MERCOLEDÌ 22 SETTEMBRE 2021 16:51
 

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Lirica a Verona - Fiorenza Cedolins, Mimì nella "Bohème" areniana.

"in questi anni ho maturato una Mimì di grande forza d'animo, incosciente e coraggiosa. Sentimenti che piacciono ai giovani"

(Fiorenza Cedolins, foto Brenzoni)

Da Sabato 6 luglio in scena “La Bohème” di Giacomo Puccini, il quinto titolo in cartellone dell’89° Festival Lirico. L’allestimento è quello della Fondazione Arena di Verona del 2005 e riproposto con grande successo nel 2007, sempre per la regia di Arnaud Bernard.

Per la ripresa di quest’anno la direzione dell’Orchestra è affidata a John Neschling, pronipote del celebre compositore Arnold Schoenberg, e si ricongiunge una coppia di artisti amatissimi dal pubblico areniano, Fiorenza Cedolins e Marcelo Alvarez.

Il celebre soprano è in una forma leggiadra tanto da far pensare che le ultime presenze - nel “Ballo in maschera” a Zurigo e nella “Butterfly” a Vienna - l’abbiano ringiovanita. Mi confida, in pasticceria, che è brava a preparare le cassate siciliane. Non l’avrei mai detto da una friulana.  Misteri del belcanto...

Cosa ha maturato di più nel ruolo di Mimì dal 2005?

“Il mio percorso segue una maturazione a rovescio. All’inizio con una interpretazione aulica, che richiama altri personaggi pucciniani del Grand Opéra, qual è Tosca. Sono partita da una forma psicovocale, più melodrammatica e mi sono avvicinata a un ruolo lirico puro. Ho recuperato un canto più scorrevole, più leggero, vicino allo stile del canto di conversazione, più fresco, più giovane.”

(foto by Cristiano Zane)

“Del resto, nella prima parte dell’opera, c’è tutta una voglia di vivere, la frivolezza, la superficialità. E anche dal 3° al 4° atto è sbagliato far presagire il dramma.”

“Voglio sottolineare la forza d’animo di Mimì nell’affrontare il suo destino, incoscienza e coraggio, caratteri che sono anche dei giovani.”

Ora, un passo indietro: torniamo al ’96 quando, nel concorso Pavarotti, cantò col grande tenore in “Tosca”. E, quindi, nel ’99, al debutto areniano sempre in “Tosca”.

“Sì ho avuto la fortuna di partecipare all’ultimo Concorso istituito da Pavarotti a Filadelfia. Era un galà in tre atti. Io ho cantato il 3° atto di Tosca. Una competizione molto accurata, oltre un mese di prove.”

“Per il mio debutto a Verona con “Tosca” in verità ero un po’ preoccupata. Il regista, Giuliano Montaldo, disse, alla prima prova, “pensa ad una Tosca come l’ha interpretata Anna Magnani”.  Ai tempi del film (nda, “Avanti a lui tremava tutta Roma”,1946, regia di Carmine Gallone) la Magnani era un’attrice matura, io una ragazza, praticamente al debutto nel ruolo. Comunque abbiamo lavorato bene con Montaldo: persona molto divertente, colta, un grande uomo di spettacolo come Zeffirelli.”

Lei ha avuto un rapporto privilegiato con Puccini e Verdi, ma ha approfondito il repertorio donizettiano.

“Infatti, sono stata Paolina in “Poliuto” a Zurigo e “Maria Stuarda” a Venezia. E, ancora, Paolina nella prossima stagione invernale a Zurigo. Poliuto e Maria Stuarda, opere completamente diverse, davvero una prova impegnativa di grandissima utilità.”

“Ho voluto risalire nel belcantistico, un passaggio necessario come approfondimento tecnico e per l’interpretazione vocale. Le opere di Verdi ti costringono all’interno di un percorso vocale molto definito, dal fraseggio altrettanto definito. Donizetti e il belcanto lo si costruisce sul proprio strumento. Ciò ti consente di approfondire le proprie capacità strumentali e sviluppare quelle interpretative.”

“Il mondo musicale donizettiano ti aiuta a usare la voce nelle tensioni, nei recitativi, nei colori. Verdi ti canalizza su binari più rigidi.”

“Ho portato la fantasia del canto pucciniano nel belcanto e in Puccini prendo il rigore tecnico. Cerco di fondere sempre questi due aspetti.”

Ho calcolato nel Suo repertorio circa 36 opere. E con quale frequenza interpretativa?

Non faccio questi calcoli ma credo ciò sia esatto. Le opere che ho cantato di più finora potrebbero essere “Madame Butterfly”, “Il Trovatore”, “Messa da Requiem”, “Tosca”, “Norma”.             

“Le esigenze dei Teatri oggi sono un po’ cambiate per i motivi che conosciamo. Ad esempio le opere ritenute più semplici sono invece le più difficili. Come “Bohème” o “Butterfly”, molto amate dal pubblico, se non vengono messe in scena adeguatamente si rischia molto. Un’opera quale  “Bohème”, nel nostro specifico, è un’opera capolavoro e richiede una qualità assoluta.”   

Ritorno a Verona: quali le sensazioni su questo palcoscenico?

“A Verona mi sono sempre trovata benissimo. Molti si preoccupano di cantare all’aperto. Io mi sento a mio agio in Arena, per l’atmosfera speciale, mistica... In questo buio, tutto il profumo della notte, si ritorna alle origini più vere della tragedia. E’ un ambiente puro, essenziale, favorisce una grande concentrazione.”  

Una curiosità: l’incontro con Giancarlo del Monaco. In Italia, non molte le sue regie. A Verona almeno resta  la memoria del grande tenore Mario, il padre.

“E’ una grande personalità, adesso è appena tornato da una tournée in Cina. Ho lavorato con Giancarlo  in due occasioni: nell’”Andrea Chenier” a Madrid: allestimento splendido, un’accuratezza assoluta nei costumi, nei richiami storici. Poi nel “Don Carlos” , proprio il mese scorso a Siviglia. Ha grande occhio per la spettacolarità dell’allestimento e una capacità straordinaria di mettere in scena i personaggi.”

Ben tornata, Mimì.  

(intervista raccolta da roberto tirapelle)

Prossime recite: 13, 19, 26, 30 agosto - 2 settembre 2011, ore 21.

Pubblicato in data 07/08/2011