SABATO 25 SETTEMBRE 2021 00:23
 

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Cinema a Venezia: "L'arte della felicità" alla Settimana della Critica

Il produttore Luciano Stella: "è stata una lucida follia". Il regista Alessandro Rak: "l'animazione può essere internazionale anche da Napoli".

 

Sarebbero sufficienti le due dichiarazioni rilasciate dal produttore e dal regista per connotare la passione e la coscienza di un mondo, che sono alla base della realizzazione de “L’arte della felicità”, primo lungometraggio di Rak.

    Sotto un cielo plumbeo, tra i presagi apocalittici di una Napoli all’apice del suo degrado, Sergio, un tassista, riceve una notizia che lo sconvolge. Niente potrà più essere come prima. Ora Sergio si guarda allo specchio e quello che vede è un uomo di quarant’anni, che ha voltato le spalle alla musica e si è perso nella sua città. Mentre fuori imperversa la tempesta, il suo taxi comincia ad affollarsi di ricordi, speranze, rimpianti, presenze. Ora sa chi sono i passeggeri: anime, fantasmi, memorie, strade. Messaggeri di un sole che nasce altrove e di ciò che è oltre il proprio parabrezza. Prima o poi il cielo si aprirà, e arriverà la fine... o tornerà la musica.

Ecco in sintesi quello che possiamo vedere e percepire nei quasi 90 minuti proposti da Alessandro Rak, certamente un esempio di animazione fuori catalogo, sicuramente un’influenza estetica della grafica fumettara da cui proviene, ma anche animatore in 2D, scenografo in 2D, pittura digitale, modellazione e compositing---Ma, soprattutto, una tendenza a raccontare una storia del proprio territorio con un gruppo straordinario di giovani talenti.  

Prima dell’intervista una performance musicale collettiva dei musicisti e del cast del film introduce la prima domanda a Luciano Stella. Il film è arricchito dalle musiche della vecchia e nuova Napoli. E’ un’altra caratteristica della Sua produzione?

“Intorno alla Casa di produzione è nato un vero e proprio movimento, infatti MAD Entertainment è una factory della musica, dell’animazione e del documentario. Si sono riuniti artisti di tutta la scena napoletana, è una nuova generazione musicale che ama la musica di oggi ma non trascura la tradizione. Alessandro (il regista) è anche un autore storico di video musicali, fa parte della New Wave napoletana. Poi c’è stato il contributo delle musiche originali, composte da Antonio Fresa e Gigi Scialdone.”

 
Ancora a Stella domando se concorda su come - da oltre un decennio - il genere cinematografico dell’animazione per adulti fosse andato perduto, soprattutto in Italia. Ora, mi sembra, si intravvede qualche spiraglio di attività. Forse il supporto del “fumetto” ha aiutato “l’animazione”. E’ per questo motivo che Lei ha avuto il coraggio di creare una casa cinematografica che opera anche in questo campo e realizzare il film di Rak?

“In realtà il progetto è stato una lucida follia.  Con la consapevolezza che l’Italia non frequenta l’animazione per adulti ma anche con la consapevolezza che all’estero, invece, c’è una grande tradizione, dai Simpson al mainstream della DreamWorks, dalla Disney alla Pixar. A Napoli, ad esempio, abbiamo una nuova forza di talenti con delle precise competenze tecniche sull’animazione.”

Riprende la domanda Alessandro Rak sottolineando “come l’animazione possa essere internazionale anche da Napoli. Inoltre non mi piace parlare di spiragli: sono ben presenti delle forze sul territorio mosse da passione e voglia di lavorare e non c’è bisogno nemmeno di tanti soldi per creare qualcosa. I dibattiti sulla depressione non servono.”

    Ad Alessandro Rak chiedo se l’idea di ambientare il film a Napoli,  in un contesto pre-apocalittico, sia nata per la vicinanza alla città o per rivolgersi con nuova fiducia ad una possibile rinascita?

 

“Si parla sempre di crisi e si impone una salvezza necessaria: invece siamo già salvi perché siamo vivi. Questa è una percezione che potrebbe diventare importante se i singoli la acquisissero come propria, in modo da poterla trasformare, per il nostro territorio, in una prospettiva fertile. Non si può partire dalla negazione di dove viviamo per predisporsi al futuro. Napoli deve riprendere a dialogare col mondo”.

Sempre a Rak: il titolo “L’arte della felicità” si ispira all’omonima manifestazione culturale   esistente a Napoli dal 2005, o ad un libro buddhista, oppure per il film ha un significato autonomo?

A tale riguardo sia Stella che Rak confermando tutte e tre le circostanze: “Innanzitutto l’iniziativa di Napoli nasce da un libro del Dalai Lama. Ora abbiamo creato il film. Consideriamo però – sottolinea Rak – le due parole Arte e felicità: messe insieme hanno una forza straordinaria”.

Stella, Lei è stato (ed è ancora) un pioniere dell’esercizio cinematografico: come funzionano le sale cinematografiche oggi a Napoli?

 “Io ho creato la prima multisala del Sud, il “Modernissimo”. Il cinema è un prodotto anticiclico, perché è il più economico, ma in questo momento le sale sono in crisi. Il film passa attraverso più media, dall’home video al tablet. La crisi però può diventare anche una opportunità, come accadde al mio arrivo a Napoli. L’obiettivo, oggi? Cercare sempre un’industria dai contenuti forti e diversificati.”

 Servizio e intervista a cura di Roberto Tirapelle

(Si ringrazia l’Ufficio Stampa Fosforo)    

 L’arte della Felicità: regia : Alessandro Rak. Sceneggiatura: Alessandro Rak e Luciano Stella. Produzione: Big Sur,  Entertainment, Rai Cinema e Cinecittà Luce. Distribuzione italiana: Istituto Luce. Durata: 84’.

Presentato alla 28 Settimana Internazionale della Critica di Venezia.  

Pubblicato in data 08/09/2013