MARTEDÌ 15 OTTOBRE 2019 05:41
 

Musica

Gounod : "Roméo et Juliette" in Arena

Tra macchine post apocalittiche alla "Mad Max" e il Grand Opéra scorre la storia che ha reso celebre Verona nel mondo

(Stefano Secco e Nino Machaidze, nella foto Ennevi)

Spiccano il Coro, Nino Machaidze (Juliette) e Stefano Secco (Romeo)

E’ indubbiamente l’allestimento più interessante della stagione areniana ma è soprattutto la dimostrazione che l’opera di Gounod potrà affiancare “Aida” nelle prossime stagioni.

Certamente ci vorrà del tempo, è necessario preparare i giovani e il pubblico. Una adeguata comunicazione è  partita già quest’anno (“Arena Channel” e “Flash mob”), ma il popolo dell’Arena, dopo essere entrato in simbiosi con Verdi, dovrà socializzare gradualmente con  il raffinato concertato francese.

Annotiamo le vari facce di una regia che, partendo da un regista giovane come Francesco Micheli, ha voluto venire incontro alle nuove generazioni senza dimenticare le antiche ragioni shakespeariane.

Ne è uscito un mix senz’altro rischioso ma piuttosto interessante. Alcune situazioni sono ancora da rodare, soprattutto da semplificare, dai cambi di scena ad una certa macchinosità in cui si apre e si chiude la struttura del Globe Theatre.

C’è il teatro elisabettiano, il cerchio, contenuto in un altro teatro l’Arena, quasi un teatro nel teatro, dove attori e spettatori concorrono nel raccontare la vicenda, come testimonia la costante e imponente presenza del Coro.  Un coro così spettatore e artista mancava da tempo e Verona ha la fortuna di averne uno che è sempre stato un fiore all’occhiello. 

C’è l’apparato scenografico che incombe: macchine V8 post apocalittiche che segnano il ritorno della iconografia di Mad Max, oltre la sfera del tuono; ci sono le cupole colorate che scivolano sul palcoscenico come gli androidi  C-3PO di George Lucas.  Ci sono i ragazzi che dall’inizio testimoniano che il racconto parla di giovani ai giovani.  Ci sono i costumi di Silvia Aymonino che ha creato un traite d’union  tra il “medioevo prossimo venturo” di Shakespeare  e i corpetti di Nicole Kidman.

C’è una buona direzione d’orchestra perché Fabio Mastrangelo ha seguito con attenzione strumentisti e cantanti.  I colori del concertato del sommo Gounod vanno perfezionati ma c’è una buona partenza.

Il cast dei personaggi è affollato.  Ci limitiamo a segnalare la Gertrude di Cristina Melis e il Mercutio di Artur Rucinski. Poi i primi apprezzamenti ai due protagonisti che debuttano in Arena.

Per Stefano Secco (Romeo), già tenore di successo e conoscenza veronese fin dal “Mosè” di Pizzi, deve solo consolidare il suo duplice debutto, in Arena e nel ruolo.

Per Nino Machaidze, già affermata Giulietta da Salisburgo alla Scala, un lancio di fiori e una voce giovane e palpitante di oggi.

Non andiamo a grattare nella storia in cerca di qualche mito ma ci piace solo  ricordare Romeo/Franco Corelli e Giulietta/Mirella Freni.  Siamo nel secondo millennio, già in era post apocalittica, e il dramma dei due amanti veronesi continua a trionfare.

E’ per questo che Roméo e Juliette non muoiono perché alla fine escono dal palcoscenico e si riuniscono in un fascio di luce per uscire dalla platea tra scroscianti applausi. Un coup de théatre  per dire che  l’amore non muore mai.  

roberto tirapelle    

             

Pubblicato in data 21/08/2011