SABATO 25 SETTEMBRE 2021 00:18
 

Istituzioni

Verona - Al convegno "Banche e Territorio, il ruolo del sindacato e delle Istituzioni"

"NECESSARIO UN NUOVO PATTO SOCIALE TRA BANCHE, IMPRESE E ISTITUZIONI"

(nella foto, Lando Maria Sileoni) 

Banche sempre più distanti dal loro territorio di riferimento. Questo il fenomeno che si è verificato provincia di Verona negli ultimi 4 anni, dove dal 2008 al 2012 gli sportelli bancari sono diminuiti di oltre il 4%.

Ma a ridursi drasticamente sono stati anche i gruppi bancari con propria sede amministrativa nella provincia: passati dai 13 del 2008 agli attuali 9 (-30%), anche a causa delle numerose fusioni e ristrutturazioni bancarie che si sono succedute dallo scoppio della crisi a oggi.

 

Un assunto fondamentale, sviscerato nel corso di questa tavola rotonda, sottolinea come la lotta storica tra finanza e politica non riguardi le banche di credito governativo, bensì SPA e Popolari: la professionalità ‘tecnica’, all’interno di una classe politica troppo agée, è presso che inesistente, regalando un senso di inadeguatezza, fino all’anno 2000, ad una “foresta pietrificata”....Da allora l’organizzazione tabù del sistema bancario italiano è un pozzo perennemente aperto...

 

A scontare pesantemente gli effetti di questo trend le piccole medie imprese, con una contrazione dei prestiti a loro favore come dimostra l’ultima rilevazione di Confartigianato Verona, e gli stessi lavoratori bancari veronesi, diminuiti di oltre il 5%. Basti pensare che il settore creditizio, a Verona, dal 2008 al 2012 ha perso quasi 600 posti di lavoro.

 

L’allarme è stato lanciato dalla FABI, il sindacato di maggioranza dei lavoratori del credito, nell’ambito della tavola rotonda “Banche e territorio, il ruolo del sindacato e delle istituzioni”, organizzata presso il Circolo Ufficiali di Catelvecchio e che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Sindaco di Verona Flavio Tosi, della Presidente della Commissione Lavoro della Provincia di Verona Franca Rizzi e del Segretario Generale della FABI Lando Maria Sileoni. 

 

(nella foto da sinistra, Franca Rizzi, Flavio Tosi,

Lando Maria Sileoni e Marco Muratore)

 

 “I dati ci dimostrano purtroppo che il settore del credito, strategico per la nostra provincia ricca di piccole medie imprese, ha subito un impoverimento a tutti i livelli. Le fusioni e la nascita dei grandi gruppi bancari hanno portato a un allontanamento delle banche dal loro territorio di riferimento, con conseguenze negative sull’ occupazione e sui rapporti commerciali con le realtà locali. Dal 2015, BHV non sarà più a Verona (con Hypo Alpe Adria e Hypo Tyrol Bank). A loro, subentrerà IBM, tramite il presidio dell’UniCredit”, ha affermato Marco Muratore, Coordinatore FABI Verona.

 

L’appello della FABI. E proprio alla luce dei dati presentati il Coordinatore di FABI Verona, Marco Muratore, ha voluto lanciare un appello al Sindaco della città, Flavio Tosi. “Chiediamo al Comune di Verona di condividere la battaglia del sindacato per una banca più vicina ai lavoratori e alle piccole medie imprese locali e di farsi concretamente portavoce anch’esso di queste istanze attraverso la Fondazione Cariverona, uno dei maggiori azionisti del Gruppo Unicredit”.

 

La FABI ha poi sollecitato Provincia e Comune a prendere posizione rispetto al maxi piano di esternalizzazioni avviato dal Gruppo Unicredit, che prevede la cessione di numerose attività del Consorzio informatico Ubis ad aziende che operano al di fuori del perimetro bancario, per un totale di 800 lavoratori coinvolti in Italia, di cui ben 117 nella provincia di Verona. “Chiediamo che Provincia e Comune, già impegnate su questo fronte con due ordini del giorno” - sempre Muratore - , “continuino a sostenere il sindacato nel rivendicare solide garanzie occupazionali per i lavoratori dell’area di Verona, toccati da questo ennesimo piano di taglio del costo del lavoro privo di prospettive”. Ma un forte impegno è stato richiesto anche su altre vertenze bancarie con impatti sul Veronese, come già ricordato per Hypo Alpe Adria Bank e Bhv, pronte a ritirarsi dal mercato italiano e Hypo Tirol Bank. “Serve un nuovo patto sociale tra istituzioni e sindacato per sollecitare un riavvicinamento delle banche alle economie del territorio e ai lavoratori”, ha concluso Muratore.

 

IL DIBATTITO. Contrappunto vivace per il dibattito tra i relatori, con Lando Maria Sileoni, Segretario Generale della FABI nel ruolo di moderatore e Marco Muratore in quello di padrone di casa, di fronte ad a una platea di circa 130 delegati sindacali e i vari coordinatori FABI del Veneto, oltre a quelli di Brescia, Mantova, Bergamo, Trento, Bolzano e Udine.

 

Banche popolari, rapporto tra gruppi bancari e istituzioni e necessità di sostenere le economie locali attraverso un credito tagliato sulle esigenze del territorio, ruolo delle fondazioni bancarie e importanza di un raccordo politico tra imprese e banche. Questi i grandi temi al centro del dibattito.

 

Sia il Sindaco di Verona, Flavio Tosi, e il Segretario Generale della FABI, Lando Maria Sileoni, hanno riconosciuto il ruolo fondamentale delle banche popolari, le uniche “che rispondono al territorio e dove i soci azionisti ogni 3 anni valutano il management”.

 

Tosi ha più volte elogiato il modello cooperativo perché in grado di interpretare le esigenze del territorio e dotato di centri decisionali in dialogo costante con le piccole medi imprese locali. Caratteristiche che facilitano “una corretta e consapevole allocazione del credito – ormai congelato da ben sette trimestri -”, più difficile invece nelle grandi banche spa, con sedi decentrate.

 

Il Sindaco Flavio Tosi ha poi lanciato alcune proposte utili per il settore. “Servirebbe una bad bank che alleggerisse i bilanci delle banche dalle sofferenze accumulate. Queste ultime, infatti, insieme ai rigidi paletti sui requisiti di capitale imposti da Basilea 3, sono tra le principali cause del credit crunch”.

 

Non solo. “Quello che stiamo vivendo è un momento di crisi e di difficoltà che coinvolge ovviamente anche le banche”, ha aggiunto il Sindaco, “e quindi purtroppo la riduzione dell’occupazione interessa anche questo settore, con un sensibile calo delle filiali e del personale anche a Verona. In questo particolare momento potrebbero rivelarsi utili meccanismi di salvataggio messi in atto dallo Stato, anche se questi interventi vengono mal sopportati dalle banche che li vivono come intrusioni. Il rischio però è quello di andare verso una china pericolosa”.

 

Infine un intervento in difesa delle Fondazioni bancarie. “I meccanismi di nomina politica sono corretti, purché siano trasparenti e le Fondazioni stesse non diventino autoreferenziale, come purtroppo successo qualche volta in passato, e perseguano l’obiettivo di tutelare gli interessi della città”, ha ribadito il Sindaco..

 

Tosi ha, inoltre, raccolto l’invito della FABI a prender posizione nell’ambito della vertenza Ubis di Unicredit, con una fitta rete di. “ monitoraggio reso operative grazie all’instaurarsi di piattaforme di confronto con Unicredit affinché i posti di lavoro restino sul territorio – ogni posto perso diventa anello di una catena improduttiva -, evitando quei processi centrifughi – da territorio ad esterno - che portano alla così detta perdita di baricentri”.

 

Il Segretario Generale della FABI, Sileoni, ha invece posto l’accento sulla necessità di un collegamento politico “tra banche e imprese” con una imprescindibile politica di raccordo sinergico tra i due poli operanti. “Le loro posizioni sono chiare”, ha ribadito Sileoni, “manca solo che la politica offra un punto di raccordo tra le due”.

 

Una progettualità e una sinergia ancora tutta da costruire, ha convenuto Franca Rizzi, Presidente della Commissione Lavoro della Provincia di Verona. “ Va valutata una logica di interrelazione, con la messa a punto di un programma di coordinamento strategico che, partendo da Verona, si irradi al Veneto e a tutto il Paese. Negli scenari del dopo crisi, ampio spazio alla creatività...E’ necessario riportare le banche al proprio ruolo sociale di interlocutore diretto con il territorio – un permanere fondamentale che chiama all’appello i presidenti di istituti di credito e Fondazioni, contro la sempre più temuta delocalizzazione. Pertanto, vanno ripristinati i rapporti con i delegati alle associazioni di categoria tramite programmi seri che sottolineino un poderoso raggio d’intervento a sostegno locale...”.

 

Sinergia auspicabile che però non deve pregiudicare l’autonomia degli istituti, ha rimarcato Sileoni. Proprio a questo proposito il Segretario Generale della FABI ha citato il caso MPS, su cui incombe lo spettro di una possibile nazionalizzazione (se non sarà in grado di rimborsare i prestiti di Stato, ndr).

 

“Se le banche venissero nazionalizzate i lavoratori bancari potrebbero perdere il proprio status di dipendenti privati: una prospettiva inaccettabile. Non vediamo bene un intervento dello Stato così a gamba tesa, è auspicabile che le banche camminino con le proprie gambe. Mentre un intervento mirato della cassa depositi e prestiti sarebbe fondamentale perché darebbe sostegno temporaneo al Gruppo”

 

Caterina Berardi

 

Pubblicato in data 29/06/2013