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Arena di Verona 2013 - Verso il Centenario

La Fura dels Baus curerà l'allestimento dell'Aida dell'inaugurazione. Grande attesa per la nuova produzione.

Per il Festival del  Centenario saranno due le produzioni  di “Aida”: una nuovissima  per la regia di La Fura dels Baus,  l’altra è la rievocazione del 1913, storico allestimento di Gianfranco de Bosio.

 

Chi è La Fura dels Baus

E’ il nome di una compagnia teatrale spagnola originaria della Catalogna. Fondata a Barcellona nel 1979, da Marcel lì Antunez, Quico Palomar, Carlus Padrissa e Pere Tantinya nasce come gruppo  di “teatro urbano” alla ricerca di uno spazio scenico diverso da quello tradizionale. I loro lavori comprendono una fantasmagoria di espedienti scenici come la musica, il movimento, l’utilizzo di materiali naturali e industriali, l’applicazione di nuove tecnologie, e il coinvolgimento diretto degli spettatori nello spettacolo. Lo spettacolo diventa creazione collettiva tanto che “La Fura” s’impone come fenomeno.

Negli anni Novanta, la compagnia ampia il campo d’azione al teatro testuale, al teatro digitale, ai grandi eventi, a Work in progress contemporaneamente in più città. Entrano nel suo portfolio Pepsi Cola e Mercedez Benz.

(nella foto, Orfeo ed Euridice, cinema)

Lambiscono anche l’industria cinematografica con tre pellicole. Il passo è breve e si trasformano in gruppo rock, cambiano pelle a rischio.

   Chi è Carlus Padrissa

E’ uno dei motori de La Fura ed è attribuibile a lui il passaggio dal teatro alla lirica. In questo campo rovesciano la loro eversività più spiccata perché il melodramma può diventare spazio e genere  provocatori. Cominciano con ”Atlandide” di Manuel de Falla, il mito spagnolo, per farsi le ossa. E continuano con i francesi “Le martyre de Saint Sébastien” e “La Damnation de Faust”.  La verità è che Padrissa venderà l’anima a Wagner impadronendosi del Ring, prima al Palau des les Arts di Valencia, poi a Firenze dal 2007. Un ciclo lirico incandescente che è continuato con “Die Walküre” per l’apertura recente del Teatro del Maggio.  E La Fura ha continuato al Maggio pochi giorni fa con la realizzazione dei “Carmina Burana”, altra incursione illusionistica.

Gli spettacoli lirici messi in scena da La Fura sono ormai innumerevoli, passando da “Les Troyens” al “Tannhauser, portato anche alla Scala nel 2010.  In quest’ultimo caso lo stile Bollywood fa storcere il naso ai melomani milanesi. 

Le prossime tappe         

“Aida” a Verona per l’apertura della Stagione del Centenario, “Orfeo ed Euridice” a Ludwigsburger, subito dopo Verona, “Babylon” di Jorg Widmann a Monaco in Luglio, “Le Grand Macabre”di Ligeti  a Oslo in Settembre, per ritornare alla Scala nel 2016 con il “Tannhauser”.    

L’intervista

   C'è molta attesa a Verona, e non solo, per la vostra Aida ad apertura della Stagione estiva che coincide con il Centenario areniano. Avete pensato ad un allestimento con qualche particolare provocazione visiva? 

 "Abbiamo firmato un contratto che ci impone di mantenere riservato il contenuto. Posso solo dire che cercheremo di fare una messa in scena spettacolare e profonda al tempo stesso."

 (nella foto, bozzetto di Aida)

 

Avevate già sperimentato il Ring wagneriano in teatro, soprattutto a Firenze. In questa edizione di Die Walküre, appena presentata al Maggio, cosa c'è di più devastante nella vostra concezione registica?

 "Io amo i fratelli Siegmund e Sieglinde come gli esseri umani preistorici "homo sapiens", in contrapposizione degli Dèi Wotan, Fricka e Valchiria che volano come esseri di luce alla velocità di 300.000 chilometri al secondo ..."

Considerato il vostro interesse verso gli "Anelli" siete più legati all'idea scenica di Otto Shenk o a quella di Patrice Chéreau?  

(nella foto, Die Walküre al Teatro del Maggio)

"Ogni epoca ha un "anello", Chéreau negli anni ’70, Shenk negli ‘80 e ’90, Koffer e qualche altro hanno contribuito con altre nuove idee. Sono stato molto fortunato a conoscere il Maestro Metha e della fiducia che ci ha riposto per un lavoro di tale portata, più di 15 ore. Credo che ultimamente ci siano stati molti anelli in cui Wotan era un uomo, o direttore di una fabbrica o di un casinò ... e l’hanno realizzato molto bene con la necessità di mettere sullo stesso piano Dei ed umani. Ma gli Dei sono una proiezione immaginaria degli esseri umani, è sembrava più logico che fossero elementi di luce, trasparenti, leggeri, pura immaginazione che deambula nel mondo geometrico."

Avete proposto a Firenze i Carmina Burana. Con ulteriori innovazioni rispetto al vostro allestimento del 2009?

"Non ci sono stati cambiamenti, Carmina per me è un classico. L'opera è l'unione di tutte le arti sceniche create per la musica, che guida tutte le discipline e crea lo spettacolo globale. Grazie a Carl Orff, che da buon tedesco ha profondità e comprende la passione mediterranea; grazie ad alcuni testi scritti in latino, che parlano del piacere e della felicità della vita e dell'arte di viverla come un atto di creazione".

"E’ una musica senza fine, inizia e termina con la stessa struttura. Quindi, è una musica con un ritmo atavico che si ripete nel corso della storia umana. Dopo tutto, siamo uniti, spermatozoi e ovuli, che hanno progredito e hanno fatto posto alla vita. E, questo breve processo di vita, infatti, si identifica in questa musica che si ripete."

"Tuttavia, la musica ha ritmo, un qualcosa di così primario come dimostrano i cambiamenti dal pianissimo al fortissimo. Una musica che è il battito di un cuore, dove improvvisamente succede qualcosa e ci si innamora e tutto ruota."

"La Fura, fin dall’inizio, ha trovato ispirazione dalle celebrazioni e riti del Mediterraneo, dalle origini della tragedia greca, anzi in tempi molto più remoti, sul Tigri e l'Eufrate; da Babilonia ad Est, in Asia o scendendo in Africa."

"Poi la Fura dels Baus si è permeata di tutto questo, l’attore "fura" è attore, cantante e musicista ‘libero’, che si realizza nel divenire dei lavori che rappresenta, quale un'espressione appassionata. "Carmina Burana": un'opera d'arte sensuale. Per noi un altro passo appagante nel nostro lavoro".                          (nella foto Carmina Burana al Teatro del Maggio)

roberto tirapelle

(Si ringrazia il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino)

 

Pubblicato in data 20/02/2013