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Finalisti al Campiello: Maria Pia Ammirati

"di Premi forse ce ne sono troppi ma servono per la cultura, la felicità della cultura"

Tra i cinque finalisti del Premio Campiello 2011 (Maria Pia Ammirati, Ernesto Ferrero, Giuseppe Lupo, Federica Manzon, Andrea Molesini), l’occasione di avvicinare Maria Pia Ammirati è interessante per ascoltare direttamente esperienze di comunicazione, di scrittura, di incontri.

 

Quando è cominciata la sua passione per la scrittura?

“Ho cominciato a scrivere da piccola. Attraverso un episodio che era avvenuto a scuola mi sono resa conto che avevo una dote naturale: scrivevo benino.  In adolescenza ho cominciato a creare piccoli racconti che però non mi piacevano. Fino a venti anni ho scritto piccole cose che mi sembravano molto immature. Il primo testo che mi è sembrava coerente con il mio stile di scrittura è stato attorno alla fine degli anni ’90 e lo hanno pubblicato. E così ho esordito.”       

Il suo libro finalista al Campiello “Se tu fossi qui” (Cairo editore), parla di morte o meglio di assenza, anzi mi sembra che lo scopo principale siano i rapporti. Dove voleva arrivare.

Quando si parla di assenza, lontananza, separazione, morte, in realtà voglio arrivare a parlare d’altro.  Perché Matteo (il protagonista del film che perde la moglie) dovrà cominciare ad interrogarsi sulla sua vita, sul suo rapporto con il partner, sull’amore. Conoscere meglio l’altra parte di sé.   

Quindi si arriva alla famiglia?

La  famiglia è il luogo principale dove si imparano molte cose della vita, dove sperimentiamo le nostre paure con gli altri e con il mondo. Oggi c’è molto disagio, poca comunicazione sia tra la coppia che con i figli.

Lei, tra le altre funzioni, è responsabile di un contenitore come “Unomattina”. Il suo lavoro l’ha aiutata nella scrittura?

Se vogliamo essere sinceri, non mi ha aiutato. Sono due cose completamente diverse. Il lavoro che faccio mi lascia poco tempo e questa sottrazione di disponibilità non è certo l’ideale per scrivere.

Ecco il mio lavoro forse mi ha alimentato ispirazione dal punto di vista delle storie, della conoscenza del mondo, della biografia delle persone.   

In quest’ultimo libro ha usato un metodo di scrittura diverso dai precedenti?

“Credo di sì. Mentre i primi due  (“I Cani portano via le donne sole”, 2000; “Un caldo pomeriggio d’estate”, 2005, nda)  li considero dei romanzi più sperimentali, questo è un libro che io definisco più “tondo”, più facile ad arrivare al lettore. Non per tale motivo meno complesso. Voglio dire che ha una sua rotondità di romanzo, quindi di plot, di storia. Lo considero la mia creazione più matura.”

Ha ancora fascino la televisione? 

“La televisione è al centro di una situazione complessa che riflette anche la configurazione del paese. Considero la televisione un grandissimo mezzo, complesso da gestire. La televisione è anche una grande opportunità e pertanto se si riesce a capire questa complessità e si riesce a gestirla può diventare il più grande sistema di comunicazione. Lo è già per numeri ma se lo vogliamo anche nella qualità la televisione potrebbe sicuramente diventarlo.”

Si avvale di buoni conduttori?

“ La televisione italiana, pur al centro di una serie di critiche anche feroci, ha un patrimonio di grandi conduttori. Certo che la fatica di chi la fa è tirarne fuori altri, è questa la capacità e la sfida.”    

Nella sua carriera giornalistica ha dei punti di riferimento?

“Ho avuto il privilegio di conoscere tantissimi artisti, scrittori. Come saggista ho incontrato Alda Merini, Lalla Romano, Fernanda Pivano. Ho frequentato negli ultimi anni della sua vita Toti Scialoja (pittore e poeta, nda), Carla Accardi (pittrice, nda), ho incontrato Pietro Consagra (scultore e scrittore, nda). Questo mestiere mi è servito molto a conoscere il mondo dell’arte e della letteratura da vicino, per me è stato un grande patrimonio.”

“E ho avuto il privilegio di conoscere Amelia Rosselli (poetessa, nda) che mi ha concesso la sua ultima intervista prima del suicidio.”   

(intervista raccolta da roberto tirapelle)

(Venezia, 3 settembre 2011)

 

Maria Pia Ammirati è dirigente televisiva, scrittrice e giornalista. Ha esordito nel 2000 con il romanzo "I cani portano via le donne sole", selezionato al premio Strega 2001. Nel 2005 è uscito "Un caldo pomeriggio d'estate" (Premio Grinzane-Cavour Calabria). Nel 1992 ha pubblicato un saggio sulla narrativa italiana degli anni Ottanta, "Il vizio di scrivere", indagine sui nuovi scrittori italiani. Da allora si occupa di narrativa italiana collaborando alle pagine culturali di giornali e riviste. Oggi scrive per il quotidiano Liberal. Tra gli altri libri ricordiamo "Madamina: il catalogo è questo" (1995), "Femminile plurale: voci della poesia italiana dal 1968 al 2002.

“Se tu fossi qui”, (Cairo editore), 2010, pagg. 160.


 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in data 07/09/2011