MERCOLEDÌ 22 SETTEMBRE 2021 16:27
 

Musica

"Die Soldaten" per la prima volta alla Scala

Un capolavoro del Novecento diretto da Ingo Metzmacher per la regia di Alvis Hermanis

Una coproduzione con Festival di Salisburgo

(ph Ruth Walz, Salzburger Festspiele in scena Alfred Muff e Laura Aikin) 

Dopo l’ascolto e la visione di “Die Soldaten”, opera di Zimmermann sono affetto da due sentimenti, entusiasmo e trepidazione. Entusiasmo perché mi sono trovato di fronte ad un capolavoro totalizzante per la musica e per il canto, trepidazione perché affrontare un compositore complesso, importante, contemporaneo come Zimmermann mi mette paura, nonostante abbia seguito in epoca giovanile da vicino le esperienze fondamentali della musica contemporanea della Biennale di Venezia con Nono, Maderna, Malipiero, Berio, Dallapiccola, per citare solo gli italiani.  

Bernd Alois Zimmermann (1918-1970),  il compositore, nasce nella provincia renana di Bliesheim, nuore suicida; Jakob Michael Reinhold Lenz (1751 – 1792), l’autore del testo “Die Soldaten”, nasce invece in Livonia (l’attuale Lettonia) e muore a Mosca, povero e abbandonato.  Lenz è uno dei maggiori rappresentanti dello “Sturm und Drang”. 

 (nella foto a s. B.A.Zimmermann)

Zimmermann è compositore e arrangiatore molto versatile, infatti si dedica anche a musica per orchestre da ballo, cori amatoriali, film, documentari, spettacoli teatrali, trasmissioni radiofoniche. Erich Bormann, direttore artistico dell’Opera di Colonia, segnala nel 1957 a Zimmermann i "Soldaten" come possibile soggetto per un’opera. A Colonia, Zimmermann deve molto, perché frequenta la città a lungo.

(nella foto a destra, J.M.R. Lenz)

All’epoca delle prime letture dei “Soldaten” e delle “Osservazioni sul teatro” (Lenz, 1774), Zimmermann prova subito una infatuazione per le opere di Lenz in quanto pur essendo un autore lontano nel tempo, sia nel linguaggio che nella drammaturgia, riconosce “una sorprendente anticipazione di tecniche e metodi di rappresentazione caratteristici del futuro espressionismo”. Ed è proprio da Colonia che comincio ad esporre brevi accenni su “Die Soldaten”, da quella Colonia dove il 15 febbraio 1965 Michael Genien accetta di dirigere la prima e Hans Neugebauer ne è il regista. Il libretto è scritto dallo stesso Zimmermann che pure rispetta il linguaggio di Lenz e raramente introduce nel canto parole non sue, ma l’opera diviene una cupa, amarissima tragedia, dove alla fine si compie  un destino inesorabile.

Così Zimmermann spiega: “il mio immediato punto di riferimento non fu il dramma delle classi, né l’aspetto sociale, né la critica alla condizione militare, senza tempo l’altro ieri come dopodomani, ma le circostanze per cui tutti i personaggi finiscono in una rete di costrizioni, innocenti più che colpevoli, che conduce a violenza, assassinio, suicidio e infine all’annientamento di ciò che esiste.” Per fortuna da un esito così apocalittico ci salva la musica, anzi proprio la musica di Zimmermann. Certamente al compositore tedesco piacevano il “Wozzeck” e la “Lulu” di Berg e l’asse letterario Lenz-Buchner. Ricorda anche Schonberg e il suo “Mosè e Aronne”. Zimmermann, a mio parere, va oltre proprio perché la sua musica è un nodo di scambio tra espressionismo e neoclassicismo.

La partitura di “Die Soldaten” è ricca di gemme sonore: appoggi cameristici si confrontano con bombardamenti di note, l’ascoltatore è investito da energia e raffinatezza, come il professore d’orchestra si mette le mani sulle orecchie per non rimanere colpito.  Infatti come spiega il regista Alvis Hermanis “I primi aspetti che colpiscono del capolavoro di Zimmermann sono il gigantismo e la complessità di una produzione che prevede 25 cantanti solisti e un’orchestra sterminata che dalla buca si espande nei palchi: in tutto 112 professori inclusi 15 percussionisti, 4 dei quali occuperanno i palchi doppi situati nel 1° e 2° ordine a sinistra, e 6 (Stage Bands I, II e III) saranno dislocati nella Sala Prove dell’Orchestra e riprodotti live in sala da altoparlanti collocati nel soffitto; infine un complesso “Jazz Combo” di 4 elementi è collocato nella barcaccia stampa.”  La parte vocale è complicatissima per le voci, dalle impervie escursioni nell’acuto alle rare malinconie che sono presagio di catastrofi. E inoltre c’è tutta la parte attoriale a cui si è assoggettati. 

L’allestimento di “Die Soldaten” alla Scala è stato co-prodotto col Festival di Salisburgo dove è stato rappresentato nel 2012 con un trionfo, risultando l’evento artistico più importante di tutta la Stagione salisburghese. La regia studiata da Alvis Hermanis per quel teatro ha potuto essere favorita dalla particolare struttura della Felsenreitschulle, avendo ricostruito un maneggio ai piedi delle gallerie e utilizzandone tutta la larghezza, così si potuvano vedere gli esercizi ippici con sette amazzoni.

La Scala non è stata da meno, e ha costruito la scena, oltre le arcate a vetri, mostrando tre cavalli e tre amazzoni, sfondo silenzioso ma ugualmente allusivo.  Un altro momento particolare dell’opera che si potrebbe definire ‘spettacolare’ e invece crea un turbinio dell’anima è il passaggio di una trapezista sospesa nel vuoto che attraversa su un praticabile tutto il palcoscenico, mentre sotto sul palco avviene una danza stilizzata su dei barili di fieno. Molte parti si focalizzano in una cabina di vetro collocata al centro del boccascena dove si consumano le effusioni o le violenze dei soldati e della protagonista. Non si cade mai nella volgarità e le modalità di spogliazione, senza alcuna nudità, accadono di pari passo con i vestiti, la mente, il gesto.

L’opera, come è facile immaginare, ha avuto pochi allestimenti nella sua storia. Della sua prima rappresentazione a Colonia ne ho già parlato. In Italia la prima avviene a Firenze nel 1977. Tra gli allestimenti più importanti si ricordano quello di Harry Kupfer a Stoccarda alla fine degli anni ’80, quello della Semperoper di Dresda con l’acclamata regia di Willy Decker nel 1995 e quello della Biennale della Ruhr nel 2006 con la messa in scena di David Pountney. Nel 2013 l’opera di Zurigo propone un allestimento di Calixto Bieito con la direzione di Marc Albrecht, mentre è dello scorso maggio la versione di Andreas Kriegenburg per l’Opera di Monaco con Kirill Petrenko sul podio.  

Lenz e Zimmermann sono in sinergia concettuale a distanza di due secoli, sono antimilitaristi, contro “l’inabissarsi dello spirito”. “Quanto intelletto andò perduto a causa delle due guerre mondiali” Zimmermann la pensa sicuramente così, e aggiungo che non si perse solo l’intelletto. Comunque si può vivere meglio leggendo gli spartiti di Debussy, Milhaud, Ravel come fa il compositore nel corso del soggiorno militare in Francia. Le ferite della guerra restano, i postumi ancora di più, la vista si indebolisce, i disturbi lo portano precocemente verso l’abisso. Un finale d’opera come nel “Die Sodaten” dove una voce fuori campo prega il Pater noster mentre le note si affievoliscono, tamburi strofinati con le spazzole, un blues. I rullanti scandiscono il tempo, il silenzio passa di strumento in strumento, i soldati ormai sono lontani, la luce si fa buia. Del resto l’ultima partitura di Zimmermann è “Ecclesiaste” (primo versetto del quarto capitolo nella traduzione di Lutero), cioè “Mi volsi e vidi tutte le ingiustizie che erano sotto il sole”. Era il 5 agosto 1970, cinque giorni dopo trova la morte.

Il cast (direzione d’orchestra, regia, scene, costumi, cantanti) credo sia quasi irraggiungibile vista la poderosa prestazione a cui è stato sottoposto. Per le voci azzardo i nomi Thomas E. Bauer, baritono acuto, per Stolzius (commerciante di stoffe); Laura Aikin,   soprano drammatico di coloratura, per Marie (figlia del commerciante di moda); Gabriela Benackova, mezzosoprano, (la contessa de la Roche); Daniel Brenna, tenore molto acuto, per Desportes (nobile esercito francese). 

Tutti hanno lavorato per un’opera totale, per un’utopia che è diventata reale, almeno in teatro.              

Roberto Tirapelle

(nella foto a ds, Laura Aikin, cr Luigi Caputo)

CAST

Direttore    Ingo Metzmacher
Regia    Alvis Hermanis
Scene    Alvis Hermanis e Uta Gruber-Ballehr
Costumi    Eva Dessecker
Luci    Gleb Filshtinsky
Video designer    Sergej Rylko
Wesener     Alfred Muff
Marie    Laura Aikin
Charlotte    Okka von der Damerau
Weseners alte Mutter     Cornelia Kallisch
Stolzius    Thomas E. Bauer
Stolzius' Mutter    Renée Morloc
Die Gräfin de la Roche    Gabriela Benacková
Der junge Graf    Matthias Klink
Desportes     Daniel Brenna
Pirzel     Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Eisenhardt    Boaz Daniel
Mary    Morgan Moody
Haudy    Matjaz Robavs
Obrist    Johannes Stermann
Drei junge Offiziere    Paul Schweinester
    Andreas Frueh    Clemens Kerschbaumer
Andalusierin (dancer)    Donatella Sgobba
Der Bediente der Gräfin de la Roche    Werner Friedl
Drei Faehnriche, Drei Hauptleute    Stephan Schäfer; Justus Wilcken (27 gen.) Volker Wahl  Michael Schefts
Madame Roux    Anna-Eva Köck
Der junge Faehnrich, Ein junger Jaeger    Rupert Grössinger
Der betrunkene Offizier    Aco Biscevic
Artistin    Katharina Dröscher
Offiziere    Il Canto di Orfeo
Ensemble vocale “Il canto di Orfeo"
Direttori Ruben Jais e Gianluca Capuano

Pubblicato in data 24/01/2015