MERCOLEDÌ 22 SETTEMBRE 2021 15:51
 

Musica

Napoli, Teatro di San Carlo stagione 20XV /XVI - The Golden Stage

La "Carmen" della Compagnia Finzi Pasca: dialogo tra luce e personaggi, immaginazione e prospettiva.

Intervista a Hugo Gargiulo, scenografo, attore, regista, co-fondatore della Compagnia Finzi Pasca.

(ph. Credit, Viviana Cangialosi per gentile concessione Teatro San Carlo)

(servizio di roberto tirapelle)

L'opera “Carmen” di Georges Bizet ha inaugurato nel dicembre scorso la stagione lirica 2015/2016 del Teatro San Carlo, che vanta essere il Teatro più antico d'Europa e del mondo

Voluto da Carlo di Borbone, di cui il 20 gennaio di quest'anno si celebra il trecentesimo della nascita, il Teatro San Carlo vanta di essere il Teatro più antico d'Europa e del mondo (1737). Lo stesso Stendhal, nel 1817, così si espresse: “Gli occhi sono abbagliati, l'anima rapita. […] Non c'è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea.” E probabilmente non c'era opera migliore, opera più sanguigna, per inaugurare una Stagione come quella della lirica del teatro napoletano e con gli anniversari che si intrecciano fra di loro. Infatti ricordiamo che la prima italiana di “Carmen” fu messa in scena proprio a Napoli, al Teatro Bellini, il 15 novembre 1879, per volere dell'impresario Camille du Locle, che ne commissionò per l'occasione la traduzione italiana.

La direzione d'orchestra era stata affidata a Zubin Mehta,   che ritornava al Teatro di San Carlo a distanza di pochi mesi dal plauso della critica e del pubblico partenopeo, per l'inaugurazione, lo scorso settembre, della stagione sinfonica 2015/2016 – con la Sinfonia n.4 in fa minore e la Sinfonia n.6 in si minore “Patetica” di Pëtr Il'ic Cajkovskij - rinnovando così il rapporto con i complessi artistici del Massimo napoletano.

(ph. a d., di Francesco Squeglia)


Tuttavia, il tema principale di questo intervento è focalizzato sull'allestimento dell'opera firmata da Daniele Finzi Pasca, ideatore del ‘teatro della carezza’ per l’intimità e l’estrema sensibilità con cui cerca di avvicinare il grande pubblico all’incanto dello spettacolo teatrale, da quello circense più raffinato, all’opera lirica più passionale.

Daniele Finzi Pasca, attore, regista, coreografo, autore, mimo, clown, di origini svizzere, ritorna a Napoli, dopo essere già stato applaudito al Teatro di San Carlo, e successivamente in tournée a San Pietroburgo, per la messa in scena di Pagliacci di Ruggero Leoncavallo

(nella foto a d, "Pagliacci", Napoli)

Daniele Finzi Pasca fa parte della omonima Compagnia, struttura creata nel 2011 da Antonio Vergamini, Daniele Finzi Pasca, Hugo Gargiulo, Julie Hamelin e Maria Bonzanigo (in ordine alfabetico). S’incrociano in quest’avventura la storia del Teatro Sunil con la storia di Inlevitas.

Attraverso gli anni, i concetti della Compagnia hanno costruito un’estetica particolare che attraversa tutte le dimensioni: uno stile di creazione e di regia, un particolare modo di concepire la produzione, una filosofia di allenamento per l’attore, l’acrobata, il musicista, il danzatore e il tecnico, un atteggiamento per abitare lo spazio e riprendere la memoria che porta nostalgia e può commuovere.

La Compagnia, a mio parere, non ha costruito solo un'estetica delle dimensioni ma è andata a lavorare nella dimensione: teatro, danza, circo, opera, cinema.

Personalmente confesso conoscevo poco la Compagnia Finzi Pasca ma questa “Carmen” mi ha dato il segno della luce e della sua rappresentatività scenografica. Per questo motivo ne ho parlato con Hugo Gargiulo, scenografo. 

 

 

 Avete fatto in modo che l'illuminazione fosse sempre focalizzata sui personaggi sia in palco, sia nelle uscite, sia nei rientri, mi sembra, in modo diversa dai consueti canoni. Voglio dire non con occhi di bue o cose simili. Cosa avete utilizzato?

      “Io sono scenografo e forse questa domanda sarebbe più pertinente farla ai creatori luci: Daniele Finzi Pasca e Alexis Bowles. Comunque lavoriamo da anni insieme e c’è una perfetta intesa. Io cerco di creare una scenografia che dia opportunità alla luce di esprimersi. Nel caso di Carmen abbiamo utilizzato un pavimento nero riflettente, cercando così di mantenere le scene e i personaggi “sospesi”. Abbiamo usato soprattutto dei corridoi di luce laterale, che non toccano a terra per non creare riflessi indesiderati. Comunque un po’ di appoggio di occhi di bue c’è stato, soprattutto per le esigenze delle riprese televisive.

Il sistema d’illuminazione era colorato ma allo stesso tempo techno. L'utilizzo del neon e il suo riverbero ha dei significati per voi? 

 

 

Abbiamo cercato di declinare questa Carmen con le variazioni delle luci, dal caldo al freddo, dalle luminarie che ricordano la Feria di Abril a Siviglia a elementi più moderni come il led a terra, la sfera di lampadine interattive del terzo atto, e i neon che si utilizzano per suggerire l’emanazione dello spirito della stessa Carmen, così come il desiderio da parte di altri di rinchiuderlo.

Mi sembra che abbiate creato sul palcoscenico uno spazio delimitato come un ring. La mia visualizzazione e corretta e cosa significa?

Il palco, leggermente inclinato, viene limitato da un rettangolo di luce al pavimento dove si svolge l’azione. Più che un ring è lo spazio scenico dell’azione, che sospende i personaggi e ci racconta anche che questa storia attraversa i tempi, che lasciando da parte certi aspetti folcloristici può rendersi contemporanea nella sua essenza, senza però tradire i fili conduttori del dramma.

Avete pensato ad una immaginazione architettonica di Siviglia. Forse per evocare meglio un tipo di ambientazione?

Ho cercato di trovare un luogo forte, che volevo avesse possibilità di essere trasformato. Che fosse presente e leggero. Cercando nelle feste popolari di Siviglia ho trovato la “Feria de Abril”, che ha come caratteristica la creazione ogni anno di grandi portali che ricordano le antiche porte della città e che si addobbano di luminarie, com’è anche tradizione nel sud Italia. Ho pensato subito che la preparazione della festa, e la festa in sé, potesse essere l’intervallo nel quale si svolge la storia.”

Ecco, come dicono i fondatori della Compagnia “avevamo bisogno di rigenerarci e di non perdere l'essenza del nostro modo di pensare il teatro, il circo, l'opera.”, così anche noi abbiamo vissuto l'opera in un'altra luce, una “Carmen” rigenerata, che trasmette sogno, follia, prospettive visibili e invisibili.


 (ph, credit, Viviana Cangialosi)

CARMEN, cast tecnico:

Direttore | Zubin Mehta (13, 14, 16, 20 dicembre) / Jacques Delacôte

Maestro del Coro | Marco Faelli

Maestro del Coro di Voci Bianche | Stefania Rinaldi

Regia e co-creatore luci | Daniele Finzi Pasca

Creative Associate | Julie Hamelin Finzi

Coreografie | Maria Bonzanigo

Scenografia | Hugo Gargiulo

Costumi | Giovanna Buzzi

Assistente alla regia | Geneviève Dupéré

Co-creatore luci | Alexis Bowles

Effetti Speciali | Roberto Vitalini “Bashiba”

Maître de ballet e assistente alle coreografie | Lienz Chang

Assistente alla scenografia | Matteo Verlicchi

Assistente ai costumi | Ambra Schumacher

Assistente creatore luci | Marzio Picchetti

Assistente effetti speciali | Sebastiano Barbieri

 

Pubblicato in data 17/01/2016