MARTEDÌ 21 SETTEMBRE 2021 06:44
 

Musica

Sette dicembre alla Scala, la nuova Stagione

FIDELIO al centro del patrimonio culturale e civile del nostro continente.

Direttore Daniel Barenboim; Regia Deborah Warner; Scene e costumi Chloe Obolensky; Luci Jean Kalman

Lo spettacolo è firmato dalla regista britannica Deborah Warner, che dopo essersi imposta nella prosa in una moltitudine di esperienze, tra cui la collaborazione con la Royal Shakespeare Company, si è dedicata con sempre maggiore assiduità all’opera realizzando tra l’altro una produzione di Death in Venice di Britten  che aveva conquistato il pubblico del Piermarini nel 2011. Scene e costumi sono di Chloe Obolensky, allieva di Lila De Nobili (ricordiamo che gli Amici della Scala hanno realizzato il volume della collana “7 dicembre” dedicato alla De Nobili) e storica collaboratrice di Peter Brook, le luci – particolarmente importanti in questa produzione – di Jean Kalman.

Il cast comprende nei ruoli principali Anja Kampe (Leonore), Klaus Florian Vogt (Florestan), Falk Struckmann (Don Pizarro), Kwangchul Youn (Rocco), Peter Mattei (Don Fernando), Mojca Erdmann (Marzelline) e Florian Hoffmann (Jaquino).

Le imponenti scene del presente allestimento e i costumi, disegnati da Chloe Obolensky, sono stati interamente realizzati nei laboratori dell’Ansaldo. Proprio all’Ansaldo a metà del mese di ottobre sono iniziate le prove che dall’8 novembre sono proseguite al Teatro alla Scala. Si stanno ora svolgendo le ultime, fitte giornate di lavoro che preludono all’Anteprima Giovani del 4 dicembre per assistere alla quale decine di Under30 un mese fa hanno fatto la coda per tutta la notte sotto i portici di via Filodrammatici.

Fidelio, di cui quest’anno si festeggia il bicentenario della terza versione (1814: si tratta della versione più eseguita, qui presentata con l’ouverture “Leonore 2” in apertura) si inserisce perfettamente nel palinsesto “Milano Cuore d’Europa” promosso dal Comune di Milano: l’intreccio di umanità, affetti e aspirazione alla libertà espresso da Beethoven è davvero al centro del patrimonio culturale e civile del nostro continente.

 

Lo sguardo di Deborah Warner e Daniel Barenboim su Fidelio, memore delle prime versioni che Beethoven volle intitolare rispettivamente “Fidelio o l’Amore coniugale” e “Leonore, o il trionfo dell’amor coniugale”, è caratterizzato dalla volontà di approfondire l’aspetto umano, personale e affettivo del dramma rispetto agli elementi collettivi e politici. “Le due opere più famose del repertorio tedesco – spiega Barenboim – sono oggetto di malintesi interpretativi: di Tristano si parla come di un’opera sull’amore mentre in realtà è un’opera sulla morte. L’amore in Wagner è piuttosto nel primo atto di Walkiria. Fidelio invece è spesso letto esclusivamente come dramma politico, mentre è la storia di una donna pronta a tutto per salvare l’uomo che ama”. Aggiunge Deborah Warner: “La ricerca della verità nel buio di una prigione, la scoperta dell’ingiustizia alla luce del sole e il potere dell’amore di vincere tutto: Fidelio è fatto di questo. Non credo che al centro ci sia l’idea della libertà, credo che ci sia assolutamente l’idea dell’amore”. La Warner ha lavorato con particolare intensità sul rapporto tra parti cantate e parti parlate: “i dialoghi sono comici e scialbi se trattati con superficialità, umani e toccanti se resi con cura”.

 

Fidelio alla Scala

Fidelio, titolo sconosciuto all’Italia ottocentesca (in tutto il secolo si contano solo una rappresentazione a Bologna e una a Milano) è opera di costante se non frequente rappresentazione alla Scala ed è, per tradizione e per necessità, appannaggio dei più grandi Maestri. Il debutto avviene solo nel primo centenario della morte di Beethoven, nel 1927, auspice Arturo Toscanini e con Francesco Merli e Elisabetta Ohms Pasetti. Nel 1939 Wilhelm Sieben dirige Iva Pacetti e Giovanni Voyer in uno spettacolo di Mario Frigerio, scene di Nicola Benois; l’opera torna per l’ultima volta in italiano dieci anni più tardi con Jonel Perlea sul podi, scene e costumi di Felice Casorati e un cast di lusso: Maria Rigal e Mirto Picchi sono affiancati da Boris Christoff, Giuseppe Taddei e Hilde Güden. Nel 1952 Herbert von Karajan è direttore e regista della prima produzione scaligera in tedesco, che schiera Martha Mödl e Wolfgang Windgassen nelle parti principali; ancora Karajan nel 1960 si avvale della regia di Paul Hager con Birgit Nilsson e Jon Vickers in palcoscenico. Il titolo torna per l’inaugurazione della stagione 1974/75: dirige Karl Böhm, la regia è di Günther Rennert, cantano Leonie Rysanek e James King. Nel 1977 la Scala accoglie i complessi della Wiener Staatsoper che, guidati da Leonard Bernstein, presentano lo spettacolo di Otto Schenk con Gundula Janowitz e René Kollo protagonisti. Fidelio resta assente dalla Scala fino al 1990, quando Lorin Maazel dirige Jeanine Altmeier e Thomas Moser nello spettacolo di Giorgio Strehler; ancora Thomas Moser, accanto a Waltraud Meier, è protagonista nove anni più tardi dell’inaugurazione di stagione diretta da Riccardo Muti con la regia di Werner Herzog. L’ultima apparizione del titolo nella sala del Piermarini è un’esecuzione in forma di concerto realizzata dai complessi della Wiener Staatsoper diretti da Franz Welser-Möst il 9 settembre 2011 con Nina Stemme e Peter Seiffert.  

 

Pubblicato in data 04/12/2014