBRE 2019 06:44
 

Musica

La Scala di Napoleone.

Spettacoli a Milano 1796-1814. A cura di Vittoria Crespi Morbio

(Umberto Allemandi & C.)

Un volume prezioso sul ruolo di Napoleone a Milano, alla Scala. Sono gli anni cruciali che apriranno al Risorgimento italiano.

 

Milano e la sua maggior gloria: la musica. Milano, capitale d'Europa, soprattutto in quel ventennio indimenticabile dal 1796 al 1814. Dall'ingresso trionfale in città dell'appena ventiseienne generale Bonaparte, il 15 maggio, inizia lo stato di “ebbrezza” celebrativa cui accenna l'entusiasta Stendhal nella Chartreuse de Parme. Dopo il secolo dei Lumi e il novantennio asburgico, il rinnovamento totale della neonata Repubblica Cisalpina inneggiante alla “frigia Verità” indica in Napoleone l'eroe più amato (ma il più contraddittorio) di Francia. Resta la storia di quel volto dai tratti volitivi e dallo sguardo intenso e severo così come lo dipinse Andrea Appiani. Ma la Milano che desta ammirazione, oltre le armi, è quella degli spettacoli nei palazzi nobiliari e soprattutto nei “Reali Teatri”, la Scala e la più modesta Canobbiana, dove operarono Piermarini, Canonica e il Landriani. Sono i templi della lirica dove s'incontrano strateghi, affascinanti signore e scrittori, ma anche la truppa: gli amanti del bel canto e gli ansiosi di assaporare la bellezza tra scenario e foyer... E, per quella felice, lungimirante intuizione, lo spazio architettonico verrà a coinvolgere un più ampio parterre, la strada, così divenendo il simbolo scenico di una nuova tradizione popolare.


Tuttavia, ad arricchire “La Scala di Napoleone” giocano anche le raffigurazioni dei momenti culminanti e delle glorie, uomini e donne, raccolte nel volume e che cominciano con l'Acquaforte colorata a mano di Antonio Verico su disegno di Volpini per il vittorioso ingresso di Napoleone da Porta Romana nel maggio 1796, o i “Fasti” di Andrea Appiani. Possiamo ancora ammirare Giuseppina Grassini, contralto, ritratta da Elisabeth Vigée-Lebrun nelle vesti di Zaira nell'omonima opera (1805) oppure Elisabeth Billington, soprano alla Scala, raffigurata da Sir Joshua Reynolds. Ancora lo scenografo Paolo Landriani, il pittore Andrea Appiani, l'architetto Luigi Canonica sono altri protagonisti della stagione napoleonica. Vincenzo Monti, compositore dell'Inno cantato alla Scala su musica di Ambrogio Minoja, ritratto da Andrea Appiani; “I francesi in Egitto”, il balletto di Urbano Garzia che inaugurerà una fertile stagione di “egittomania” e non solo a Milano. E non dimentichiamo Alessandro Manzoni e Stendhal. Piace segnalare Angelica Catalani, soprano prediletto da Napoleone, in una stampa di Antoine Cardon e il ritorno dei castrati nel 1802, tra cui il più richiesto è Luigi Marchesi (in una stampa di Luigi Schiavonetti). Tra le prime donne Elisabetta Gafforini, contralto, in una stampa di Luigi Rados.

La presenza alla Scala dei Marescialli di Francia, di Talleyrand, ministro degli affari esteri, lungimirante e salottiero sia nei salotti parigini che, di scorcio, milanesi. Coglie bene l'ingresso dei ballerini francesi alla Scala. Infatti “La conquista del vello d'oro” nel 1806 è il balletto interpretato da Vestris. Così “L'Orlando Furioso” il balletto di Dominique Le Fevre. Pure la ballerina Caroline Pitrot Angiolini che compete con la nostra Teresa Monticini. La nuova scuola dei tenori (Nicola Tacchinardi, Gaetano Crivelli, Giovanni David) testimonia un cambiamento di gusto. Come non riferire di Vittorio Alfieri, il portabandiera della drammaturgia italiana che alla Scala fa interpretare ai suoi attori Pellegrino Blanes e Anna Fiorilli Pellandi (della Reale Compagnia) “Polinice”, “Oreste”, “Mirra”, “Antigone”.

Ancora Isabella Colbran, una nuova stella alla Scala con il “Coriolano” e nell'”Ifigenia” in un ritratto di Heinrich Schmidt. Nell'ultimo capitolo napoleonico continueranno “l'attenzione alle cose belle” con i balli di Viganò, le, produzioni di Sanquirico, la musica di Rossini (ritratto da Vincenzo Camuccini): “la folla s'accalca al Carcano, al Teatro Re,...”, “l'annuncio di ciò che sarà la fioritura del melodramma...”. “Milano tornerà agli austriaci ma non sarà mai più la stessa di prima”.

Nel volume, curato da Vittoria Crespi Morbio, meritano tutta la nostra attenzione anche i contributi di Alain Pillepich (“Milano capitale italica”) e di Matteo Collura (“Bonaparte? Fa rima con arte”).


Roberto Tirapelle

Pubblicato in data 23/04/2011