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28 Settimana della Critica di Venezia

"White Shadow" vince il Leone del Futuro - Premio Venezia Opera prima "Luigi De Laurentiis".

Noaz Deshe è il miglior regista esordiente della 70 Mostra del Cinema.

Per il terzo anno consecutivo la  Settimana Internazionale della Critica (Sic) festeggia il “Premio Luigi De Laurentiis” per l’Opera Prima ad un proprio film.  Si tratta di “White Shadow” dell’esordiente Noaz Deshe, regista apolide, già compositore e fotografo.

Certamente di Noaz Deshe hanno colpito il talento visionario e l’intensità che ha espresso di fronte al tema drammatico della persecuzione degli albini in Africa. Il regista riesce a mescolare con maestria la finzione ad un lavoro documentaristico. Coperto da capo a piedi, il bambino Alias deve nascondersi perché in quel lembo d’Africa non c’è posto per la pelle chiara. La sua vita diventa un’ombra bianca.    In Tanzania c’è un detto diffuso “gli albini non muoiono, scompaiono”. A questo punto Noaz Desche decide di penetrare storie e luoghi con la macchina da presa, si mette in gioco con tutti gli elementi tecnici e creativi che gli sono congeniali. Alias, da ombra vagante diventa un sintomo di diversità che vuole resistere per vivere. Da testimone a probabile vittima, una storia potente.

La vicenda si svolge in Tanzania: dal 2008 gli albini sono dei perseguitati. Medici-stregoni offrono ingenti somme per comprarsi parti del corpo degli albini per crearne pozioni magiche. Dal 2008 al 2010 si sono consumati oltre 200 omicidi causati da questo tipo di stregoneria. La storia ruota attorno ad Alias, un ragazzino albino che dopo aver assistito all’assassinio del padre viene mandato dalla madre in città, nella casa dello zio Kosmos, a cercare rifugio. Vendendo occhiali da sole, dvd e cellulari, il ragazzo non tarderà a provare sulla propria pelle le difficoltà della vita e dell’essere diverso.

Il film è stato prodotto da Ginevra Elkann e Francesco Melzi D’Eril per Asmara Film, insieme a Shadoworks, Mocajo Film a Phantasma Films. Riguardo alla produzione, Ginevra Elkann (anche Presidente della Pinacoteca Agnelli)  ha risposto ad un paio di domande.

La sua casa di produzione si cimenta in opere coraggiose e favorendo autori giovani.  Cosa l'ha spinta a produrre il film di Noaz Deshe?

“La storia. Quando ho letto la sceneggiatura di White Shadow mi sono commossa. Quella degli albini in Africa è una storia vera che è ancora molto sconosciuta. Mi sembrava importante farlo.”

Pensa che una produzione del genere, piuttosto "border line", e quella di “Land” del regista iraniano, Babak Jalali, possa trovare uno spazio nella sale e soprattutto in una distribuzione "educativa"?

“Si, “Land” è un film con una storia molto forte, di denuncia, di amore, di violenza. Troverà, spero, attenzione e spazio in una distribuzione normale”.

Ho chiesto a Noaz Desche il suo modo di affrontare il cinema che mi ha colpito.  

Sei un compositore, hai realizzato la colonna sonora di "Frontier Blues", sei anche un valente fotografo. Hai voluto passare alla regia. Ti hanno aiutato stilisticamente musica e fotografia o ti sei sentito andare allo sbaraglio?

"Cerco di non fissare  la mente su un particolare titolo o soggetto. Alcune idee hanno bisogno di essere trasformate in  film e alcune altre in un po’ di rumore, oppure se si è fortunati, in una canzone. Se esistono idee ben strutturate, ‘forti’,  vanno colte al volo per essere realizzate. Non importa in quale formato.”
“La musica nei film è una pura reazione. L'immagine e la storia trasmettono dei segnali.”
“Nel caso di “White Shadow” abbiamo registrato alcune delle musiche prima della sparatoria quindi con la giusta connotazione per rendere a pieno il senso.”
“Lo stesso vale per la fotografia, è una reazione "


Hai usato un modo di girare il film piuttosto inconsueto per un esordiente: l'utilizzo della macchina a mano, un lavoro sul sonoro, il taglio delle inquadrature. Come ti è arrivata questa energia?

"La storia che volevo raccontare ha dettato un approccio e soprattutto un insieme di regole per far fronte ad  un soggetto che poteva avere delle trappole".
"Era chiaro che è la storia di questo ragazzo. Quindi  avremmo  dovuto mantenerci  il più vicino possibile alla sua  esperienza per riunire idee e conclusioni.
Alias (il protagonista bambino del film,  Hamisi Bazili, nda) ??deve rimanere come un pugno ben chiuso per tutta la durata del film, come se combattesse costantemente attraverso l'aria...E, quando abbiamo trovato Hamisi Bazili nel casting, non abbiamo avuto il minimo dubbio:  era  il personaggio che cercavamo, perché possedeva quella ‘tensione’... ".


Come sono stati scelti gli attori e le location?

“Abbiamo viaggiato molto e alla fine si è trovata una zona che rispondeva a tutte le esigenze della storia. In Tanzania fare una programmazione è molto difficile e non ci sono garanzie che la gente venga a presentarsi al momento giusto. Fissare un appuntamento con qualcuno con una settimana di anticipo suona ridicolo. Quindi devi essere sul posto ogni giorno e anche molte ore prima. Le location sono facilmente individuabili:   è un Paese di incredibile e aspra bellezza,  ai massimi estremi.”
“Molto il guidare, molto il fermarsi a causa di una sensazione viscerale: l’impressione visiva, l’angolo per cui vale la pena di voltarsi per fissare il ricordo nella mente ".
"Abbiamo contattato le organizzazioni Albino.  Era The ARCT – Albino Revolution Cultural Troupe. Ci hanno aiutato a trovare Alias ??e Salum (Salum Abdallah è un altro interprete del film, nda). Abbiamo fatto un workshop da sogno con i bambini, in cui il ragazzo ha nuovamente scritto i suoi sogni...A quel punto, si è avuta la netta percezione di chi vuole e freme nel raccontare storie.”
“Hamis - Alias  aveva già composta per noi una canzone sul tema dell’essere ‘inseguito’ ".

Stai già lavorando ad un altro film?

“Sì, ho fatto una graphic novel con l’amica Lea Walloschke e abbiamo in programma di girare un film. Oggi sto aiutando un amico a modificare il suo film e a comporre la musica. Spero di iniziare una mia produzione quanto prima”.

Intervista a cura di roberto tirapelle

(Si ringrazia Asmara Films e l’Ufficio Stampa della Pinacoteca Agnelli)

WHITE SHADOW (Ombra bianca ) Italia-Germania-Tanzania, 2013, DCP, col., 115; Regia: Noaz Deshe. Sceneggiatura Noaz Deshe. Montaggio: Xavier Box, Robin Hill, Noaz Deshe, Nico Launen Masson, Noaz Deshe. Scenografia Miesenberger, Sandra Leutert. Suono (Kosmos), Glory Madgalena Cyril Ntanga (Padre), Riziki Ally (Madre), James D. Salala (Adin), John Samuel Makipunda (Anulla) Produzione: Asmara Films, Shadoworks, Mocajo Film. Francesco Melzi d’Eril. Produttori esecutivi / Ryan Gosling, Stefano Gallini-Durante; Produttori esecutivi associati : Matteo Ceccarini, Eva Riccobono, Luigi De Vecch Hemmelsheim, Vanessa Ciszwevski, French Exit, Phantasma Film, Reel2Re  


Noaz Deshe, artista e filmmaker, vive tra Berlino e Los Angeles. Ha composto la colonna sonora di Frontier Blues (2009), film d’esordio del regista iraniano Babak Jalali. La sua graphic novel We Never Meet Again è in attesa di pubblicazione. White Shadow è la sua opera prima
 

Pubblicato in data 07/10/2013