MERCOLEDÌ 22 SETTEMBRE 2021 16:09
 

Musica

"L'incoronazione di Poppea" alla Scala: Rinaldo Alessandrini e Robert Wilson portano a compimento la trilogia monteverdiana

Il canto è astratto, eppure c'è emozione, guizzi di ferocia, palpiti, l'unica enfasi consentita sono le movenze del corpo e delle mani.

(credit Lucie Jansch)

La produzione della Scala 2015 si è aperta con opere non proprio popolari ma che hanno avuto un grande successo di critica e del pubblico presente. Perché oltre al “Fidelio” che ha aperto la stagione in Dicembre, si sono avuti gli allestimenti di “Die Sodaten” di Zimmermann (coprodotto con Salisburgo), “L’incoronazione di Poppea” (coprodotta con l’Opéra di Paris) di Monteverdi, fra qualche giorno si avrà ”Lucio Silla” (coprodotto con Mozarteum e Salisburgo). Nel frattempo una produzione di “Aida” ma sempre d’autore, perché il regista chiamato all’incarico è Peter Stein. Dopo il Teatro ritornerà al repertorio più seguito con “Carmen” e “Turandot” (che per l’Expo milanese tutti vogliono rivedere la principessa “bianca al pari della giada, fredda come quella spada”).

L’edizione di Alessandrini

(Cr Eric Larrayadieu)

Ritorniamo al soggetto operistico di cui siamo lieti di parlare, per lodi e meriti, e cioè “L’incoronazione di Poppea” attribuita a Claudio Monteverdi e a Francesco Cavalli e con finale composto da Francesco Sacrati e Benedetto Ferrari. Non cominciamo un discorso sulle fonti per l’attribuzione dell’opera perché lo hanno fatto studiosi e ci porterebbe lontano. Invece dobbiamo precisare che la collazione, la revisione, il completamento dei manoscritti di Venezia e di Napoli sono a cura di Rinaldo Alessandrini che è anche il Direttore d’orchestra dell’edizione rappresentata alla Scala. Infatti va detto che Alessandrini è curatore presso l’editore Barenreiter delle maggiori opere di Monteverdi e il suo libro “Monteverdiana” è stato pubblicato in Francia e in Italia. Ricordiamo ancora che Alessandrini è clavicembalista, organista e fortepianista e fondatore dell’ensemble Concerto Italiano, esecutore del presente allestimento. Forse sarà un caso ma la prima rappresentazione dell’opera è in Venezia, nel Teatro SS. Giovanni e Paolo – Grimani, nel carnevale del 1643. Le rappresentazioni della Scala si svolgono nello stesso periodo, poco meno di 400 anni dopo.

Il librettista Busenello

Il libretto dell’opera è ascritto al veneziano Giovan Francesco Busenello, insigne letterato e giurista. Consegue il dottorato in legge allo Studio di Padova nel 1619, esercita l’avvocatura ma non tralascia gli otia letterari e frequenta l’ambiente teatrale. Per “l’Incoronazione” si ispira allo storico romano Tacito, quasi contemporaneo di Nerone. Descrive i personaggi in tutte le loro manifestazioni: gioie, passioni, timori, disperazione, vendetta, desideri omicida. E’ allo stesso tempo delicato e feroce. E’ una storia di sesso e potere che fa sempre attualità,  però nella storia della musica è il primo titolo “storico”, che parla di personaggi realmente vissuti (Nerone, Seneca) e di un tema reale: l’arrampicatrice sociale che usa le sue arti amatorie con un potente per strapparlo alla moglie e ai buoni consiglieri che lo sconsigliano, per diventare imperatrice. Il fatto è complesso, meglio citare i personaggi: Nerone, l’imperatore, sposa a 16 anni la cugina Ottavia di 13; Seneca, il filosofo, che si uccide per ordine di Nerone; Nerone si innamora di Poppea, che gli ingiunge di ripudiare Ottavia; Nerone esilia Ottavia e sposa Poppea. Lucano, poeta e nipote di Seneca, anche lui si suicida per ordine di Nerone; Ottone, di famiglia patrizia, viene trasferito in Lusitania come governatore. Sarà il secondo marito di Poppea. Arnalta, nutrice di Poppea; Drusilla, dama di corte.

 

Robert Wilson  


(cr 2013, Yiorgos Kaplanidis)

La Scala ha affidato regia, scene e luci a Robert Wilson, icona della scena contemporanea che ha realizzato uno spettacolo stilizzato, di estrema eleganza e ironia con una lucidità dolce e tagliente. Con “L’incoronazione di Poppea” Wilson completa la trilogia monteverdiana, cominciata proprio alla Scalacon “l’Orfeo” (2009), tratto dalla mitologia greca e continuata con “Il ritorno di Ulisse in Patria” (2011) che vede come protagonisti gli eroi dell’epopea omerica. Wilson fa avvolgere i suoi personaggi da fasci di ombre e di luci, quando sono chiari sembrano abbagliati al neon. Il canto madrigalesco o barocco è astratto, eppure c’è emozione, guizzi di ferocia, palpiti, l’unica enfasi consentita sono le movenze del corpo e delle mani. Gli artisti entrano ed escono con un rigore di tempo e spazio quasi telecomandato. La scenografia è stilizzata, ampi spazi si alternano a ambienti più chiusi. Prima si impongono i colonnati poi gli alberi e il verde sostituiscono le colonne. In una scena c’è un sedile in pietra come nella casa di Seneca, oppure un obelisco legato a Nerone, oppure un capitello del foro romano, oppure un grande blocco di pietra incrinato. L’ultimo quadro mostra le stanze palatine, visibili tuttora nella Domus Aurea.

Il Cast

La direzione di Rinaldo Alessandrini è stata partecipata, ha seguito costantemente il suo ensemble e i cantanti, e la sua ricostruzione musicale è il frutto di una lunga frequentazione con i manoscritti (perché in questo caso si parla solo di manoscritti, nude linee di canto, senza armonia e strumentazione) e le successive interpretazioni svolte dal Maestro nel corso degli ultimi vent’anni. Peraltro i musicisti sono da citare, in primis le 3 tiorbe di Ugo di Giovanni, Craig Marchitelli, Franco Pavan; le due arpiste, Mara Galassi e Loredana Gintoli; il violoncello di Ludovico Minasi; il cembalista Ignazio Schifani e lo stesso Alessandrini che suona e dirige. Poi ci sono ancora due violini, una viola, un contrabbasso e due trombe.

     Le voci, come abbiamo detto, sono senza nessuna sbavatura, recitativi rallentati o spinti, ariosi melodici bellissimi che si sospendono nell’aria, si attenuano e svaniscono come nuvole di vapore:  Miah Persson (Poppea), Monica Bacelli (Ottavia), Sara Mingardo (Ottone), Leonardo Cortellazzi (Nerone), Adriana Di Paola (Arnalta), Giuseppe De Vittorio (la nutrice), Andrea Concetti (Seneca), Maria Celeng (Drusilla). Artisti tutti fasciati da abiti elegantissimi a firma di Jacques Reynaud, un milanese trasferitosi a New York, dove si può notare tutta l’eleganza della famiglia principesca dei Gonzaga a Mantova,  dove Monteverdi soggiorna e Rubens ritrae. Del resto sono tutti figli del barocco.

Roberto Tirapelle

 

Dall'1 al 27 Febbraio 2015

Durata spettacolo: 3 ore e 20 minuti incluso intervallo

Cantato in italiano con videolibretti in italiano, inglese

 

Pubblicato in data 15/02/2015