GIOVEDÌ 22 AGOSTO 2019 20:27
 

Territorio

Golem I°. Mostra di arte fotografica. Autori

Golem I. Mostra d'arte fotografica. Autori

A Legnago, Museo Fioroni, 11 - 25 marzo 2012 

 

Note sugli  Autori

 

Luigi Dati

 

“ Gli inizi, con il nonno paterno, nella fotografia  professionale di situazione, la 'classica' veste del collettivo... A questo primo tragitto si affiancherà l'esperienza come fotoreporter. Poi, rompendo gli schemi 'canonici', il mio voler  sondare la psicologia del soggetto, entrando nell'intimità, nel sacrario del backstage...

 

Superando la concezione 'iconica' che regalava al pubblico un'immagine ufficiale – sul palco, l'artista, illuminato dai fari – ho scelto di rivelarne, a nudo, il 'sensus animi'. Prima, tramite le parole (interviste in camerino a personaggi del mondo del cinema, del teatro e della musica) emergeva la fatica per la rottura di schema, il crollo della finzione scenica: quel senso di spossatezza, intrisa di sudore, che libera ebbrezza esaltante o frustazione per una mancata aspettativa.... E, a chiudere, il premio: la strappata concessione dei 'due scatti '”. 

 

Il medium fotografico inteso come sequenza filmica, col proiettore a 35 mm...Come il fotogramma di un video 'ferma', immortalandolo cristallino, il ricordo (commosso, per Lucio Dalla, “un mentore, depositario di una parte della mia vita, andatasene per sempre con lui...”) per riconsegnarcelo, anche dopo anni, intatto (come già in quel vecchio album fotografico che tutti sfogliavamo e che ora resta inesorabilmente chiuso nel cassetto...). Immagini, rielaborata astrazione di una poesia visiva...

Sposando l'intimo senso di una ricerca che, dal vero, giunge a valenza pittorica, l'obiettivo di Luigi Dati imprigiona la luce delle Baleari: nella poetica relazione di trasparenze e riflessi in soffusa dissolvenza cromatica.

Per far si ché l'ars narrandi, libera, fluisca da quella fonte luminosa matrice di un messaggio morfologico in sublimata essenza...

Analisi di dettaglio elevata a lirismo, eppure intimamente quotidiana, poiché la visione scaturisce dallo scintillio polisemico della memoria: secretum, anima mundi dell'artista. Emozione surreale di una mantica minimalista pittoricamente rarefatta...In quello 'sfuocato' prediletto si apre il caleidoscopio della limpida percepibilità spaziale: 'carnet de voyage' multiforme, alla scoperta di microcosmi affascinanti...  

 

Valerio Di Domenica 

 

 "Entrato da modellista calzaturiero nel mondo della grafica pubblicitaria, inizio ad accostarmi alla fotografia spinto dal crescente desiderio di osservare, conoscere, sperimentare, comprendere la sfaccettata potenzialità di questo mezzo espressivo. Dapprima, sono semplici scatti automatici per fissare il ricordo; in seguito, viaggio nel cuore dell'emozione trasmessa dall'immagine....Particolari, lo scorrere del tempo che cerco di cogliere nella sua essenza...Il macrocosmo della Natura, valorizzando l'atmosfera di incontaminata bellezza dei suoi landescapes, marini, montani o lacustri e - con un senso di profondo rispetto, ammirazione e timore - il microcosmo delle creature che popolano la Terra (rassegna a palazzo Bottagisio, Villafranca)...

In fase successiva, mi rivolgo all'approfondimento della fotografia industriale e alla ritrattistica (nell'attuale - nei photobooks dedicati alla Moda, domina il bianco e nero in high key... Sfondi immacolati, pelle candida, con grande risalto allo sguardo, al contorno del volto e delle labbra)....”.

 La scrittura degli spazi, la ripresa con l'8 mm, per raccogliere la luce filtrata da un cumulo nubiforme e assorbita dall'alto muro di cinta: “Il cammino di S. Rocco”, l'ascesa – ripercorrendo il tragitto del Santo – sul sentiero lastricato che s'inerpica verso la romita pieve, ex voto dopo la terribile pestilenza del 1648 (2° classificato al concorso internazionale “Alfio Vasconi”, 2010)... Prospettica fuga in questo coup-l'oeil aggettante che esalta la selvaggia bellezza dei dintorni di Limone: sul Garda, anfratto immerso nel silenzio fra terra e acqua, ignorato dalle orde turistiche...O le fasi dell'alternarsi stagionale – barche all'approdo o una coppia di cigni, nel tramonto infuocato. Pietre nascoste e affioranti, nero su bianco...E il radioso mattino in montagna - la neve e l'azzurro più terso – sono voci di una natura gelosa custode della propria dimensione onirica dove l'Uomo è fugace, sottintesa presenza...

Terra acqua cielo: fotografare è  “scrivere con la luce” (Adams)....

Qui, protagonista assoluta, il fulcro ottico.

Inquadratura del Canal Grande dall'alto (Rialto?) rieditato nella calda fisionomia delle architetture, il cui ritmo  scandito armoniosamente sulle due rive si specchia nell'acqua solcata di gondole: l'unico cenno di un élan vital brulicante e frettoloso ma sottoposto e non tangibile...Contraddicendo Sanna, le immmagini di Valerio non si soffermano ma forgiano una vita parallela, tra reale e metafisico...

 

Beppe  Domenichini

 

Il giro di boa avviene nei primi anni '60, quando, in parallelo al cinema, esperienza d'équipe ad elevato costo di realizzazione, nasce l'esigenza di testare la potenzialità di sintesi di un nuovo linguaggio mediale: il video. Di pari espressità ma con i pregi di una monodirezione d'autore e un badget contenuto. Con l' apripista coreano Nam June Paik, il tracciato video approda in Europa (grande la lezione di Pipilotti Rist) e in Italia (lo “Studio Azzurro”). Si è trattato di sperimentazioni a notevole impatto mediatico, ricco di stimoli costruttivi...Unica pecca (per quasi due decenni), il limite espressivo delle tecnologie allora disponibili. Giungiamo agli anni '80, quando inizia la mia esperienza di videomaker. In tutta umiltà... Ed ecco, nei '90, il boom dell'informatica con la fattività low-cost di riprese video digitali high-tech, dunque predisposte a sostenere i passaggi editing.

All'inizio degli anni Duemila nasce la reale, quotidiana fruibilità di un linguaggio ricco di fermento creativo. Non 'canonico' per struttura grammaticale e sintassi ma dispensatore di un lessico vastissimo, attinto da quella universale cultura iconografica che l'Uomo, di tutte le epoche, ha redatta in memoria...

Il dato più rilevante del tracciato video, rispetto, ad esempio, alla potenzialità dell'immagine fotogratica che fissa quell'attimo, nella storia, (come dice Susan Sontag) è lo spalancarsi di un orizzonte illimitato che offre il costante stimolo di un'emozione: l'esplorare sequenziale di un racconto – dove, messaggio politico, riflessione sociologica, artistica....sono intrecciate, come nella vita accade, dall'inizio alla fine... Incoraggio i giovani, protagonisti dell'incertezza legata a questo momento storico che sembra aprire ad un futuro problematico, affinchè ne apprendano - con l'uso appropriato - l'enorme potenzialità... Sostituendo quel lessico piatto (molto spesso infarcito di luoghi comuni che cancellano il senso morale) in un linguaggio nuovo, articolato poeticamente...”.

 

Sottotitoli, sottofondo di musica ungherese secentesca (interpretata da Bence Boka, artista di strada, approdato a Venezia, ha come casa il ponte dell'Accademia)...Grafica cristallina di una riflessione a campo aperto sull'utopia dell'esistenza e della Morte (“Al di là del tuo inutile doppio”)... Terra, fuoco, acqua, aria: i quattro elementi dell'universo.

 

Un fluire amaro e disincantato (“tremule...ritrose...tenaci presenze....la tua linfa vitale”) ma al tempo stesso intriso di tenerezza nostalgica (un paesaggio, dietro il vetro rigato dalla pioggia...”i ricordi, àncora nel porto” ; il cielo con i cervi volanti...”aquiloni caduti”; le onde sulla battigia “ i sogni mai sepolti...”; le belle gambe di una donna in abito bianco, a terra...” un amore mai finito”; quel mare in tempesta contro la diga “le ansie, stampella del tuo equilibrio”...Quello stesso fluire, poi fa scorrere i fotogrammi che incollano in un rapido soffio francobolli di vita. Guardarsi allo specchio, cielo nebuloso “il bàratro della paura”...Superficie stregata, pozzo dalle acque profonde di battaglie di gioventù (alberi spogli, un piccolo nido alle intemperie “per le inestinguibili speranze”)...Ritrovare, ripercorrendole per poi riporle, frantumate, le ideologie. E l'ingiustizia, la ribellione – due colombi si contentono un tozzo di pane...volano via...e un passero avrà la vittoria -. L'amore può albergare anche in fustoni vuoti... piedini nudi di bimbo, la Donna...poi...il figlio maggiore (“ gli affetti più forti del Tempo”). Che cosa conta dopo tutto se non la consapevolezza del nostro passaggio terreno? Restare soli, dentro, spiarsi nello specchio della vita matrigna, scoprire con stizzoso timore una ruga in più, quella virgola che segna l'arco della fronte e delle labbra in un taglio impietoso (“Eros, droga e farmaco”).. Ma imparare ad accarezzarla, per blandire lo scorrere della sabbia nella clessidra o lo spettro della Falce...Le rovine di un tempio dorico, tre rocchi di colonna in primo piano, presenza immutabile della “bellezza che riposa e lenisce.”...

 

E, serenamente, prendere coscienza di sé, dei tanti dubbi e debolezze che hanno scortato il nostro percorso...”il rimpianto per l'insaziata fame di conoscenza”. Riviversi, rivivendo il calore delle emozioni che sentiamo ruggire ma fuggire lontano, raccogliere l'eco di memorie che sono la nostra anima....”gli occhi di chi ti hanno guardato”: quella vera, condivisa nella storia di una famiglia, la nostra, che è quella dell'autore – mamma e due bambini, sguardi, sorrisi, bronci, canti e carri carnevaleschi, sete di sapere -...In sequenze, i luoghi riposti dell'anima...Dove la bellezza delle architetture urbane, il mare d'estate, una canzone, una bella ragazza in bikini collimano...

 

Perchè dunque scegliere il landscape desolato di un'area industriale per un divertimento che diviene gioco esplorativo? Simbologia apotropaica...

 

Esiste, ma non vuole nome, quella logica introspettiva ed icastica, frutto di sgomento o saggezza che, irradiandosi in mille rivoli, dimentica la via della foce per rientrare alla caverna delle Idee (“il peso di troppi strati di vita”....il maestoso cedro del Libano, i rami gravati dal  fitto nevicare...). Poi, fuga ottica: rotaie, da un treno in corsa...”la fuga mai tentata, sempre immaginata”).

 

L'arte di Beppe Domenichini è il vissuto, la resa dei conti: volo dell'umana 'comoedia' nell'immaginario 'reale'...Dove il bàratro è poesia e allestimento scenico.

 

Riccardo Freggia

“ La multietnica Londra continua ad essere l'epicentro del mio interesse per la fotografia. Sono stato forse il primo professionista italiano ad essere ammesso a ritrarre le fasi di eventi dedicati a donne musulmane...Tra questi, l'iter prepatatorio di un matrimonio Indiano.

 Le immagini scelte per Golem I°, realizzate due anni orsono, costituiscono un dossier documentario di grande importanza, volto a sottilineare il significato di una tradizione millenaria giunta ai nostri giorni. Concordo con Adam nel sostenere “non esistono regole 'fisse' per una buona foto...”. La valutazione di un autore potrà, liberamente, decidere di trasgredire, per liberare appieno la propria vena artistica. Nella scelta di un soggetto non precludo, non opero distingui di repertorio. Viaggiando, sono i paesaggi, l'Uomo e le architetture, il filo conduttore....Che si ripresenta, concretamente nel mio experiri quotidiano: la 'Street photography' (ricordo una bellissima mostra alla National Gallery, sull'origine e le tecniche mediali). Un'arte, la fotografia sociale, che affonda le radici nel tardo '800 – a Parigi,  con i mentori Atget e Doisneau – cogliendo, nelle fisionomie e nelle ambientazioni urbane, il repentino affacciarsi di un'emozione. Di cui, il volo, fermo in un 'click', senza guardare nell'obiettivo”.    

 

 

La storia di una sposa Indiana, il centro dell'universo, per sette lunghi giorni... Stupisce e commuove l'occidentale frettolosità, la poesia 'lirica' che informa l'arte di Riccardo Freggia... L'eco di un soffio d'eternità, pura creazione nel profondo senso morale di una cultura ormai così radicata nel nostro febbrile contesto... Lo sguardo entra in immediata sintonia con quel mondo rutilante di canti, fiori, preziosità cromatiche (Mendhi Night)...Il campo focale è sempre la giovane donna: sguardo radioso, elegante incedere, è attorniata dai famigliari, dalle amiche testimoni che ne operano la vestizione e il rito dell'henné, - arabeschi e sacri simboli, ammaliante guaina pittorica - in vista del complesso rituale, introdotto da un ventaglio di eventi celebrativi. Altresì, foto d'ambientazione: è la gens, l'intera comunità (quale sottintesa presenza) a godere della presentazione della novia al villaggio....La sacralità che alberga nella casa indica gli addobbi, ammira l' offerta di cibo e bevande sui bassi e lunghi tavoli vestiti a festa, gode dell'effetto di una sapiente illuminazione, aprendo, infine, al ricevimento dei doni nuziali... Eccola, la donna Domina, iconica bellezza senza tempo ma ricettiva ad ogni éscamotage estetico, questa splendida dea vivente avvolta in lunghi sari setosi dai preziosi intarsi...Posa statuaria ma profondamente consapevole del proprio innato fascino, concede a movenze aggraziate il battito di veli - lunghe ali di uccelli esotici, dai colori sfavillanti, gli stessi da millenni – sceglie i  vistosi gioielli, il maquillage teatrale... Del resto, tutto ciò che verrà, sono nugae... 

 

 

Gianfranco Pozzer

 

“Fotograre i bambini, l'innocenza che scaturisce dalla loro connaturata immediatezza espressiva... è un tema – come ben sappiamo - difficile da affrontare in Europa. Le nove immagini ora al Fioroni, parte della sequenza “Loro sanno sorridere” (2010), risalgono ad un mio progetto espositivo itinerante, inteso a divulgare una più vasta conoscenza circa l'ambito infantile di popolazioni extraeuropee (oasi berbere al confine tra Egitto e Libia; Turchia e Uzbekistan)... Questa ricerca di sapore etnografico, la lux veritatis di usi e costumi di lontani angoli di mondo, tesoro dei miei viaggi, rappresenta una delle fasi cardine della mia passione per la fotografia benché io ami condividerla con un'espressione artistica 'astratta' . Definita da giochi particolari tra luce e sfuocato che aprono all'immaginifico: l'emozione 'framed' di un momento, colta dall'obiettivo. Da vivere...“Non esiste fotografia artistica...esistono persone che sanno vedere, persone che sanno pensare e persone che non sanno nemmeno guardare....(Nadàr). 

 

Il 'concept', del resto, di un ulteriore sodalizio collaborativo - “Panchina d'Autore”  - il cui catalogo di immagini è dedicato alla rivisitazione artistica di un complemento d'arredo urbano spesso bistrattato e negletto. Rappresentando la funzione della 'seduta' – sotto l'ottica di materiali diversi da legno e metallo – la panchina diventa la culla depositaria dell'elaborazione di oggetti e forme (peraltro destinati al cestino dei rifiuti): con la risultante 'dinamica' di una simbologia 'still life', a voce surrealista...Concluderei, come afferma Penn, sulla multiforme potenzialità di questo medium: “ la foto comunica il fatto, tocca il cuore, fa dell'osservatore una persona diversa...” 

 

 

I bambini e l'innocenza racchiusa in uno sguardo, in un sorriso .. .Fotografia, linfa artistica di uno stralcio di vita che suscita emozione e sentimento...Mi viene in mente il pensiero di Eisenstein su come l'inquadratuta frontale, il 'primo piano' non identifichi soltanto una tipologia di immagine fra le altre, ma doni una lettura 'affettiva' all'intriseca storia del racconto. Il volto è un libro aperto, esprime il proprio mondo interiore...fissando un punto all'orizzonte, l'obiettivo, fonte di stupore e ammirazione. L'espressione genera in un minimo numero di movimenti, percettivi o volontari, riflessione...Come avviene per la mimica, il tattile genuflettersi, il fagocitare e il rilasciare sensazioni arrecato da uno stato d'animo...Questi volti infantili, del resto, sono liberi spazi d'indagine...Linee pure di piccoli archi immaginari, dalla fronte alle labbra, pronti a far scoccare il dardo... Bimbi, matura espressività rispettosa, con il pulsante desiderio di appartenere ed appartenersi. Non esistono capricci ma continui fermenti, inseparabili dalle piccole sollecitazioni, o impulsi che compongono un'intensa sequenza percettiva...Che interroga sul mondo, senza animosità, né malizia...Interrogandosi, a sua volta, sulla propria collocazione in quel mondo 'al di là dell'orizzonte'...

 

 

Alessia Regajolo

Questa giovane e valente fotografa, schiva e modesta, rifugge dalle occasioni ufficiali ma ci porta, meritevole, la ricerca della verità, con quadri di storia del suo territorio. Quella Bassa Veronese che respira quotidianamente il lascito di una tradizione amorosamente preservata. La sacralità strumentale del lavoro esaltata dal bianco e nero – la magia d'autore -: immagini, un vecchio artigiano all'opera nella sua bottega...Il bancone affollato di arnesi, quel disordine non organizzato, decisionale, ma pure volutamente espresso, dove affondano memorie ed impressioni da sfogliare. Vive, come le pagine di un libro. Con il sobrio accenno di stacco cromatico a pochi oggetti quotidiani - la molla, una lattina, il cono di carta -  o, unica concessione, il tema figurativo (le mosse del Destino sullo scacchiere?) di bocce cordate: il verde vetro, luminoso rifrangersi dal candido sfondo 'collante'. E, ancora, bianco su bianco, l'abito, le mani di una sposa, in attesa trepida davanti l'altare...Quel tocco di virginale bellezza così caro alla pittura Quattrocentesca...

 

Caterina Berardi

Pubblicato in data 21/04/2012