MARTEDÌ 21 SETTEMBRE 2021 07:08
 

Musica

L'atteso debutto scaligero di Marc Minkowski e l'allestimento settecentesco di Marshall Pynkoski.

Per "Lucio Silla" di Mozart alla Scala una nuova generazione di voci

(nella foto da sinistra, Marianne Crebassa e Inga Kalna)

Dal 26 febbraio al 17 marzo 2015

L’attesa messa in scena del “Lucio Silla” alla Scala il 26 febbraio è stato il terzo allestimento ‘particulier’ che il teatro del Piermarini ha avuto dopo “Die Soldaten” di Bernd Alois Zimmermann e “L’incoronazione di Poppea” di Claudio Monteverdi. Durante l’Expo sarà interessante scoprire “CO2” di Giorgio Battistelli, in prima esecuzione assoluta per la regia di Robert Carsen. Nel frattempo la produzione scaligera continua con “Aida”, “Carmen”, “Turandot” (che inaugura #Expo2015).

Tornando al “Lucio Silla” molti erano i motivi di interesse: il debutto al Piermarini del direttore Marc Minkowski, una compagnia di voci femminili emergenti mai ascoltate a Milano, con la presenza del tenore Kresimir Spicer, lo spettacolo di Marshall Pynkoski in cui l’ambientazione settecentesca si fa naturale veicolo di uno sguardo contemporaneo grazie alla scenografia di Antoine Fontaine (che ha firmato le scene di film come Vatel di Roland Joffé con Gérard Dépardieu e Marie Antoinette di Sofia Coppola con Kirsten Dunst). Ma un altro aspetto era importante, quello che l’opera è il terzo e ultimo lavoro teatrale scritto da Mozart ‘sedicenne’ per Milano. A questo riguardo altri dati storici sono interessanti: la prima ebbe nel dicembre 1772 al Regio Ducal Teatro, il più importante della città, costruito dagli architetti Barbieri e Valmagini (allievi del Bibbiena) all’interno di Palazzo Reale e destinato a essere distrutto da un incendio nel 1776. Infine l’opera è il secondo allestimento con cui l’indimenticabile Patrice Chéreau si presenta al pubblico milanese nel 1985 dopo la produzione di “Lulu”.

 L’allestimento del “Lucio Silla” scaligero è stato concepito nell’ambito della Mozartwoche di Salisburgo di cui il Direttore Artistico è Marc Minkowski e presentato al Festival di Salisburgo nel 2013. C’è da dire che il maestro Minkowski, poco conosciuto a mio parere in Italia, fondatore dei “Musiciens du Louvre” nel 1982 e ospite regolare di grandi orchestre internazionali, ha contribuito a rendere vitale e necessario per gli ascoltatori di oggi il repertorio classico e preclassico. E’ riuscito a far rientrare nel repertorio dei grandi teatri in Europa, e in particolare in Francia, autori come Rameau, Charpentier, Lully e Gluck. La passione di Minkowski lo ha portato anche ad affrontare l’800 e il ‘900 e Verdi.

Il talento più significativo di Minkowski si colloca nella ricerca di una veste scenica in grado di trasmettere intatta l’energia di un’opera del Settecento a un pubblico contemporaneo. Ragione questa che ha indotto il musicista all’incontro con l’artista canadese Marshall Pynkoski, fondatore a Toronto, assieme alla coreografa Jeannette Lajeunesse Zingg, del gruppo Opera Atelier e pioniere della regia storicamente informata. Ed ecco che partendo da questi stimoli Pynkoski produce spettacoli il cui profilo è tutt’altro che museale.  Così anche in “Lucio Silla” dove la regia risulta assai aderente alla sensibilità di oggi piuttosto che a moduli museali.

Il libretto

Nel gennaio 1770 avviene il primo incontro con il governatore e mecenate Conte Firmian; il 26 dicembre va in scena al Regio Ducal Teatro Mitridate re di Ponto, con il compositore al cembalo. Il successo di Mitridate (22 recite) garantisce a Mozart un nuovo impegno per l’anno successivo: la “festa teatrale” Ascanio in Alba, su libretto del Parini, in occasione delle nozze dell’Arciduca Ferdinando, figlio dell’imperatrice Maria Teresa, con Maria Beatrice Ricciarda d’Este. E proprio alla coppia arciducale Mozart dedica nel 1772 il Lucio Silla, che va in scena ancora un 26 dicembre al Regio Ducal Teatro.

Mozart nel 1772 ha 16 anni, collabora per il “Silla” con il nuovo librettista del Regio Ducal Teatro, il ventinovenne Giovanni de Gamerra, protegé della contessa Serbelloni e autore per la medesima stagione del libretto del Sismano nel Mogol di Paisiello.

 L’orchestra e il basso continuo

 Nella presente edizione Minkowski ha optato per un’orchestra relativamente corposa, in cui agli archi moderni si aggiungono trombe e timpani barocchi. Per il basso continuo al cembalo Francesco Corti, al violoncello Simone Groppo, al contrabbasso Pino Ettorre.

 
 Le voci

 Venendo a parlare di cast ci troviamo di fronte ad un ventaglio di voci emergenti della nuova generazione che possono, per fortuna, anche sconvolgere oggi. “Lucio Silla” richiede cantanti dal carisma espressivo e scenico, teoricamente perfetti nei recitativi e nella dizione.  Il tenore Kresimir Spicer (nella foto a sinistra), nato in Croazia ma formatosi in Olanda, già in calendario per alternarsi con il grande Rolando Villazón, lo ha sostituito per indisposizione. Spicer, nella parte di Lucio Silla (dittatore), ha cantato a Aix-en Provence, Zurigo, Edimburgo e Salisburgo e già con Minkowski, in un repertorio che spazia da Il ritorno di Ulisse in patria a Die Fledermaus.  Lo hanno fatto cantare con qualche eccesso di spavalderia, del resto il ruolo del dittatore forse lo impone, ha una voce bella e sicura. Veniamo alle voci femminili/maschili. Lenneke Ruiten,  nella parte di Giunia (promessa sposa di Cecilio), è un giovane soprano olandese il cui repertorio spazia da Orlando di Haendel ad Ariadne auf Naxos di Strauss (Zerbinetta) e che la scorsa estate ha cantato Donna Anna in Don Giovanni a Salisburgo. Gode di una estensione di voce straordinaria, ha compiuto dei recitativi con passione e ha ammantato anche con il canto la sua prova. Ha ottenuto calorosissimi applausi. All’epoca della prima del 1772 per coprire Giunia era stata chiamata una protagonista di altissima levatura come il soprano napoletano Anna Lucia De Amicis Buonsollazzi.

Inga Kalna, nel ruolo di Lucio Cinna (patrizio romano, amico di Cecilio e nemico occulto di Silla), soprano lettone, la cui carriera include tra l’altro una Contessa ne Le nozze di Figaro al Covent Garden. Esce in scena per prima assieme a Cecilio e le tocca cantare la prima aria assai dolce e altrettanto imperiosa ma l’ha fatto conquistando subito il teatro. Giulia Semenzato (nella foto a destra)nella parte di Celia (sorella di Silla), unico soprano italiano del cast. E’ proiettata in una brillante carriera internazionale dal premio al concorso Toti dal Monte nel 2012 cui ha fatto seguito questa estate il debutto da protagonista ne L’Eritrea di Cavalli con Stefano Montanari alla Fenice, dove tornerà nel 2015 con Juditha Triumphans. E’ briosa e intrigante come addice il ruolo, ha un buon fraseggio, leggera nella voce ma costante e generosa. E finalmente parliamo di    Marianne Crebassache veste Cecilio (senatore proscritto, innamorato di Giunia). Mezzosoprano di Montpellier il cui Cecilio è stato definito “splendidly charismatic” da George Loomis del New York Times e ha suscitato ovazioni entusiastiche a Salisburgo. Ovazioni ne ha provocate anche alla Scala ma la sua prova va oltre. Da mezzosoprano diventa soprano con una estensione nel recitativo accompagnato, verso la fine del 1° atto (“Morte, morte fatal della tua mano ecco le prove in queste gelide tombe.”), che fa emergere la bellezza della partitura.  Alla prima del 1772 Cecilio è il celebrato sopranista Venanzio Rauzzini, accademico di Santa Cecilia, per il quale Mozart compone anche l’Exsultate, Jubilate. 

 Un’edizione di “Lucio Silla” che ci ha permesso di rinfrescare la nostra cultura sulle vicende storiche del dittatore, quando si leggeva Livio o Plutarco, che nel I secolo a.C., sconfitto Mario, impose a Roma un regime di terrore prima di ritirarsi a vita privata nella sua villa a Cuma (“Romani, Amici dal capo mio si tolga il rispettato alloro, e trionfale; più dittator non son, son vostro uguale.”), e ci ha deliziato di un libretto e di una musica che, pur mantenendo la classicità metastasiana, si arricchisce di quella sensualità e potere che sia ieri sia oggi si fanno di una attualità e irrequietezza oscure.

 Roberto Tirapelle     

                  

LUCIO SILLA

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

Nuova produzione
in coproduzione con Fondazione Mozarteum e Festival di Salisburgo

Durata spettacolo: 3 ore e 15 minuti incluso intervallo

Cantato in italiano con videolibretti in italiano, inglese

Direttore: Marc Minkowski

Regia: Marshall Pynkoski

Scene e costumi: Antoine Fontaine

Coreografia: Jeannette Zingg

Luci: Hervé Gary

 

Pubblicato in data 12/04/2015