MARTEDÌ 15 OTTOBRE 2019 06:30
 

Musica

Verona - Al Filarmonico Les Pêcheurs de perles

Con la regia di Fabio Sparvoli. Sul podio il francese Frédéric Chaslin

 Il regista: “un'opera inafferrabile con una grande dignità artistica, e la musica è sublime”.

 Con un allestimento della Fondazione G. Verdi di Trieste va in scena da venerdì 1° aprile  al Teatro Filarmonico I Pescatori di perle, con un doppio cast. Les Pêcheurs de perles è un'opera lirica in tre atti di Georges Bizet, su libretto di Michel Carré e Eugène Cormon.

(foto Parenzan)

 Alla Fondazione Arena è stata presentata l'edizione dal sovrintendente Francesco Girondini, dal direttore artistico Umberto Fanni e dal regista Fabio Sparvoli che ha fatto un lungo excursus sulla sua messa in scena.

E' un'opera complicata da metter in scena – così esordisce il regista – ed è per questo motivo che non è mai entrata nel repertorio tradizionale dei teatri. Infatti non ha l'importanza storica, musicale ed estetica di Carmen. Il libretto non è un capolavoro, si tratta di una storia sostanzialmente banale, ma la musica è sublime. La considero – continua Sparvoli - un'opera aerea, inafferrabile, con una grande dignità artistica.

L'Ile de Ceylan - prosegue il regista - è la cornice orientaleggiante di un mondo molto vagheggiato in quello scorcio di secolo in Francia, dove il triangolo amoroso tra Nadir, Léila e Zurga acquista sfumature insolite. Lo sviluppo drammaturgico è infatti duplice: da una parte c'è il legame tra Nadir e Zurga, dall'altra la vicenda di Nadir e Léila. I tre personaggi rappresentano mondi differenti e psicologicamente distanti.”

L'aspetto importante che ho voluto sottolineare – afferma Sparvoli – è una storia d'amore e di sentimenti e di oppressione. E' il momento storico della rivoluzione industriale (1889), la nascita di un nuovo mondo, quello delle macchine, che lascerà solo poche tracce al pensiero, all'essere. Ho cercato di rendere un costante senso del disfacimento e dell'abbandono con il popolo (il coro) perennemente in ansia, afflitto, a capo chino.

E' un'opera molto corale dove anche il balletto è impegnato e, con Maria Grazia Garofoli, abbiamo studiato un coreografia suggestiva.”

Alla fine il fuoco, nel segno dell'antica ritualità, purifica tutto e rilancia il nuovo secolo e il nuovo uomo.”

I Pescatori di perle ritorna a Verona dope le apparizioni ottocentesche al Teatro Filarmonico e al Teatro Ristori, nonché in quell'estate del 1950 in occasione del 28° Festival dell'Arena, diretta dal grande Francesco Molinari Pradelli, per l'interpretazione di Giuseppe Di Stefano. All'opera, in quell'edizione, assistette anche Elisabeth Taylor.

Al Filarmonico, Nadir, nelle prime tre recite, sarà interpretato da Antonino Siragusa, raffinato interprete rossiniano che rivedremo nel prossimo cartellone areniano.

La direzione musicale è stata affidata al maestro francese Frédéric Chaslin, musicista eclettico, compositore, scrittore. Ha diretto più di centodieci spettacoli a Vienna, è stato al Met, a Monaco, a Berlino, vicino a Barenboim e a Boluez.

L'opera è oggi considerata il primo capolavoro operistico di Bizet, che all'epoca non aveva ancora compiuto i 25 anni. L'opera, di ambientazione esotica, gli fu commissionata daLéon Carvalho, il direttore del Théâtre Lyrique di Parigi. Alla prima - il 29 settembre 1863- ottenne un discreto successo di pubblico ma una fredda accoglienza da parte della critica, nonostante in favore del giovane compositore si fossero levate le voci autorevoli di Ludovic Halévy e Hector Berlioz.
Restò in cartellone fino alla fine di novembre, per un totale di 18 repliche; ma da allora scomparve dai teatri francesi. Lo stesso compositore apportò in seguito alcune modifiche alla partitura, ma non ebbe mai il bene di rivedere l'opera in scena.

I pescatori d perle fu ripresa solo molti anni dopo la morte dell'autore, nel 1893, durante l’Esposizione universale di Parigi, presentata in lingua italiana dall'editore Sonzognonella traduzione di Angelo Zanardini e con un finale posticcio.

In seguito la fama dell'opera in Italia fu legata soprattutto alla romanza del tenore Je crois entendre encore che, nella traduzione italiana (Mi par d'udire ancor), diventò il cavallo di battaglia dei più grandi tenori lirico-leggeri, da Tito Schipa a Beniamino Gigli.

(roberto tirapelle)


Recite: venerdì 1 aprile 2011, ore 20.30; domenica 3 aprile 2011, ore 15.30; martedi 5 aprile 2011, ore 20.30; giovedi 7 aprile, ore 20.30; martedi 12 aprile 2011, ore 20.30.

 

Direttore Frédéric Chaslin

Scene Giorgio Ricchelli

Regista Fabio Sparvoli

Costumi Alessandra Torella

Coreografia Maria Grazia Garofoli

Assistente alla regia Barbara Staffolani

Lighting designer Vinicio Cheli

Personaggi e interpreti:

Nadir: Antonino Siragusa, Philippe Do

Zurga: Luca Grassi, Enrico Marrucci

Leila: Nino Machaidze, Virginia Lorena Wagner

Nourabad: Paolo Pecchioli, Gustav Belacek


Pubblicato in data 23/03/2011