GIOVEDÌ 22 AGOSTO 2019 19:32
 

Territorio

Riflessioni su " La Zena de le Strie". Il mistero.

Il mistero. Vita e ombre...Tra certezza e timore dell'inconscio...

Nei libri

 Empedocle (Filosofo e statista greco. 490 - 430 a.C.)

 

“Io una volta fui ragazzo e ragazza, cespuglio e uccello, e muto pesce nelle onde. La Natura cambia tutte le cose, avvolgendo le anime in strane tuniche di carne: le più degne dimore per le anime degli uomini”.

 

Ovidio (Poeta e filosofo latino. 43 -17 a.C.)

 

“La cosiddetta morte è solo il rivestirsi di una cosa vecchia in nuova forma e abito... E' lo spirito disincarnato, vola qua e là... gettato da una dimora all'altra. L'anima è sempre la stessa, solo la forma è perduta”.

 

Gotthold Lessing (Scrittore e filosofo. 1729 – 1781)

 

“Perché non dovrei tornare su questa terra tutte le volte che sia in grado di acquisire nuova conoscenza e nuovo potere? Raggiungo forse , in un solo soggiorno, tante cose da rendere inutile il mio ritorno? No certo!...O forse perderei troppo tempo? Perdere tempo! Che bisogno ho di affrettarmi? Non possiedo forse tutta l'eternità?”. 

 

 Edgar Allan Poe (Poeta e scrittore. 1809-1849)

 

“Tutto ciò che vediamo o sembriamo non è altro che un sogno in un sogno”. 

 

Carl GustavJung (Psicanalista e scrittore. 1875 – 1961)

 

“La rinascita, nelle sue varie forme di reincarnazione, resurrezione e trasformazione, è un'alternativa che deve essere contata tra le prime affermazioni dell'uomo”.

 

Hermann Hesse (Scrittore. 1877 – 1962)

 

“Sono già morto di tutte le morti e devo ancora morire di tutte le morti... ancora molte volte mi cercherete dalla morte alla nascita...”.

 

 

La nuova letteratura.

 

La fiaba, il mito dell'occulto rivelato, tra verità e superstizione. Streghe, morti viventi, misteri.  

 

Il moto originario per la tradizione letteraria della fiaba nasce dal culto e dalla paura dei morti (in particolare l'innato terrore del ritorno dei defunti è fondamento della credenza nei vampiri, così viva nell'Europa sud-orientale ma anche nella Russia zarista – il daimon della Baba-Jagà - ). Il mito affonda nella notte dei tempi, quando l'uomo primitivo, circondato da una natura misteriosa, sconosciuta, difende il proprio istinto di preservazione affidandosi ad un supporto protettivo 'sopra naturale'. Il tributo propiziatorio sta nell'onorare la divinità, osservando quel rigido schema mentale che non sfiori la dimensione proibita dell'ignoto: il tabù. Così la fiaba, da trasmissione orale di un 'proto-popolo', giungerà in epoca storica, tramite lo scritto, a presentare il motivo del tabù imposto e poi violato, coscientemente o inconsciamente, dall'eroe (Freud, Totem e tabù).

 

Un mito la cui fascinazione resiste all'usura del tempo – e riproposto in 'cult' cinematografici, dagli albori (grande interprete, Bela Lugosi)  ai nostri giorni (Gary Oldman nel Dracula di Bram Stoker, di Francis Ford Coppola) - è il “Vampiro”, la cui radice transilvanica indica l'eroe 'impalatore' dei Turchi, Vlad Tepes di Valacchia (1431-1476). Infatti, “Oupiri”, appellativo di origine serba o ungherese, vedrà da quel tempo la propria fama ben salda nelle terre d'Ungheria, Slesia, Boemia, Romania, Moravia e Polonia.

 Eppure, tornando a millenni or sono, incontriamo un culto parallelo anche in Babilonia e Assiria, desunto dalle sacre iscrizioni cuneiformi che narrano l'infierire dei demoni contro gli uomini...“divorano la loro carne e succhiano le loro vene”.

Nei secoli XVI e XVII,testimonianze letterarie più circostanziate sul fenomeno del vampirismo (www.miliziadisanmichelearcangelo.org,estratto degli scritti del prelato cattolico Augustine Calmet, 1751) annotano episodi che, al giorno d'oggi, sarebbero ricusati dai più come appartenenti alle più oscure superstizioni medioevali. Nonostante la fede nel dogma, Calmet si attiene ad un criterio comunque filosofico, sottolineando la difficoltà interpretativa di ogni singolo episodio riferito alla credenza del vampirismo pur così diffusa nell'ambito dei cristiani praticanti e, dunque, parte viva della tradizione popolare.

Circa il ritorno alla vita dei defunti, un copioso riscontro indica sia il Nuovo Testamento sia la tradizione proto-patristica e medievale. Sempre per Calmet, la resurrezione relata alla credenza nel vampirismo “...è di differente genere. In questo caso si sostiene che i morti tornino alla vita, ritornino nelle loro antiche dimore, divorino i viventi succhiando loro il sangue e poi ritornino ancora nel loro sepolcro. Ciò può accadere più volte, finché effettive misure non vengano prese per prevenire una tale calamitosa resurrezione per i viventi. Quando poi si aprono le tombe di tali “spiriti ritornanti da morte”, il corpo si trova sempre fresco, come se fosse appartenuto a persona recentemente deceduta. Le guance sono rosee e il sangue non ancora solidificato...Il metodo migliore per porre fine a tali depredazioni è di infilare un ago nel loro cuore, o di tagliar loro la testa e bruciare il corpo. Ma anche supponendo che i così detti vampiri non siano realmente morti, come possiamo noi spiegare il modo come essi possano lasciare la tomba, fare tutto ciò che si dice, e poi rientrarvi e riprendere la loro posizione primitiva? E’ possibile che si possano penetrare attraverso la terra senza aprirla così come fanno le acque e i vapori, senza scomporre in modo sensibile le varie parti? Un’altra supposizione è che questo ritorno dei vampiri sia opera del diavolo, che rianimi realmente il corpo e ottenga che questo si muova durante il periodo e nel modo sostenuto in tali storie o fascini o streghi gli occhi di coloro a cui il vampiro appare”.

L’abate Calmet riconosce che entrambe queste supposizioni sono irte di difficoltà secondo la dottrina cattolica. Resta inoppugnabile il principio fondamentale che “soltanto Dio possa far risuscitare i morti, né il diavolo può condurre tale fascinazione come si dice, o può avvenir ciò in modo a noi ignoto, e allora noi dobbiamo sospendere ogni giudizio sulla questione. La spiegazione più probabile di queste storie di vampiri, è che tali fatti siano dovuti a una violenta e disordinata immaginazione”. Quel processo mentale che Freud e Jung classificano nel quadro dell'isteria collettiva e che resta la componente primaria delle persecuzioni di tutti i tempi: dai secoli bui, preannuncio dell'Inquisizione, ai nostri giorni. Nell'eterno alternarsi di un ciclo, dopo i 'sacri roghi', quel fuoco purificatore di triste memoria, martirio di streghe e uomini di scienza e di fede spesso innocenti, si apre la fase della storica preservazione delle fonti. Tornando allo schietto fenomeno del 'mistero', esoterismo e la correlata superstizione portano all'immaginifico, il potere collante della mente, una visione della natura antropocentrica e, quindi, il collimare psicologico dei due universi. Ma l'horror vacui, quell'innato retaggio del cuore e della coscienza rimarrà il filo conduttore sospeso tra terra e cielo. E la storia popolare si alimenta nel mito che diviene leggenda. E così, l' “Ignoti nulla cupido”, resta il vero tabù dello spirito, il fuoco eterno che arde sull'ara sacrificale...

 Caterina Berardi   

     

Origini del nome strega         

 

 Etimologicamente deriva da stryx, strige, uccello notturno che, secondo la superstizione, succhiava il sangue dei neonati in culla, instillando nelle loro labbra il proprio latte avvelenato. La prima relazione, quindi, con una specie di arpia, un vampiro (così in Plauto, Ovidio e Plinio) che determinerà il significato di portatrici di morte, per la pratica dell'aborto e il terribile infanticidio. I demoni femminili sono frequenti nella cultura classica, come afferma Gerolamo Tartarotti nel suo Del congresso notturno delle Lammie, libro I capitolo IX.

 

... il moderno congresso notturno delle Streghe altro non è che un impasto della Lilith degli Ebrei, della Lammia e delle Gellone de’ Greci , delle Strigi, Saghe e Volatiche de’ Latini”.

 

A tali leggende, il Tartarotti affianca la credenza medioevale della brigata notturna, scorta di Diana o Erodiade. Lamia è un altro daimon, una regina di Libia amata da Giove, i cui nati vengono sterminati da Giunone a vendetta dell'infedeltà coniugale. Ciò rese Lamia crudele verso l’altrui prole.

 

Come è nata la figura della Strega 

 

 

 

 

 Alla costruzione 'dotta' del personaggio Strega concorrono vari elementi: 

 

 

 1. La componente culturale classica, origina dal culto di Diana-Ecate-Iside, divinità femminili con un comprovato legame con la magia.

2. La componente culturale popolare viene riscontrata ad esempio dall'antropologa Margaret Murray. La presenza delle streghe è ravvisabile in ogni cultura agricola, in memoria di una religiosità femminile preistorica che la stessa Murray definisce “culto delle streghe ”.

3. La componente culturale clericale elabora i materiali folklorici in valenza negativa. Tutto ciò che non è culto cristiano degenera nell’eresia, in quanto venera altre divinità che non possono essere benefiche, poiché solo Dio è buono. Ogni altra forma di religiosità sottende la presenza del diavolo.

4. Malleus Maleficarum      

  Le donne che celebrano i culti agrari della tradizione non sono semplici depositarie di un paganesimo contadino, bensì, secondo l'ottica del clero, hanno venduto la loro anima al diavolo per ottenere la magia dell'alzarsi in volo e della trasmutazione in sembianza animale. Le adepte sono legate al nuovo padrone da un vincolo di perfetta schiavitù e devono imporre il proprio potere tramite azioni e comportamenti malvagi. Per primo, la minaccia all’infanzia (aborto, infanticidio o la vessazione fisica dei piccoli). In tale visione misogina la strega è l’opposto della Madonna Vergine e Madre celeste: Al contrario, la strega è lussuriosa e sterile; minaccia la capacità riproduttiva che infiacchisce con le sue arti (legamenti, fatture d’amore): dunque, la nemica per eccellenza dell’intero genere umano.

Un'architettura elaborata nel corso dei secoli, che origina da quel capolavoro di sadismo, che fu il Malleus Maleficarum di Sprenger e Institor: il manuale per il perfetto inquisitore, insegnava come riconoscere, interrogare e torturare una strega, sventando le numerose 'malizie' di questa 'serva diabolica'..

 

 

Veneto. Le streghe, tra leggende e realtà locali.    

Ciò che più colpisce nella ricerca sulle credenze popolari, è il mutamento sostanziale che in larghi strati della società si è prodotto nei riguardi dell'occulto.

Notiamo negli ultimi anni una progressiva scomparsa delle credenze tradizionali che va di pari passo con il cambiamento della struttura sociale (maggiore benessere economico, innalzamento della scolarità, fruizione dei mass-media) e il graduale assottigliarsi della generazione più anziana ancora legata all'antica "fede".

Anche nel Veneto l'organicità della tradizione contadina, che fungeva da connettivo sociale, si sta progressivamente disgregando.

La comune credenza nel magico, che serviva a spiegare gli eterni problemi del vivere, diventa sempre più espressione di angosce e paure individuali che non trovano risposta.

Non è un caso che di tutte le credenze popolari, l'unica rimasta presso che intatta sia quella nella stregoneria. Gli orchi, le fate, i folletti, che fino a pochi anni fa ancora popolavano le campagne e le vallate del Veneto, sono stati adottati dalla tradizione del filò.

Nei racconti degli anziani si rintracciano gli esili fili delle antiche credenze che,

riprese e ingigantite dalle Istituzioni nel corso della caccia alle streghe,continuarono sotterranee a sollecitare la fantasia della società contadina per altri due secoli.

Nelle credenze popolari, per strega si intendeva una sembianza femminile, con l’aspetto di una vecchia ripugnante, dotata di poteri magici, in rapporto col demonio e rivolta a fare del male. In realtà la tradizione veneta assomma una multiforme varietà di streghe: Gatte Masciare, Streghe Marine, Zobiane, Beate Donnette, Bele Butele, il cui nome muta a seconda dei loro intenti in Vecie Barbantane (in genere brutte e perverse).

Le pratiche, le credenze, variano di molto fra luogo e luogo e usano diverse voci, diversi approcci alla natura...

Ma chi erano in realtà le Streghe, le creature che ognuno di noi ha ormai identificate quali icone del mondo della stregoneria, dell'occulto e della magia...? Figlie della notte o, più semplicemente, delle sventurate colpite dalla sorte?

Un tempo si ricorreva alla magia soprattutto un rimedio alla malattia e all'amore.

Per guarire il corpo senza ricorrere alla medicina ufficiale, peraltro allora del tutto empirica e assai costosa, o per trattenere mariti ed amorosi. L'uomo, soprattutto, cercava un sortilegio liberatorio per cancellare l'impotenza inflittagli da una precedente fattura.

La presenza delle streghe, perlomeno nell'immaginario collettivo, fu il criterio informativo del Medioevo e, da subito, la Chiesa le mise al bando. Tortura e condanna al rogo, furono appannaggi della Santa Inquisizione (a Verona, il 13 febbraio 1278, duecento tra Catari e Valdesi vennero arsi vivi nell'Arena).

Ma, nelle storie raccontateci dalle nostre nonne, le "nostre" streghe erano tornate ad essere vecchiette, con poteri facilmente neutralizzabili tramite una gestualità rituale e scongiuri...Secondo una tipologia che oggi ritroviamo ben preservata nelle levigate consorelle, interpreti divertenti ed ironiche di famosi serial televisivi. 

 

 

(testi rielaborati da: www.bethelux.it; http//digilander.libero.it/comunedibevilacqua/streghe.htm)

 

 Horror  

 

Si tratta di un genere trasversale alla cultura di massa, presente in particolare in letteratura, nel cinema, nel fumetto, basato sulla stimolazione simultanea di sentimenti di paura e disgusto e sul piacere della sfida in particolare tra gli adolescenti.

 

Gli ascendenti antichi e gli esperimenti romantici

 

Se è vero, come è stato da più parti sostenuto, che gli spettacoli e i testi più capaci di attrarre un pubblico vasto sono quelli in grado di suscitare reazioni forti di compassione, riso, timore, si riscontra peraltro come una componente horror si possa riallacciare alla tradizione letteraria classica, in vari riscontri - dal celebre episodio della negromante nella Farsalia di Lucano (o, in tempi omerici, il cannibalismo di Polifemo) alla scena delle streghe nel Macbeth di Shakespeare, ai tanti mostri e stregoni, vigili presenze nella produzione dei poemi cavallereschi. E', comunque, appannaggio del Romanticismo, in particolare in talune correnti dichiaratamente “devianti” anche sul piano religioso, quel satanismo cui aderirono alcuni autori romantici, che l'esplorazione dell'universo macabro e terrificante di creature quali vampiri e licantropi, zombie e altri creature di mostruosa fattezza (in molti casi frutto di una scienza al limite del sovraumano cui sfugge il controllo della facoltà razionale) si fa genere letterario a sé.

Nascono così Frankenstein o il Prometeo moderno di Mary Shelley, Dracula di Bram Stoker, Il Golem di Gustav Meyrink, accanto al Dottor Jeckyll e Mr Hyde di Robert Louis Stevenson e all'Uomo invisibile di H.G. Wells. Un caso a parte sono i racconti visionari di Edgar Allan Poe che intrecciano la ferrea logica dei primi polizieschi con l'esplorazione di diverse fonti del brivido, dal vortice marino (Una discesa nel Maelstrom) alla vendetta più feroce (Un barile di Amontillado, Hop Frog) fino alle inquietanti creature femminili come Berenice e Ligeia....

 

L'horror al cinema

 

Appena ai primi passi, il cinema si appropria rapidamente di molte di queste 'invenzioni romantiche' rielaborandole in termini artistici (Nosferatu il vampiro di Friedrich Murnau, tratto dal Dracula di Stoker) e più tardi le serializza: la serie di Frankenstein interpretata da Boris Karloff, Dracula con il volto e il pallore di Bela Lugosi, quella dell'Uomo Lupo con Lon Chaney, oltre a numerosi titoli sugli zombie e a diverse versioni della tragedia del dottor Jeckyll.

Negli anni Cinquanta e Sessanta i “film dell'orrore” diventano genere a sé, rivolto soprattutto a un pubblico adolescente che vi ricerca la prova a dimostrazione del proprio coraggio e lo spunto per la socializzazione iniziatica. Un convergere di dinamiche fruibile soltanto tramite il cinema, poiché la televisione, soprattutto allora all'epoca, lo escludeva sistematicamente da palinsesto per esigenze di vigilanza protettiva delle fasce di utenza infantile.

Primo grande successo internazionale del nuovo filone 'horror' sono i film britannici della Hammer su Dracula (interpretato da Christopher Lee) seguiti dai film di Roger Corman, spesso ispirati a racconti di Poe. Nello stesso periodo in diversi Paesi, compresa l'Italia, un altro medium tipicamente rivolto agli adolescenti, il fumetto, comincia ad proporre racconti dell'orrore, classici e non, intrecciandoli mano a mano ad espliciti contenuti erotici. Nasce il filone sadico che troverà spazio crescente nella branca della pornografia. Nel 1968, un B movie di qualità, La notte dei morti viventi di George Romero, rivoluziona il genere dimostrando la possibilità di intrecciare la tradizione horror (in questo caso le storie di zombie) con la collocazione realistica nella vita quotidiana degli americani, e con i riferimenti a

problemi di attualità: in questo caso, la discriminazione razziale. Dagli anni Settanta il filone horror si è sviluppato in specifiche forme di consumo, accentrate negli USA dei drive-in, location preferita del consumo adolescente, e poi sulla fruizione domestica di cassette e, a seguire, di DVD. La relativa banalizzazione dei contenuti più classici ha dato poi luogo a diverse tendenze. Da un lato, l'introduzione di elementi auto-ironici e parodistici, evidenti ad esempio nella serialità a titolo Nightmare; dall'altro l'estremizzazione degli aspetti cinici (il filone survivalist, iniziando dal finto documentario The Blair Witch Project) e, soprattutto, violenti, con il filone detto splatter.

 

 

Dall'horror allo splatter

 

Il termine splatter identifica un sotto-genere trasversale rivolto a differenti media, in particolare il cinema, il fumetto, la narrativa, mentre è quasi assente nel televisivo. Sua caratteristica essenziale è l'ostentare a pieno campo atti di violenza su corpi umani, con shots in dettaglio macabro. In diversi casi, ma non è regola, lo splatter attribuisce a questi scorci visivi connotazione erotica. Personaggio centrale di questo genere, come in diversi autori della narrativa fantastica di fine Novecento, è il serial killer.

La diffusione di film splatter e la popolarità presso il pubblico adolescente ha suscitate, soprattutto negli USA, accese polemiche circa eventuali controlli da adottare sulla produzione cinematografica. Vale la pena ricordare come in Italia, dove un'analoga fumettistica tiene quote di mercato rilevanti da decenni, non si registri un simile grado di  interesse, né da parte delle autorità né, tantomeno, dall'opinione pubblica.

 

(testo rielaborato, cfr.: www.fondazionescuola.it/magnoliaPublic/.../Horror-splatter.pdf )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in data 04/01/2012