MARTEDÌ 15 OTTOBRE 2019 05:43
 

Musica

Verona - Peer Gynt al Teatro Filarmonico

Pier Paolo Pacini (regia, scene, costumi, lighting) è l'ideatore/incantatore dell'allestimento

E' debuttato al Teatro Filarmonico Peer Gynt (composizione del norvegese Edvard Grieg ispirata al poema omonimo di Henrik Ibsen), il nuovo allestimento della Fondazione Arena firmato da Pier Paolo Pacini. Dirige l'Orchestra areniana il Maestro greco-americano Peter Tiboris.

Peer Gynt è alla sua prima rappresentazione sul palcoscenico veronese (i due precedenti sono il balletto omonimo e la versione sinfonica “Musiche di scena per il Peer Gynt di Ibsen”).

(nella foto Ennevi il regista Pier Paolo Pacini)

 Abbiamo conosciuto Pier Paolo Pacini che ci ha illustrato le sue scelte.

Ci incalza subito con una premessa: “ho adottato una lettura volutamente parziale – il poema originario di Ibsen è considerevole – e ho spostato la vicenda su un piano onirico. Ho trasformato i luoghi del viaggio di Peer in rappresentazioni della mente”.

Come è riuscito ad ambientare i pellegrinaggi di Peer?

“E' un viaggio metaforico ed è contenuto tutto in un solo oggetto, un “baule” in cui tutto il mondo dell'inconscio di Peer può essere racchiuso, in quanto privo di realtà”

Pertanto che tipo di scenografia dobbiamo aspettarci?

Quasi spoglia: una tenda che scende dall'alto, un trono dove siede il Mago, un baule da cui estrarre l'inconscio e un grande orologio”.

Tornando alla vita di Gynt che ricostruzione ha adottato?

Ho diviso la storia in stadi della vita: giovinezza, maturità e vecchiaia; la forte simbologia gavolistica onirica dei personaggi incontrati (i Trolds, il Gran Curvo, il Viaggiatore) e soprattutto del Fondatore di Bottoni, venuto a fondere l'anima, cioè l'annientamento del super-io. Mi sembra interessante anche il finale in cui Peer vecchio, si ricongiunge con l'unica donna della sua vita, riconoscendola come donna madre”.

Come è nata l'idea di mettere in scena il poema di Ibsen?

"E' stato il lungimirante Cesare Mazzonis, allora direttore artistico a Firenze, a chiedermelo per il Teatro Comunale. Abbiamo preso in considerazione anche i consigli di Luciano Berio che asseriva il futuro dell'opera lirica è il teatro in musica.”

Da quella lettura e dalla lezione che ho ereditato dal mio maestro Orazio Costa Giovangigli sull'idea di un'interpretazione mimica nel teatro, ne ho tratto il mio adattamento in due atti.”

Ho notato con interesse il gioco delle luci e la presenza del coro. Talvolta solo il coro femminile, talaltra il coro maschile e anche dietro le quinte. Una sorta di elegia di chiusura di un viaggio?

“Le luci devono seguire i vari stati d'animo di Gynt. Il Coro ha un po' la funzione del coro greco, sta sul fondo nero del palcoscenico, commenta gli avvenimenti. In fondo la parabola di Peer è come la vita di un uomo come noi.”

Quell'apparizione alla fine. Che cosa vuole significare?

E' un dio indiano (lo Shiva danzante) distruttore/creatore. Era necessario, a mio parere, riassumere l'aspetto onirico del lavoro con una iconografia lontana dalla nostra cultura occidentale. Definisce il senso della vicenda umana, fatta di morte e rigenerazione.”

(a cura di roberto tirapelle)

Annotazioni storiche

 Henrik Ibsen scrisse Peer Gynt nel 1867. Pensava ad un poema drammatico e non ad un lavoro da rappresentarsi in teatro, per cui immaginò molte scene e un gran numero di ambienti, oltre ad utilizzare forme metriche varie e a mescolare generi diversi. Ad un primo livello di lettura l’opera appare come una serie di avventure di carattere picaresco basate su racconti popolari, dove la presenza di personaggi magici (folletti, streghe, spiriti, gnomi) e l’esotismo dei luoghi (dalle montagne della Norvegia al Marocco, dal deserto del Sahara al Cairo) rende la vicenda una specie di fiaba di Andersen. Si tratta in realtà di un dramma, “un metaforico viaggio attraverso l’io, una ricognizione nella natura umana, una discesa dell’uomo nella propria anima” (Rolfe Fjelde). Peer Gynt è un testo fondamentale nella storia del teatro e viene considerato da molti all’origine del teatro moderno.

Nel 1874 Ibsen decise di adattare Peer Gynt per il teatro e scrisse a Edvard Grieg, che all’epoca si era già affermato come il maggiore compositore norvegese, per invitarlo a collaborare, chiarendo come egli ritenesse la musica un elemento essenziale del progetto (alla fine del XIX secolo gli interludi orchestrali e il melologo, cioè la recitazione accompagnata da musica, erano regolarmente utilizzati). 

Grieg portò a termine la partitura nel settembre del 1875. Nel febbraio del 1876 Peer Gynt andò in scena a Oslo con enorme successo, in gran parte dovuto proprio alle musiche di Grieg. In seguito il compositore fece importanti revisioni della partitura per nuovi allestimenti. 

La musica completa del Peer Gynt è registrata dall'Orchestra di Goteborg condotta da Neeme Jarvi, Deutsche Grammophon, 1987, tutt'ora in commercio. 

 CAST

Direttore: Peter Tiboris
Regia, scene e costumi: Pier Paolo Pacini
Lighting designer: Pier Paolo Pacini

Interpreti

Aase/Solveig:  Teresa Fallai
Peer Gynt:  Daniel Dwerryhouse
Il Mago: Roberto Gioffrè
Soprano: Elena Monti


Recite successive: domenica 6 marzo, ore 15,30 – martedi 8 marzo, ore 20,30 – giovedi 10 marzo, ore 20,30 – sabato 12 marzo ore 20,30.

Pubblicato in data 27/02/2011