MARTEDÌ 15 OTTOBRE 2019 06:31
 

Musica

Alla Scala due opere italiane

Cavalleria rusticana e Pagliacci, un dittico per Daniel Harding e Mario Martone

   Cinque su sette sono state le opere italiane in programma (L'occasione fa il ladro, L'elisir d'amore, Cavalleria, Pagliacci e Tosca) alla Scala dal settembre scorso e fino al prossimo febbraio. Una scelta ben precisa sul melodramma di casa nostra.

Ora, in cartellone, è la volta di Cavalleria e Pagliacci. Il dittico non veniva più messo in scena dalla stagione 1980/81 nel prezioso allestimento di Zeffirelli e Pretre.

Per capire più da vicino come sono state affrontate le due opere, era doveroso incontrare almeno uno degli artefici del duplice allestimento. Con il contributo del Teatro alla Scala ci siamo trovati di fronte direttore (Daniel Harding), regista (Mario Martone) e scenografo (Sergio Tramonti).

E' iniziato un appassionante incontro perchè ci è sembrato che Harding (un scintillante énfant prodige), Martone e Tramonti, oltre a confermare l'idea della loro vasta professionalità, abbiano allacciato il filo conduttore di un'avvincente passione e avventura.

Sì, perchè tutto il cast si trova concorde sul come sia, in fondo, avventuroso allestire due opere così poco convenzionali e schematiche.

Mario Martone ha subito precisato: “ si tratta di due regie distinte perchè le opere sono molto diverse benchè le contraddistingua una comune dimensione antropologica... Entrambe evocano una certa idea dell'Italia e gli stereotipi di cui sono tratteggiate nascondono verità profonde”.

Cavalleria vive con le maschere dei personaggi, perchè le sue radici arrivano fino alla tragedia greca. E' contornata dall'area geografica, c'è la polis, il rapporto tra uomo e donna, lo scontro. Cavalleria l'ho fotografata in una dimensione essenziale e quando la scena ha dei rallentamenti entra in campo la musica, così si comprende meglio la sua grandezza. La scena va spogliata e in questo modo la musica diventa scenografia.

Pagliacci, incece, gode di una scenografia vistosa e importante. Ci porta nelle periferie, ai confini della metropoli dove stanziano i centri nomadi. Ho cercato di restituire un immediato senso del vero, un richiamo alla marginalità.”

Daniel Harding, a sua volta, apre all'indagine musicale affermando: “ho affrontato due opere diverse ma dal linguaggio vicino. E' la prima volta che dirigo Cavalleria mentre Pagliacci avevo già avuto modo di provarla in forma di concerto. Mi sono trovato di fronte un'orchestra meravigliosa e nessuno tra i musicisti le aveva suonate prima d'ora. Sono tutti orgogliosi di lavorare su queste due opere intrise di italianità. Inoltre, devo dire che ho trovato uno dei cori più importanti del mondo e questo per me è un motivo di grande stimolo.”

Harding continua sottolineando l'importanza musicale delle due opere: “Cavalleria e Pagliacci possiedono una musica molto sincera, ci sono delle tematiche della vita folcloristica ma la partitura è diretta. Ed è questo che fa la differenza anche se la loro forti tinte non fanno la rivoluzione. Il melodramma italiano è un patrimonio drammaturgico e musicale assolutamente insostituibile.”

Dal canto suo, Sergio Tramonti, da verace romagnolo, evoca il cinema di Fellini, da La strada a 8 ½. Svelandoci, inoltre, qualche notizia dell'allestimento: “ho essenzializzato Cavalleria, sulla scena esistono il palcoscenico della Scala, le luci, il coro. Quest'ultimo agisce su una rampa autostradale. Ho fatto uso dell'organizzazione mentale dello spazio del coro.” Io e Martone - cui mi lega un lungo sodalizio fin da Così fan tutte al San Carlo – abbiamo lavorato più sul vuoto.”

Concludendo, Martone ribadisce il suo obiettivo: “In un anno ho lavorato a tre opere coeve ma diverse: Falstaff a Parigi, Cavalleria rusticana e Pagliacci qui a Milano. Falstaff è un'opera splendida - la affronti dentro i suoi schemi prestabiliti -, con Cavalleria e Pagliacci ti misuri con i loro scogli, imbarazzanti e a forte tinte di responsabilità. Rossellini, nel progolo di Viaggio in Italia, affronta subito i luoghi comuni del Bel Paese. Come afferma il Maestro Harding, è stata la comunicazione diretta della musica e del libretto a far scaturire la risonanza internazionale di Mascagni e Leoncavallo.”

roberto tirapelle

Direttore, Daniel Harding
Regia, Mario Martone
Scene, Sergio Tramonti
Costumi, Ursula Patzak
Luci, Pasquale Mari

Nuova produzione Teatro alla Scala
Dal 18 Gennaio al 5 Febbraio 2011

(si ringrazia l'Ufficio Stampa del Teatro alla Scala)

Pubblicato in data 17/01/2011