SABATO 7 DICEMBRE 2019 12:15
 

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88 Festival Lirico: "Il Trovatore"

88° Festival Lirico

 

 Ad inaugurare l’88° Festival lirico 2010 è Turandot, l’ultima opera di Giacomo Puccini, composta fra il luglio del 1920 e l’ottobre del 1924, rappresentata per la prima volta a Milano, al Teatro alla Scala, il 25 aprile 1926, per la direzione di Arturo Toscanini.

 

 

L’allestimento, completamente nuovo e ideato appositamente per quest’edizione del festival, ha regia e scene monumentali di Franco Zeffirelli, mentre i costumi sono stati firmati dal premio Oscar Emi Wada (già autrice dei costumi in Madama Butterfly). I contrasti cromatici e la magnificenza dell’apparato scenico, ed i colori delicati dell’imponente reggia di Turandot sono solo alcune delle caratteristiche di questa produzione.

A cimentarsi nel ruolo della pricipessa Turandot il soprano Maria Guleghina, che abbiamo incontrato per alcune domande.

 Quando ha debuttato per la prima volta in Arena nel 1996 con “Nabucco”, aveva già fatto il giro dei Teatri d'opera nel mondo. Che impressione ha avuto da questo palcoscenico?

“Si, assolutamente corretto, prima del mio debutto all'Arena di Verona ero già stata in quasi tutti i più importanti teatri d'Europa e d'America.
Il mio debutto al Teatro alla Scala è stato nel 1986 con Un Ballo in Maschera, successivamente nello stesso teatro ho cantato anche I Due Foscari e a seguire Tosca, Pique Dame, Manon Lescaut e Nabucco, al Met avevo già cantato Andrea Chenier, Tosca, Aida, così come in teatri come la Vienna State Opera, il Covent Garden di Londra e la Bastille a Parigi.
Ogni recita è sempre molto importante e ogni volta sento di avere tanta responsabilità, però dell'Arena, dico la verità, avevo anche un pò di paura: così decisi di accettare di cantarvi solo nel 1996, arrivai per la prova generale e il debutto sul palcoscenico areniano sarebbe stato solo due giorni dopo. Quando finalmente arrivò il giorno della Prima e uscii su quel grande palco, appena iniziai a sentire la musica dimenticai subito tutte le mie paure.
Correvo, con la spada sguainata, colpita dal miracolo dell'acustica di questo teatro - dove veramente è possibile cantare con lo stesso volume con cui canto in ogni altro teatro, pur sentendo la mia voce correre verso l'infinito. Certo è che l'Arena colpisce per le sue grandi dimensioni e quella sua aura di antica bellezza; è difficile sostenere tutte le emozioni.
In Arena, specialmente durante gli applausi, ti senti come un gladiatore. Arena per me significa gioia e rapimento, e sicuramente anche sacrifici perché qualche volta fa freddo, anche caldo, c'è pioggia, o c'è vento, però nonostante questo la gioia di cantare in Arena fa dimenticare tutti gli aspetti negativi. Ed è per tutte queste ragioni che sono molto orgogliosa di aver ricevuto nel 1997, per questo mio debutto, l'importantissimo premio Zenatello.

Nel vasto repertorio che ha affrontato si è spesso esibita in “Turandot”. Anche in questo ultimo periodo si è cimentata in questo ruolo a Siviglia e a Berlino. Che differenze ha riscontrato con l'edizione di Verona firmata da Zeffirelli?

“Ho cominciato a cantare la Turandot due anni fa, non appena accettai il primo contratto seguirono a ruota tutti gli altri nei maggiori teatri.
A Siviglia fu una produzione molto intelligente di Sonja Frisel, a Berlino una catastrofe, un allestimento molto strano, pieno di stupidaggini che non potevano che scontrarsi con il far musica.
Ma la produzione di Franco Zeffirelli in Arena è un tripudio di colori, di bellezza e di stile.
Il M° Zeffirelli non firma mai degli allestimenti che passano inosservati... sono sempre e solo delle grandi feste. Quest'anno ho già cantato una sua produzione di Turandot al Met, la stessa bellezza certamente, ma in Arena, sotto il cielo stellato veronese, si tinge tutto di magia!”

Cosa pensa di esprimere con questo grande personaggio femminile (Turandot)? E' aderente alla sua personalità.?

Credo di capire e comprendere bene l'animo profondo di Turandot. Lei sente un dolore genetico - un dolore per il passato e la conseguente paura di innamorarsi e diventare schiava di questo sentimento.
Sono di origine armena (da parte di mio padre), e sono cresciuta sui libri come 40 giorni del Mussa Dagh e Feriti di Armenia tutto sul genocidio degli Armeni il 25 Aprile 1915.
Qualche mese fa ho poi avuto occasione di vedere anche un film dei fratelli Taviani, Masseria delle Allodole, e non posso dimenticare alcuni momenti molto penosi e dolorosi di quel film.
Allo stesso modo credo che anche Turandot non possa dimenticare e buttare via i dolori del passato.”

In conferenza stampa a Verona, Franco Zeffirelli ha ricordato più volte l'indimenticabile Maria Callas. Ci sembra, però, che volesse rapportarla a Lei e non solo per il nome Maria. E' una grande affermazione di stima da parte del Maestro.

Grazie mille, per me le parole del M° Zeffirelli alla conferenza stampa sono state un grandissimo onore. Ci siamo incontrati tantissime volte con il Maestro: alla Scala, al Met, venne anche a Tokyo, per una produzione di Aida con la quale aprivo la stagione del Teatro. Per me è sempre molto interessante lavorare e vivere nei suoi spettacoli.”

In Luglio e Agosto alternerà le recite di Verona con Tosca a Torre del Lago. Ritiene che Turandot possa trovare un terreno ideale nella spettacolarità dell'Arena, mentre Tosca trova una collocazione più intima nella terra di Puccini?

“Penso che dipenda tanto dalla produzione. Certo Franco Zeffirelli penso riuscirebbe ad adattare questo bellissimo allestimento areniano anche per un palcoscenico più piccolo come quello di Torre del Lago: così da riuscire a ricreare questo grande miracolo anche sulla terra del grandissimo compositore. Anche Tosca si può fare dappertutto e in modi diversi, l'importante è riuscire a mantenere l'intimità del secondo atto.”

Tra i suoi prossimi impegni c'è un concerto al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo. E' un concerto a richiesta del pubblico. Una modalità che ho sentito raramente. Che cosa ne pensa?

“A San Pietroburgo canterò “Turandot” il 2 luglio (non posso stare molto tempo senza di lei!). E il 5 luglio farò un "Concerto a Richiesta": questo è certamente il primo concerto di questo tipo nella storia dell'Opera. Sono già 5 settimane che il pubblico fa "richieste", votando on-line il proprio brano d'opera preferito, e questo porta, ahimè, allo stravolgimento del programma. Ogni settimana il programma cambia quasi completamente, ogni volta per me 10 titoli da rivedere e (ri-)studiare. E' un regalo che voglio fare al pubblico russo. Canterò 10 arie, però come ho detto fino al 30 giugno non saprò con certezza quali arie saranno. Il 13 luglio canterò poi una nuova produzione di Attila e solo dopo sarò finalmente verso la patria di Puccini, per “Tosca”. Quest'anno ho avuto poi il grande onore di ricevere il premio Puccini: per questo ringrazio tutti, per aver gradito la mia umile offerta a questo grande compositore.”

Si sente di fare un augurio al Teatro d'opera italiano in questo momento difficile?

“Certo! L'Italia è la patria dell'Opera; è all'Italia che dobbiamo essere grati se esiste questo miracolo di sintesi tra teatro, musica, poesia e dramma. E' all'Italia che dobbiamo essere grati per aver regalato al mondo i più grandi compositori, cantanti, musicisti e registi. Vorrei tanto che l'Opera possa nuovamente risollevarsi e innalzarsi come su di un trono, di nuovo genere amato da tutti, specialmente dai politici, come si fa con il calcio...”

(intervista raccolta da Roberto Tirapelle)


 Le repliche di Turandot sono previste per l'1-16-24-30 luglio ed il 13 e 20 agosto.



Pubblicato in data 09/08/2010