VENERDÌ 24 SETTEMBRE 2021 22:36
 

Cover

Claudia Sainte-Luce, regista messicana, esordisce con fortuna di critica e di pubblico.

"Los Insolitos Peces Gato" è il ritratto di una famiglia bizzarra nella provincia messicana.

 

         Di Claudia Sainte–Luce, regista messicana di Veracruz, specializzata in audiovisivi, non si conosce nulla in Europa finchè non esce il suo primo lungometraggio, “Los Insolitos Peces Gato” (“The Amazing Catfish”, 2012) che comincia a conseguire premi sia nel mondo latino-americano che in quello europeo. Prima di questo esordio si era fatta notare in patria per due corti, “Muerte Anunciada” (2005) e “El Milagrito de San Jacinto” (2007). 

Ora per Claudia Sainte-Luce è il momento di “Los Insolitos Peces Gato”, premiato (nelle giurie della Stampa internazionale o come opera-prima o per il pubblico)  a Toronto, a Locarno, a Gijon, a Baja, a Cuenca.

E’ un film quasi completamente al femminile, sia nel cast che nello staff tecnico. Del resto il lavoro di squadra c’è stato, visti i consensi del pubblico e della critica.

E’ un film leggero ma complesso, si focalizza sull’infanzia, sulla adolescenza e sulla maturità. Un percorso difficile ma che Claudia Sainte-Luce lo esprime senza inibizioni e in profondità, grazie in parte anche ai ricordi autobiografici che rendono i particolari molto intensi. Infatti, di particolari il film è ricchissimo: dai prodotti che Claudia, la protagonista, cerca di vendere al centro commerciale all’uso di un design sofisticato, agli oggetti che addobbano la casa o che si indossano in famiglia, i colori surreali della loro auto.

Un compendio di civetterie a mezza strada tra il “mondo d’Amélie” e una specie stravagante del “Mago di Oz”. Entrambi non hanno nulla a che fare con gli sfondi provinciali di Guadalajara ma un certo modo di fare cinema forse sì. E un altro aiuto per Claudia Saint-Luce le deriva anche dalle interpreti, tutte azzeccate nel tratteggiare i caratteri delle loro figurine. 

Nel contesto godibile del film, annotiamo, infine, che la regista messicana fa trasparire in filigrana una denuncia sulla carente situazione sanitaria del suo Paese. Nuvole grigiastre appesantiscono gli sfondi rosso dorati del Messico.    

Per chi volesse saperne di più ecco qualche domanda rivolta alla regista.

Il suo primo lungometraggio ha cominciato a vincere un po' di premi. Anche in Gijon. Era molto emozionata. Le sta molto a cuore la storia del film?

“La vicenda del film mi sta a cuore perché era una esperienza che mi ha attaccato molto profondamente. E’ stata una storia così personale che avevo bisogno di raccontarla. Quando mi è successo di incontrare questa famiglia nel 2005, mi ha cambiato completamente la vita”.

 

 Come regista d’esordio ha una insolita capacità di muoversi nei particolari, non solo nei confronti delle persone ma anche degli oggetti che circondano le sue ambientazioni. E’ più un lavoro di sceneggiatura o un suo modo di fare cinema?

 “Entrambi credo, penso sempre che i dati parlano della persona che sei. Se si mette attenzione in ogni dettaglio del character, allora il pubblico inizierà a ‘sentire’ invece di ‘vedere’ solo”.

 

  Dove ha girato il film? Forse a Guadalajara e perché la scelta di questa location?

 Sì, era tutto a Guadalajara, perché la vera storia accade laggiù. E la sensazione di essere in una città di provincia dà al film un'altra dimensione. Anch’io mi sentivo di dover ritornare in questa città per raccontare questi ricordi che si sono verificati lì”.

 Roberto Tirapelle

 

“Los Insolitos Peces Gato”, (México, 2012, 91’); sceneggiatura: Claudia Sainte-Luce; fotografia: Agnès Godard; montaggio: Santiago Ricci; musica: Madame Recamier. Interpreti: Ximena Ayala, Lisa Owen, Sonia Franco, Wendy Guillén. Produzione: Cine Canibal; Jaqueca Films; Geminiano Pineda.  Distribuzione: Pyramide.

 (nella foto, il cast del film. Al centro Claudia Sainte-Luce)

Pubblicato in data 30/12/2013