MERCOLEDÌ 22 SETTEMBRE 2021 16:08
 

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Dimitra Theodossiou è Abigaille nel "Nabucco" in Arena

"le eroine guerriere mi eccitano e, musicalmente, le follie verdiane mi danno grande soddisfazione"

(Dimitra Theodossiou, nella foto Ennevi)

Nell’ambito del 89° Festival Lirico va in scena all’Arena di Verona “Nabucco” di Giuseppe Verdi nella sua edizione storica, con la scenografia ideata nel 1991 dall’architetto veronese Rinaldo Olivieri. La direzione d’orchestra è affidata al maestro Julian Kovatchev, la regia a Gianfranco de Bosio.

Incontrando la Signora Theodossiou  sono subito colpito dal contrasto tra la protagonista guerriera e quel candore, nato dall’animo, che Le illumina il volto.

La Sua carriera internazionale inizia con l' Odabella di ”Attila”. Esiste un'affinità tra eroine e guerriere nei ruoli di Odabella e Abigaille? 

“Certamente, sono moltissime  le affinità. Anzitutto dobbiamo pensare a ruoli insiti  in quella trilogia verdiana che comprende “Attila”, “Nabucco” e “Macbeth”. Odabella e Abigaille sono sicuramente delle guerriere, ma anche Lady Macbeth è un personaggio principe, una donna intrigante, caratterizzata dalla sete di potere”.

“Inoltre queste  tre opere hanno in comune una modalità di canto. Tutto ciò che è guerriero mi piace, tuttavia Odabella, da vera guerriera, è vendicativa, Abigaille, donna ambiziosa, diventa temporaneamente una regina cattiva, che pagherà di persona i propri  errori.”

“Il prossimo Dicembre inaugurerò la stagione a Bari con “Macbeth” e sotto la direzione di Daniel Oren. Con il Maestro abbiamo portato Nabucco” al Festival di Masada, un’esperienza davvero unica”. 

Queste opere da Lei predilette presentano notevoli difficoltà. E’ necessaria la tecnica del canto di sbalzo, ricorre il do sopracuto. 

“Si, è verissimo. Si devono fare improvvisamente due ottave di sbalzo. Le chiamo le follie verdiane,  mi danno grande soddisfazione, sono una sfida e fanno parte del mio carattere.”

“Così Abigaille, nel recitativo dell’aria “O fatal”, così Odabella al suo ingresso in scena con l’esaltante “Santo di Patria”.

Signora, quante le opere nel suo repertorio e quanti “Nabucco”? 

“Ho raggiunto quarantasei opere in repertorio, tra cui diciassette di Verdi. Per il “Nabucco” penso di essere arrivata a sette produzioni.”

Un parere sul “Nabucco” areniano.

“E’ un allestimento tradizionale, imponente. Abbiamo lavorato tutti benissimo, un bel sodalizio, con il Direttore Kovatchev  e il Maestro de Bosio. Si tratta di due personalità che possono portare avanti una produzione del genere, guidando più di 300 persone sul palcoscenico. Entrambi contraddistinti da grandissima  professionalità e gentilezza, lavorano serenamente, mail alzando la voce e, dunque, non creando ansia”.

Ho notato sul Suo profilo un’opera che mi ha incuriosito e che non conosco. La produzione di “Cleopatra” di Lauro Rossi. Un accenno?                                                    

“Lei ha centrato una delle mie grandi soddisfazioni. Si tratta del più glorioso momento della mia carriera, realizzato a Macerata. Un’idea di Pier Luigi Pizzi (nda - già direttore artistico a Macerata) che ne ha curata anche la regia. Si tratta di un’opera sconosciuta e Pizzi mi disse: “Se la produco la faccio solo con te”. Ho accettato. E’ stata allestita al Teatro Rossi  perché si temeva di portarla allo Sferisterio. Ha riscosso una tale attenzione che, all’ultima replica, sono nati tafferugli perché tutti volevano entrare.”

                                                                                                                                                                                     “Come del resto saprà, gli altri titoli del mio repertorio trovano nel passato tutte le mitiche voci della storia della lirica. Questa “Cleopatra” invece porta la mia firma e ho contribuito al suo successo. Superando, quell’anno, “Carmen” e “Tosca”.

Signora, come per un bel finale d’opera, torniamo ad Abigaille.

“E’ un personaggio difficile perché cresce con la sua sete di potere. Non ha trovato una riconoscenza affettuosa da parte paterna e nelle persone che le stanno accanto... Di conseguenza si butta nella cattiveria, nel potere, nell’intrigo. Alla fine, trova la sua purificazione.”

Ma è una purificazione dolorosa!   

“Sì, infatti non mi piace che si avveleni, anche da un punto di vista religioso. Ma Abigaille è ben consapevole dei propri errori.”

Anche gli altri personaggi peccano in errori...

“E’ vero, però tutti rimangono al loro posto, solo lei paga.”

“Comunque  devi essere un personaggio forte per avere un confronto con Nabucco. Come Odabella deve essere una guerriera al pari di Attila.”

 (intervista raccolta da roberto tirapelle)           

(Si ringrazia la Direzione Comunicazione della Fondazione Arena)

Pubblicato in data 19/07/2011