GIOVEDÌ 22 AGOSTO 2019 21:03
 

Territorio

I Luoghi: Oasi "Palude del Brusà"....

Il 'mistero' di una bellezza da preservare...

(Presidente, prof. Paolo Pollo)

 

 

L’Oasi del Brusà (come il Busatello) è stata recentemente inserita nella convenzione di Ramsar, l’accordo tra Stati che individua le aree umide di valore internazionale. Dunque, la Palude del Brusà rappresenta un' importante zona umida destinata dal comune di Cerea alla preservazione di una parte dell'antico habitat naturale proprio di quest' ambito territoriale che - con il limitrofo comprensorio delle Vallette - costituisce l'ultimo residuo delle "Valli del Menago", il comprensorio palustre sito all'interno dei paleo alveo del fiume Menago (da Cerea fino alle "Grandi Valli Veronesi". Un ambito morfologicamente depresso e a sedimento torboso, corrispondente ad un solco vallivo creato da un ramo dell'Adige, in seguito negletto e occupato dalle acque del Menago.

 

La Riserva ha un'estensione di 117 ettari - di questi circa 87 fanno parte dell'area denominata "Vallette" e i rimanenti 30 appartengono alla Valle Brusà propriamente detta - . Alla fine del XVIII secolo, le paludi ceretane assommavano a una superficie di circa 2200 ettari:oggi, meno di un centinaio. Il cliché della palude quale territorio inospitale e nemico dell’uomo è in parte smentito dalla storia stessa. Il Brusà infatti rappresenta un ecosistema sul quale l’uomo in passato ha costruito la propria economia. Le valli di questo territorio, nelle diverse epoche storiche, sono state utilizzate per la pesca, la caccia, la raccolta della canna palustre e, marginalmente, per le coltivazioni orticole e del pioppo. Vegetazione e flora della riserva variano in rapporto al fattore di profondità delle acque, con nette fasce di riferimento attorno all'area palustre vera e propria, tra vegetazione natante, immersa, semi-sommersa, emergente, arborea. Ricca sia la flora che la fauna palustri, con diverse specie di pesci, oltre a crostacei e molluschi. Tra i mammiferi, riccio e talpa europei, pipistrello nano, lepre, nutria, volpe... Per i rettili, la testuggine palustre e la lucertola vivipara. Nella palude trovano riparo molte specie di mammiferi, altrove avviate ad estinzione - faina, topolino delle risaie,  donnola  e puzzola -. Censite, finora, 150 specie avicole, tra stanziali e di passo. Nidificano la poiana, il falco di palude, il germano   reale, l’airone rosso. La fauna rappresentava, in passato, una fonte straordinaria di approvvigionamento alimentare mentre le piante palustri trovavano largo impiego nell'artigianato locale ( ad esempio, la carice, la canna d’acqua destinata ad impagliare le sedie, diviene voce dialettale: “carega”).

 

Un cenno particolare merita il "bosco igrofilo" , in cui prevalgono salice bianco e il grigio oltre a pioppo nero, gelso, acero, olmo, farnia, ontano nero. All'interno, aree protette per le scuole, attrezzate per attività di approfondimento, una zona per il picnic, un capanno per le osservazioni. Il limes dell'intero comprensorio viene definito da Menago, scolo Canossa, Drizzagno, Boldierona e la Palanca nei pressi dello sguazzo. All'ingresso della Riserva protetta dell'Oasi del Brusà, in via Porte, sull'argine pubblico di proprietà comunale, sorge un capitello in muratura edificato alla fine della seconda guerra mondiale, in sostituzione di una piccola edicola in legno affissa ad un pioppo nero secolare presso un ponte sul fiume Menago.

 

La riserva naturale del Brusà - Vallette, comprende inoltre due siti di interesse storico: La Motta e il villaggio preistorico di Tombola. In merito al primo, una collinetta di origine artificiale alta quattro metri rispetto al dosso che ospita l' insediamento. Circa uso e della sua costruzione è arduo risalire all'origine: i vecchi del paese 'favoleggiano' ma l'unico dato certo è l'attestazione cartografica risalente al 1400. Il villaggio preistorico, invece, risulta legato agli insediamenti terramaricoli (età del Bronzo), peraltro ad ampia diffusione in tutta l'alta Italia.

 

Parco Naturale protetto del Tione Tartaro

Ai sensi della Legge regionale 16 agosto 1984, n. 40 e della L.R. 13/04/01 n. 11, circa l'istituzione del parco naturale regionale delle antiche terre del riso tra il Tartaro e il Tione, è in corso la ratificazione di una proposta di legge trasversale per un "Parco Regionale Tartaro-Tione", compreso nel territorio dei Comuni appartenenti all'omonima Unione veronese sopra citata - Erbè, Mozzecane, Nogarole Rocca, Trevenzuolo e Vigasio, oltre a Povegliano Veronese, Isola della Scala, Sorgà, Gazzo Veronese, Nogara e Salizzole. ( Questi ultimi centri hanno espressa la volontà di aderire al progetto ma non hanno ancora individuato gli ambiti territoriali) ;  nello specifico, Salizzole, pur non interessato direttamente dal corso dei fiumi, ha una pregevolissima enclave naturalistica di circa 10mila metri quadrati, la Trotara Ferrarini in località Filegare adiacente al percorso del Tregnone.

Gli obiettivi ecologici prevedono la valorizzazione e l'evoluzione spontanea delle specie arboree quivi insediate, il mantenimento degli ambienti naturali, anche in funzione di habitat di rifugio e ripopolamento della fauna; l'incentivazione alla ricostituzione di boschetti sui terreni agricoli prossimi al corso d'acqua o negli antichi corsi del fiume; la valorizzazione dei pioppeti; il controllo qualitativo delle acque; la valorizzazione e la salvaguardia delle risorgive, delle paludi, degli sguazzi, dei paleoalvei, anche attraverso la progressiva riduzione dell'area coltivata. In questo nuovo Parco sarà possibile organizzare attività didattiche attraverso percorsi ciclabili, pedonali ed equestri lungo l'argine, recuperando inoltre quegli 'storici' sentieri che valorizzino l'interconnessione tra fiume e beni artistici - chiese e siti archeologici - . In previsione logica, aree di sosta attrezzate con tabellonistica a specifico riferimento per monumenti e luoghi d'ambientazione storico-culturale presenti nell'area e punti di osservazione della fauna opportunamente attrezzati; inoltre verrà incentivato lo sviluppo dell'agriturismo anche tramite il recupero di strutture e manufatti storici come antichi mulini, corti rurali, antichi casoni. 

 

Le Grandi Valli Veronesi

 

Il comprensorio delle Valli Grandi Veronesi viene bonificato a partire dalla seconda metà del 1800 e indica terreni prevalentemente argillosi e di bassa e bassissima giacitura, che rappresentano un insieme unico di grandi spazi aperti coltivati.

I principali aspetti caratterizzanti l’area sono, pertanto, il paesaggio agrario e l’acqua che ne compenetrano ed ordinano gli insediamenti urbani.

In particolare, il paesaggio agrario è il risultato del continuo intervento dell’uomo, finalizzato proprio al controllo delle acque e all’adeguamento dell’ambiente naturale alle necessità produttive, in un lungo processo avviato già dalle popolazioni paleovenete. Il paesaggio ambientale e naturalistico dell’area si contraddistingue pertanto per caratteristiche davvero uniche. La monotonia, continua e vasta a perdita d’occhio, che caratterizza il territorio, diventa un elemento di unicità dello stesso, conferendogli una straordinaria valenza paesaggistica grazie alle grandi estensioni agricole che disegnano uno scenario unico di grandi spazi aperti, estremamente ordinati ed armoniosi, rigato da un fittissimo reticolo di canali, attraversato da corsi d’acqua ed ambiti fluviali di pregio ambientale. Un contesto reso ancor più suggestivo dalla presenza di oasi paludose residuali, segnalate per l’elevata valenza naturalistica - Brusà e Busatello -, oltre ad altre zone. Contestualmente ad una forte omogeneità geografica, l’area presenta peraltro anche una spiccata continuità storica-ambientale, conseguenza del condizionamento dei peculiari caratteri fisici e dalla naturale vocazione agricola, che hanno, da un lato, inciso sugli assetti e paesaggi agrari, dall’altro determinato la rete infrastrutturale e la struttura d'insediamento.

L'area porta l'indubbia rilevanza dell’attività agricola rispetto ai restanti settori produttivi. In particolare, la destinazione colturale prevalente, per diffusione ed estensione nel territorio in esame, è senza dubbio quella dei seminativi, tra i quali primeggiano mais, soja, frumento, tabacco e riso, le cui colture estensive si prestano inoltre ad un’elevata meccanizzazione e a un conterzismo sia attivo che passivo. In prossimità dei centri urbani l’agricoltura assolve sempre più alla funzione di tessuto connettivo, peraltro aperto su spazi-dimensioni (di vuoto urbanistico) di grande valenza e importanza, sia allo specifico livello territoriale che nazionale.

 

Il Bosco del Tartaro (Legnago)

 

A due passi dall’abitato di Torretta, costeggiando il canal Bianco che divide le province di Verona e Rovigo, si trova il Bosco del Tartaro.

Questo parco, che ha una superficie di oltre 13 ettari, è frutto del rimboschimento iniziato nel 1991 dal Consorzio di Bonifica delle Valli Grandi (oggi Consorzio di Bonifica Veronese). Al suo interno, trova riparo una variegata fauna di pianura: non è infatti difficile avvistare lepri, poiane, gufi e civette.

In un’area situata lungo il vecchio alveo del Tartaro hanno trovato spazio 5.000 piante autoctone di 43 specie diverse.

 

(rielaborazione testi:

www. Galpianuraveronese.it; www.valligrandi.it/attivita/ambiente.htm; www.prolocobasso veronese.it )

 

 

Pubblicato in data 04/01/2012