SABATO 7 DICEMBRE 2019 12:31
 

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Marco Armiliato a Verona: "una città che respira con il teatro"

Il maestro ha diretto "Il Trovatore" in Arena

Si sono completate le recite de Il Trovatore e si è concluso anche l'88° Festival Lirico. Al suo debutto in Arena, il Maestro Marco Armiliato, genovese di origine, vede gli inizi in Perù e in Spagna a diciotto anni. E poi in tutto il mondo. Ormai vanta un vastissimo repertorio, da Verdi a Puccini, a Giordano, a Donizetti, Rossini.

Conoscendolo, è una persona cordialissima, sorridente, gioviale, un modo di esprimersi poco italiano, una cadenza che attraversa il Lincoln Center italo-newyorkese.

Molto incuriositi, per saperne di più, lo abbiamo incontrato per qualche domanda.

 

Metropolitan e Arena, New York e Verona, America e Italia, due mondi diversi! Mi sembra che Lei abbia una certa predilezione per il Met con cui ha intessuto un' intensa collaborazione. I Teatri, l'organizzazione, il pubblico, sono molto diversi sul piano della cultura e della passione.?

Tra i Grandi Teatri ci sono ben poche differenze. E questo ha la statura organizzativa e artistica di un eccellente Grande Teatro con due valori aggiunti: il luogo magico in cui si svolge lo spettacolo e una città che respira con il teatro. Questo secondo aspetto fondamentale è quello che mi ha emozionato di più. Percepire che ogni lavoratore dell'Arena, a parte l'alta competenza, ci mette la voglia di fare bene e l'orgoglio di esserci. Qui ci si dimentica di quel certo disfattismo che aleggia sempre in altri teatri italiani.”

Lei, inoltre, mi chiede degli spettatori e delle passioni......di fronte ad uno spettacolo di buon livello tutti hanno le stesse reazioni, personalmente non trovo differenza. I Grandi Teatri hanno una forte componente di pubblico internazionale attirati dal fascino del luogo o dal battage pubblicitario che ha preceduto l'evento. Le loro reazioni sono abbastanza simili ovunque.....non amano il minimalismo scenico e confesso di essere d'accordo: associo l'opera con grandi scene tradizionali.”

Ho notato come il cast di questo “Trovatore” areniano fosse molto affiatato (soprattutto il cast originario). Collaudato al Met dove ritornerete. Maestro, trova che sia una compagnia di canto adatta a quest'opera?

Intanto con questi artisti ho uno speciale feeling personale e musicale. Quando mi hanno proposto Il Trovatore , in Arena , con questo cast, mi sono piacevolmente meravigliato che fossero riusciti a mettere insieme artisti così esclusivi .Veramente un enorme sforzo organizzativo a cui va dato grande merito. Ho trovato una forte determinazione nel direttivo dell'Arena a non scendere a compromessi di natura artistica e con queste premesse i risultati sono certi.”

Mi ha incuriosita la Sua collaborazione con Pavarotti. E' stata una bella esperienza?

Mi e stato chiesto molte volte di parlare di Pavarotti, e sono sempre malinconicamente felice di ricordarlo. Ci univa un affetto profondo, come tra padre e figlio, ho adorato la sua voce e ho voluto molto bene all'uomo che era. Dirigerlo e sentire la sua voce, anche solo quando accennava nelle prove, era una tale gioia fisica! Insieme abbiamo "solcato i sette mari", siamo stati veramente ovunque e con lui ho conosciuto i grandi della terra : presidenti, re, regine; era impressionante vedere quanto la gente lo amasse e lo riconoscesse anche a latitudini quali non immagineresti. I concerti con lui erano poi delle apoteosi di pubblico. Ricordo stadi con decine di migliaia di persone ammaliate da quel canto e penso che la sua figura di ambasciatore dell'Opera Italiana, sia stata, in Patria, un po' sottovalutata.”

E la tournée con i “Tre Tenori” e i “Tre Soprani” hanno, per Lei, portato qualche valore aggiunto rispetto alle consuete edizioni operistiche?

Premetto che amo il teatro come luogo chiuso ed esclusivo, dove cesellare un'opera, dove adattare voci e partitura, dove fondere il tutto. Sono modi di lavoro diversi e non convergenti, ma dirigere in grandi stadi e anfiteatri mi ha sicuramente abituato a spazi inconsueti.
In Arena ho trovato il giusto mix di entrambe le cose: il lavoro con i cantanti e l'orchestra, la cura del dettaglio Operistico e la ricerca dell'effetto destinato ad un vasto pubblico, in spazi nei quali certe sottigliezze stilistico/musicali si potrebbero perdere.”

Maestro, è stato, il suo debutto in Arena, un palcoscenico difficile, all'aperto. Come lo ha affrontato?.

Le rispondo alla fine dell'intervista perché mi sembra la giusta conclusione alla linea fin qui tracciata. Intanto è difficile rispondere senza apparire presuntuosi, dal momento, come detto prima, che sono abituato a grandi e grandissimi spazi . Quindi quello è un problema che si ponevano altri, non io.
L'emozione invece era data da altre cose, meno tecniche, che agivano più sui meccanismi dell'emozione e della memoria: io bambino che assistevo ad una Traviata (avevo 5 anni e mi ero annoiato abbastanza...!). Eppure sicuramente anche lì qualche seme venne lanciato. L'emozione di essere in un luogo così carico di storia da frastornarti e devo aggiungere che dovevo tornare in Italia per riprovare tra le nostre meravigliose città questi abbracci di pietre vissute, levigate dal tempo. Poi sono un amante della storia...e in Arena sono nel mio ambiente.
La mia musica, essere con artisti che amo e in questo luogo magico!
Che cosa chiedere di più?”

(intervista raccolta da Roberto Tirapelle)

Si ringrazia la Direzione Comunicazione della Fondazione Arena di Verona.
(Foto ENNEVI)


 

Pubblicato in data 05/09/2010