DOMENICA 21 APRILE 2019 12:48
 

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Saimir Pirgu, il tenore romantico più amato dai teatri di tutto il mondo

nella foto, Saimir Pirgu, "Elisir d'Amore", Wiener Staatsoper, cr. Michael Pohn.

Dall’Albania a Bolzano, da Verona in tutti i palcoscenici che contano per cantare Il Duca di Mantova, Rodolfo, Alfredo o molti altri ruoli.

(servizio e intervista di roberto tirapelle)

Saimir Pirgu, 35enne, albanese naturalizzato italiano, oggi è uno dei tenori più brillanti del panorama lirico internazionale. Come per altri talentuosi artisti che ho avuto la fortuna di conoscere negli ultimi anni, anche per Pirgu vale il metodo: disciplina, passione, costanza. E’ ascoltando questi giovani artisti che spazzo via ogni pessimismo. L’ho incontrato a Verona, perché abita nella città scaligera dal 2006.

In America è un tripudio di voci giornalistiche: a Chicago il “Financial Times” parla di “canto di seducente dolcezza”; il “Chicago Classical Review” scrive di “Pirgu come di un amante attraente e carismatico, come si potrebbe mai sperare nella scena lirica”; in Canada “La Presse” definisce “La sua voce di una qualità e flessibilità che raramente si incontra oggigiorno”;  Il “New York Times” descrive il suo canto “spontaneo e non forzato, impreziosito da un gioco intuitivo di luci e ombre e un tocco di seta”; Per “The New York Sun” "Il cielo è il solo limite per lui".

  (nella foto, Saimir Pirgu in "Idomeneo", Zurich Opernhaus, ph. Suzanne Schwiertz)

 L’Europa non è da meno: a Londra l’”Independent” scrive “Pirgu è superbo”; il “The Guardian” asserisce “un corno inglese tesse arabeschi cromatici intorno alla sua linea vocale distintiva, suggestivamente cantata”. In Austria “Kurier” lo definisce “Un tenore eccellente”; A Parigi “Res Musica” descrive “Ascoltare brani dell'opera italiana e francese da uno dei migliori tenori del mondo nella intimità dello Chatelet è una festa per tutti”; A Barcellona “La Vanguardia” dichiara, sentendolo recitare in una delle tante produzione di Bohème, “il magnifico tenore albanese, d’una voce limpida ed eccellentemente timbrata, ci regala un Rodolfo sensazionale”; A Zurigo per “Wiener Zeitung” “Saimir Pirgu è il Duca di Mantova ideale, tenore ardente e con acuti brillanti”. A Salisburgo, “La Repubblica” scrive “Un trionfo a Salisburgo la "Messa da Requiem" di Verdi diretta da Riccardo Muti con i Wiener Philharmoniker e, tra i cantanti, il tenore rivelazione dell'anno, l'albanese Saimir Pirgu”.

Mi può raccontare del suo trasferimento dall’Albania a Bolzano?

Ero riuscito a fare domanda d’iscrizione al Conservatorio “Monteverdi” di Bolzano, attraverso il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Tirana.  Mi hanno chiamato e, in seguito ad un esame, mi hanno ammesso. Avevo 18 anni, sono riuscito a mantenermi agli studi che ho seguito con Vito Maria Brunetti. Ho tuttora un ricordo bellissimo di Bolzano.”

Il successivo trasferimento a Verona che tipo di scelta è stata?

Per spostarmi nei miei viaggi da Bolzano dovevo quasi sempre venire a Verona. Pertanto decisi di venire a visitare la città e portai con me anche i miei genitori. Insieme abbiamo deciso di trasferirci a Verona. Mi sono trovato bene anche con i veronesi e, amando la città, ho amato anche il loro carattere. Inoltre sono stato incoraggiato a rimanere perché ho trovato a Verona un coinvolgimento notevole nella musica. Recentemente ho anche ricevuto il premio Verona Lirica. Cosa si vuole di più!” 

La sua carriera è caratterizzata dall’incontro con alcuni sommi artisti, quali Pavarotti, Abbado, Domingo, Muti.  Cominciamo da Pavarotti.

Pavarotti per me è stato un fondamentale sostegno all’inizio della mia carriera.  Ho conosciuto Luciano Pavarotti proprio nel periodo di Bolzano. Il Maestro era a Merano per delle cure e aveva del tempo libero che amava trascorrere ascoltando nuove voci promettenti. Perciò aveva chiesto se nei dintorni si potesse ascoltare qualche cantante, parlare di musica; fecero il mio nome e mi presentai da lui e da quel momento è nata la nostra amicizia.  A Bolzano non è stato un vero perfezionamento di canto, è stato un ascolto di quello che il Maestro consigliava e avendo percepito la mia precocità mi diede subito la spinta per proseguire. Il vero studio infatti lo ripresi successivamente quando l’ho ritrovato negli anni successivi nella sua residenza di Pesaro, dove mi trovavo per cantare al Rossini Opera Festival. Lo vedevo costantemente nei suoi ritagli di tempo. Studiai con lui i più famosi titoli di repertorio che canto ancora oggi.  E’ stato non solo un grande Maestro, ma anche un grande amico e consigliere”.

E’ il momento di parlare di Claudio Abbado.

Abbado mi ha scoperto a Ferrara. Nel momento in cui vinsi a Milano il Premio Caruso, il mio nome venne segnalato al Maestro. Abbado, sempre attento alle novità, fu incuriosito dal giovane albanese che poteva rivestire i panni dell’ufficiale Ferrando nell’opera di da Ponte. Così mi chiamò per un’audizione e successivamente cantai con lui “Così fan tutte” a Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Successivamente, il Festival di Salisburgo, col benestare del Maestro Abbado, mi volle nell’estate del 2004, in “Così fan tutte”. Cantai quindi a Salisburgo sotto la direzione di Philippe Jordan. Da quel momento mi si aprirono le porte di tutti i teatri. Con Abbado mi sono trovato strepitosamente, aveva un grande intuito nel selezionare i giovani, adorava lavorare e fare musica con loro e si caricava positivamente trasmettendogli il dono della musica”.

Ci racconta adesso la sua conoscenza con Placido Domingo.

  (nella foto, Saimir Pirgu con Placido Domingo, "La Traviata", Met, New York, ph. Ken Howard)

 

    “Domingo ha aperto la mia carriera in America. Recitavo a Vienna l’Elisir d’amore nel 2008 e il Maestro Domingo era venuto alla Staatsoper per fare il casting di Gianni Schicchi, allestimento che doveva andare in scena alla Los Angeles Opera, dove Domingo era Sovrintendente, con la regia di Woody Allen. Cercava voci giovani e visi cinematografici.  Domingo mi scelse per interpretare Rinuccio e così ho debuttato a Los Angeles, con la direzione di James Conlon. Successivamente il Maestro mi invitò anche a Washington. Con Domingo ho anche condiviso il palcoscenico cantando a Parigi in “Cyrano de Bergerac” e successivamente al Metropolitan di New York nella Traviata messa in scena nel 2013 in occasione dell’anno verdiano”.

 

Invece quando ha già una solida e matura carriera conosce Riccardo Muti.

Muti mi ha consacrato a Verdi. Considero il mio incontro con il Maestro Muti tra i più importanti della mia vita. Nel 2011 mi chiamò a Salisburgo per il “Requiem” di Verdi con i Wiener Philharmoniker che eseguii per la prima volta. Ancora oggi ricordo esattamente la forte emozione provata in quella circostanza. Grazie a questo incontro mi sono arricchito verso un repertorio nuovo che ora affronto con molta sicurezza. Ho poi continuato a collaborare col Maestro Muti anche al Musikverein di Vienna, Bayerischer Rundfunk a Monaco e con la sua orchestra Chicago Symphony."

 Proprio riguardo a Verdi vorrei adesso chiederle del percorso di “Traviata” che ha raggiunto un record di produzioni. 

 "Sì, è vero, con “La Traviata” ho raggiunto circa 25 nuove produzioni che equivalgono più o meno a 100 recite, e ne ho altre già fissate. Anche il successo della “Traviata” mi ha aperto le porte di tutti i teatri. Mi piace segnalarvi la produzione di Ferzan Ozpetek a Napoli per l’apertura della stagione nel 2012; ricordo con amore un allestimento del 2008 ad Ancona al Teatro delle Muse con la partecipazione dell’incantevole Mariella Devia; a Zurigo all’Opernhaus; a Vienna, indimenticabile produzione di Deborah Warner per il Wiener Festwochen. Poi ci sono almeno le due serie di produzioni alla Royal Opera House di Londra a cui sono molto legato, un allestimento classico, elegante, curatissimo; e poi ancora la Traviata al Metropolitan Opera nel 2013 con Domingo in occasione dell’anno verdiano."

(nella foto a d, Saimir Pirgu in "La Traviata", London ROH, ph. Johan Persson)

E’ venuto il momento di parlare della recente esperienza de “Il mio canto” incisione e tour.

"L’idea di un disco che raccogliesse le più belle arie da tenore di sempre è stata una richiesta che è arrivata dal pubblico. E visto che il pubblico va accontentato, se possibile, abbiamo cercato di percorrere questa strada non facile.  E’ stato soprattutto il pubblico di lingua tedesca ad avanzare richieste, si lamentava che dal 2004 mancasse un album tutto mio."

"Si è dimostrata sensibile all’idea l’editore Opus Arte che è la Casa discografica della Royal Opera House. Il risultato è stato vincente. Il disco è stato accompagnato da un tour di successo con nove date in tutto il mondo. Il disco è stato registrato a Firenze con una delle orchestre più affascinanti del mondo, quella del Maggio Musicale Fiorentino, con la direzione di un’artista in ascesa come il Maestro Speranza Scappucci. Desideravo avere per il mio disco un’orchestra che avesse la maestria e il colore italiani nell’interpretazione delle arie d’Opera e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiornetino ha soddisfatto appieno le aspettative. L’album esplora le più belle arie del repertorio operistico italiano e francese che tutti i più celebri tenori hanno fatto proprie, molte delle quali già appartengono al mio attuale repertorio."

"Il disco, presentato nel gennaio dello scorso anno a Londra in occasione delle mie recite de La Traviata alla Royal Opera House, è stato seguito da un tour mondiale di concerti con tappe, tra l’altro, a Firenze, New York, Tokyo, Berlino, Vienna e Parigi."

 

Per concludere ci può parlare delle sue presenze operistiche a Verona, che difficoltà ha trovato con la voce in Arena e come si è trovato come organizzazione dello spettacolo.

"Quando mi è stato possibile inserire nel mio calendario un impegno all’Arena Di Verona l’ho sempre fatto con molto piacere. Ho partecipato nel 2012 alla prima produzione del “Don Giovanni” nel ruolo di Don Ottavio con la regia di Franco Zeffirelli (produzione che ho poi ripreso nel 2015).  Sono poi tornato con successo per vestire i panni del Duca di Mantova in “Rigoletto” nel 2013.  L’Arena è un posto magico nel quale si respira un’atmosfera speciale, un teatro così particolare che non ha eguali nel mondo e nel quale mi sono sentito a mio agio sin dal primo giorno. Cantare in uno spazio così grande e per di più all’aperto è sicuramente cosa a cui noi cantanti lirici non siamo costantemente abituati. Ciononostante, nel mio caso, non ho trovato particolari difficoltà nell’affrontare gli spazi areniani: affinché la voce possa arrivare al pubblico chiara, pulita e senza forzature non bisogna concentrarsi nel cantar forte, bensì nel raccogliere tutte le energie al fine di ottenere un suono di qualità e il più ben proiettato possibile. Sotto l’aspetto dell’organizzazione nulla da eccepire: le persone che lavorano in Arena sanno ormai benissimo come gestirla dopo più di un secolo di rappresentazioni."  

(nella foto a d, Roberto Tirapelle e Saimir Pirgu, durante intervista)

(Si ringrazia Tim Weiler, O-PR Communications)

Pubblicato in data 09/02/2017