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Territorio

Veneto Spettacoli di Mistero: La Zena dele Strie. Dalla "Bepa"

19 Novembre 2011, Antica Locanda dalla "Bepa", loc. Bastion San Michele - Ostiglia

Patrocinio: Comune di Ostiglia e Pro Loco Carpanea di Casaleone

Sponsor: Larry Fazion, titolare di Antica locanda dalla “Bepa”.

 

Un angolo di Storia....

“Ad est di Pontemolino, là dove Tartaro e Tartarello ridiventavano un unico fiume e s'ingrossavano ulteriormente accogliendo le acque del Tregnone, un altro presidio militare ne controllava il corso: il bastione di San Michele ad  Aquatraionum. Il cronista veronese Paride da Cerea ricorda che esso fu conquistato dai nemici di Ezzelino, nel 1245, assieme a Moratica, Gazzo e Villimpenta. Dello stesso (Bastione, ndr) esiste memoria anche negli Statuti veronesi del 1276. Gian Maria Varanini (ordinario di Storia Medievale presso l'Ateneo veronese), ricorda che negli anni '70 del Duecento risultava essere presidiato da una guarnigione e che un'aggiunta agli Statuti, risalente probabilmente all'età di Alberto della Scala, prevedeva la costruzione di un posto di sorveglianza a Ravagnana. Inoltre, quando sul finire del Trecento si costituì su un'estesa zona della bassa pianura veronese la signoria dei Dal Verme, anche il Bastione di San Michele cadde sotto il controllo di questa famiglia che vi collocò un castellano”.. (Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1990).

 

Una fredda serata d'inverno e la nebbia sulle Grandi Valli. Ciò nonostante, un folto pubblico – moltissimi, i giovani –  si è ritrovato puntuale al terzo, conclusivo appuntamento del calendario 2011 di Pro Loco Carpanea per l'edizione di ” Veneto Spettacoli di Mistero”, sabato 19 Novembre, presso l'Antica Locanda dalla “Bepa”. Un'antica casa isolata, in località Bastion di San Michele, sulle rive del fiume Tartaro: territorio di confine tra le province di Verona, Rovigo e Mantova. Un lembo di terra tra acqua e cielo che si riallaccia al sottile confine tra reale e immaginifico... 

 

Il programma della serata offre un ricco panorama tra “divagazioni poetiche, letterarie e musicali che daranno nuova vita alle fantastiche e misteriose leggende della terra del Tartaro e della Carpanea, luoghi già decantati dal divino Dante e punto d'incontro di circoli culturali e letterari Mantovani e Veronesi”..

La grande sala risuona di voci e risate. Allegria e un pizzico di suspence. Forse per l'ora e il desiderio di scoprire il 'mistero' celato negli angoli più riposti della fantasia, nessuno indugia a prendere posto, rispettando la scaletta. Rileviamo, da parte delle istituzioni, un focus rapido ed efficace sulla serata conviviale...Dopo il benvenuto agli ospiti da parte di Enrica Claudia De Fanti, regista di ciascuna fase di questa articolata kermesse, prende campo Ilaria Reggiani, assessore alla Cultura per il Comune di Ostiglia (presente, inoltre, l'assessore al Bilancio, Pierantonio Montagnini) che tiene a precisare i termini di intesa per  “ una strategia propositiva ad ampio raggio per contribuire a valorizzare quel territorio 'depresso', esteso tra il Tartaro ed il Po. Un ambito ' magico' dato il fiorire secolare di tutte quelle leggende radicate nel patrimonio storico delle tradizioni locali e, a tutt'oggi, valutate a ragione il tesoro di verità, ponte tra presente e futuro, cui attingono più generazioni”. 

Come sempre concordi, Marica Faben ed Enrica Claudia De Fanti, presidente e referente di Pro Loco Carpanea, sottolineano - della recente joint-venture con i centri limitrofi in terra di Lombardia -” il consolidarsi di una sinergia operativa fra i tre Comuni  – Casaleone, Cerea, Ostiglia - e le rispettive Pro Loco (presenti, per Cerea, il Presidente Piergiorgio Merlin e il vice Presidente Antonio Spataro).Così da concretizzare un progetto di grande valenza comune. Il voler riproporre un'antica fiera medioevale per lo scambio di animali e granaglie che si teneva tra il 24-25 aprile proprio in questa stessa località: una delle tante isole (tra le quali Ostiglia, l'Hostilia già vicus Romanus) della grande palude tra i fiumi Po,Tartaro e  Adige...Rivalutando, quindi, di questa zona di confine – e, peraltro, negletta dalle istituzioni delle tre province Verona-Rovigo-Mantova – l'apporto storico di una storica tradizione locale vivificata dal continuo trasmettersi di un'eredità di racconti a leggende, nonché all'irrinunciabile intento di preservazione di una splendida risorsa offerta da una natura rigogliosa (a pochi metri dalla “Bepa”, nel bosco adiacente al corso del Tartaro, crescono diverse specie di piante considerate ormai uniche)”.

 

Si alzi il sipario....

 

Immaginiamo un banditore, in posa marziale al centro del proscenio, srotolare la pergamena, declamando...

“Racconti del brivido, leggende, misteri, streghe, fantasmi, apparizioni, diavoli e folklore…è la zena dele strie…intermezzi con degustazioni di prodotti tipici locali rinominati con definizioni in tema (pozioni, intrugli, pegnatini…), in un’ atmosfera particolare alla luce delle fiaccole e delle candele. Ecco alcune storie: l’Ombra, storia di un fantasma alla ricerca del suo tesoretto, in località Facciabella di Casaleone; il Boio, luogo misterioso della località Ravagnana di Casaleone; sotto il Ponte, il morto scomparso; il Visitatore Misterioso - il Diavolo e la Lumera, Crocevia di streghe tra Val de Rua e la località Bastion S. Michele....”.

 

E' il momento della prosa, dedicato all'interpretazione dei racconti 'mistero' raccolti da Sergio Bissoli. Si alternano Renata Nalin e Paola Moro (vicepresidente e segretario del Gruppo Lettori A.B.C.  - padrini, nel 2006, Nella Dall'Agnello e il rimpianto Giovanni Modena -, dal 2009, costituitosi a Legnago ad ente associativo di promozione sociale). Una lunga esperienza rivolta ad adulti e ai più giovani, in nome dell'amore per la lettura. La mission, in un motto di Daniel Pennac:Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere” .

 

(nda). Sulle Novelle....

 

“ Lo scritto di Sergio Bissoli esprime notazioni sapienti e modulate, quel rapido scorrere delle note sulla tastiera. Esse trasmettono emozioni, prospettive di intimo raccoglimento...Atmosfere brumose o assolate; il silenzio nella vastità di una pianura dove ha eco anche il trillo di un uccello; ombre, grevi e minacciose o fuggevoli e trasparenti; luminose impressioni sonore; una traccia vita sciolta nell'acqua o poveri resti di ossa, senza gloria terrena, rinvenuti ai piedi di un albero. Il retaggio fosco di antiche credenze che divengono, nel procedere del racconto, lampi di verità, squarci di impressione visiva rude ed impietosa...Sono inesorabili rintocchi nel lento scandire temporale, in quella vita che scorre con ritmo lento come la sabbia nella clessidra del destino...Lembi di terra dove gli uomini assistono attoniti ai miraggi di un prodigioso rinnovarsi. E' quella natura loci, tanto detestata ed amata, il filo invisibile tra cuore e mente”.

 

 

Riflettore su Mauro Capellari e Fiammetta Rettondini: si apre un ulteriore momento di riflessione poiché la componente 'teatrale' del recitativo s'intreccia all'elemento 'ludico' vero e proprio, suscitando un frizzante e allegro scambio tra attori e pubblico. Infatti, dopo la interpretazione di testi desunti da "Leggende di streghe veronesi", di Giuseppe Rama (come sempre tradotti in lingua locale), Mario (originario di Ostiglia ma ora residente a Cerea) ha regalato una sua poesia dedicata allo storico locale. Rimbalzano i versi, a mo' dei Carmina dei codici di Bura (dunque, un tantino "grassi"...), in idioma ostigliese, prontamente tradotti ed edulcorati da Fiammetta... (ad es.: "Bugandera a cul buson" è stato 'lavato' nell'espressione "Lavandaia chinata", et similia...). Un fuori programma del tutto improvvisato, le danze di Giulietta e Fiammetta accompagnate dalla musica... 

 

Al successo non poteva che fare seguito una 'standing ovation'. Un grazie per quella musica che non dovrebbe mai esulare dal nostro quotidiano, amata e condivisa presenza, deduzione dei nostri ricordi, di ogni stato d'animo. Scrive Tolstoj: “La musica è la stenografia dell'emozione”. E di questo, i “ Duende”, sono depositari...Nomen omen, del resto, altro non rappresenta il 'duende' se non il folletto della musica e dell’arte - citato da Garcia Lorca – : essenza dello spirito evocativo dell’emozione e dell’espressività. “Tener duende”, ossia suonare con l’anima. Ecco il filo conduttore che allaccia, nell'arte del suono, sei appassionati di musica etnica, d’Autore e Gypsy jazz (stile “Manouche”).

 

Tralascia il leit-motiv Strie, questa bella formazione guidata da Roberto Pollo (in realtà, sono tutti colleghi di squadra, docenti presso il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Cerea), di recente esibitasi al museo archeologico di Legnago, per il 150mo dell'Unità d'Italia, e al Premio Castello di Sanguinetto.

Luciano Modena (chitarra - voce); Silvana Marangoni (Fisarmonica – voce); Roberto Pollo (Chitarra -voce); Simone Filippi (basso elettrico); Piergiorgio Merlin (percussioni); Giovanni Ferrarini (Fisarmonica), traggono da quel magic-box, una vibrante e colorata girandola...

 

Il programma sulle sette note...


Per la musica d'Autore: Geordie - Joan Baez, F. De Andrè; Fiume Sand Creek - F. De Andrè - M. Bubola; Via con me - P. Conte; Ogni favola è un gioco - E. Bennato; L'isola che non c'è - E. Bennato; Diamante - Zucchero - De Gregori

Dal "manouche" swing: - Minor swing - D. Reinhardt; Les yeux noirs (tradizione est europea); Besame mucho (riarrangiamento swing – Velasquez); Les deux guitares (tradizione Est europea)

I favolosi anni 50-60-70: Ragazzo triste (P. Pravo); Pugni chiusi (I Ribelli); E' la pioggia che va (the Rokes); Tema (I Giganti); Vecchio Frack (D. Modugno)

Musica etnica: Araber Tanz; Lough Erin Shore

Un mistero che scivola nel sogno. Oltre la mezzanotte...

 

 

Il Menu

Al tempo stesso , sontuoso e rustico...Ricco d'atmosfera...con il tocco 'mistero' di un grande interprete: Larry Fazion...

 

Aperitivo di benvenuto

 

Risotto alla Veneta

Servita 'all'onda', questa squisita ricetta vede un delizioso connubio tra Vialone Nano di Isola della Scala, polpa di vitello e scannello di maiale...

Il riso fa parte della letteratura della civiltà agricola della Bassa Veronese. Una coltura antica, a partire dalle Patenti del Duca di Ferrara (fine '400) che citano le “possessioni de acqua”, da un trattatello sulle risaie di Leonardo da Vinci, fino alla pubblicazione sulle Coltivazioni del riso di Giovan Battista Spolverini (1753).

Maccheroni con Musso

Amato dalla tradizione veronese e ben diffuso in tutto l'ambito regionale, il ragout di carne d'asino, a lenta cottura in un velo di pomodoro ed insaporito con spezie ed aromi, regala un'avvolgente unicità di gusto a maccheroni o bigoli fatti in casa. La  memoria storica rintraccia i contratti di allevamento presso il mulino grande di Legnago che indicano la massiccia presenza dell'asinello: infaticabile compagno dell'uomo nei lavori di trasporto presso i mulini dell'Adige.

Baccalà con Polenta

In tutta l'area veneta, diverse le ricette per la preparazione del bacalà, re del 'magnar magro' soprattutto sulla tavola invernale. I Veneziani, grandi navigatori, percorrevano tutte le rotte portando in patria ogni novità.  Al 1432 viene fatto risalire il naufragio della spedizione agli ordini di Pietro Querini sull'isola norvegese di Rost, a sud delle Lofoten. Per sopravvivere, i superstiti impararono a nutrirsi di questo grosso pesce e a stoccarlo per la conservazione.

 

Stracotto di Musso

 

In affianco alla universalmente apprezzata pastissada de caval, lo stracotto di musso gode di meritata fama nel Veronese come, d'altronde, nel territorio di Padova e Treviso dove imperano le ricette per la preparazione in umido o brasata. Nel caso dello spezzatino, la carne d'asino va cotta a fuoco dolce, e in più riprese, per circa tre giorni, con aggiunta di pomodoro, salvia, rosmarino, alloro, sale, pepe, chiodi di garofano e cannella. L’utilizzo e la preparazione delle carni equine sembra aver avuto inizio nei secoli delle dominazioni barbariche, quando le truppe di Teodorico ed Odoacre, vinte dalla fame, appresero dagli abitanti del luogo ad utilizzare una marinatura a base di vino e spezie per preservare la carne degli animali rimasti uccisi in battaglia. Una pratica che sarà ripresa, in età medievale, soprattutto negli epici scontri avvenuti nella pianura a sud e sud-est di Padova. Il ricco apporto proteico della carne equina modificò sostanzialmente, da allora, un regime alimentare povero, basato sopratutto su ortaggi e cereali.
Per garantire un trend di sicurezza ottimale, gli asini, allevati oggi allo stato brado e semi brado, vengono alimentati senza l’utilizzo di farine di carne e di alimenti di origine animale.

E, per dessert....

 

Fugazin

Il fogazin (o fugassin) è un semplicissimo, rustico, antico dolce tipico della campagna veronese. Impasto di farina, uova, zucchero, burro (un tempo, era lo strutto, il legante), con il tocco finale di poche gocce d'anice. Un sapore che richiama alla mente e al cuore il ricordo di serate liete accanto al focolare...

 

Tiramisu

 

E’ il 'dolce al cucchiaio' tra i più famosi al mondo.Tedeschi ed americani non mancano mai di gustarlo a fine pasto (accompagnandolo, nientemeno, con un cappuccino...), i francesi ce lo invidiano, rivendicandone la paternità (risalirebbe alla 'Belle Epoque')...In Italia, la patria di origine del Tiramisu è contesa tra Veneto, Piemonte, Lombardia e Toscana.

I Senesi, ad esempio, lo identificano con quella zuppa del duca, creata in gran segreto della Consortia dei pasticceri locali, offerta al Duca di Correggio, inviato a Siena da Cosimo I de' Medici per tentare di sedare una rissa con gli Spagnoli. Una seconda versione indica la 'zuppa dolce' preparata per la visita di Cosimo III. Comunque sia, la ricetta giunge a Firenze, popolata da artisti ed intellettuali, e, a fine '700, viene ripresa da Doney: nasce la zuppa inglese.

La zuppa del duca, ormai di moda nel granducato, entra nell'area di Treviso e di Venezia. Nella città dei Dogi, è il dolce prediletto dai cortigiani che lo rinominano "Tiramisu" per il suo apporto energetico, un vero supporto negli incontri galanti. Nel tempo a seguire, quando caffè e liquori entrano in uso comune, il tiramisu trova più ampia diffusione. La ricetta si presta a varianti interpretative. In Emilia, per la "zuppa della duchessa": profumata crema pasticcera, senza savoiardi, ma arricchita di scaglie di cioccolato.

 

Caterina Berardi

 

 Antica Locanda da la “Bepa”. Alla riscoperta della tradizione.

 Dal passato...

La Bepa, un museo per ricordarla

CASALEONE. Tre imprenditori e un manager sportivo hanno acquistato il vecchio casolare che ospita la trattoria al confine con Ostiglia.     (foto Dienne, "L'Arena") 

 

15/03/2010 (www.larena.it/stories)

“La locanda dalla Bepa. Chi è passato in mezzo a quei campi al confine tra tre province: veronese, mantovana e rodigina sa cos'è. Sa di che cosa stiamo parlando. Una casa in mezzo al nulla tra Casaleone e Ostiglia dove fino al 1990, c'era lei, Giuseppina Cavallari, che qui s'era trasferita con il marito per gestire l'ostaria che era punto di riferimento per centinaia di persone. Lei secca secca, segaligna, fazzoletto nero in testa e sigaretta che penzolava dalle labbra seccate dal sole e dalle braci sempre vicino al viso per cuocere le pietanze, era una «combattente» che anche dopo la vedovanza era rimasta in questo nulla, a fare la «rasdora», non esitando a mettersi il sovrapposto a tracolla e a sparare se qualcuno l'avesse infastidita arrivando nella sua proprietà attraverso l'unico accesso che all'epoca c'era: un ponticello di legno sospeso sul fiumiciattolo.
La locanda è rimasta come allora e funziona alla grande con piatti tipici della nostra Bassa. Ma tre imprenditori locali, Patrizio Fazion, dell'omonimo pastificio; Emilio Bonfante, mobiliere, Franco Bicego che commercia legnami si sono messi assieme a Riccardo Prisciantelli, vicedirettore sportivo dell'Atalanta, ma abita a Cerea, decisi oltre che a far rivivere la Bepa, a cristallizzare quello che in questo incrocio di campi e stradine, dove un navigatore satellitare punta verso il nulla, c'era.
Così soldi, parecchi, idee, tante ed entusiasmo da vendere hanno presentato un progetto di recupero della vecchia casa contadina che nelle intenzioni deve ospitare una sorta di fattoria didattica dove portare le scolaresche, un museo di mestieri e arti di una volta, e la locanda dove dar da mangiare ai clienti, ma nel rispetto delle nostre tradizioni culinarie. Questo posto incantato è già punto d'incontro di cavallerizzi, e qui arriverà la pista ciclabile che parte dall'Olanda realizzata tutta su tratti di ferrovia dismessa. «Ci sono bambini in città che crescono senza mai aver visto un pollo, un coniglio», dice Prisciantelli, «questo posto deve tornare a vivere anche per tutti quei ragazzini che crescono in mezzo al cemento. Debbono poter vedere e vivere la nostra campagna». Non soltanto. «Ci sono vocaboli e strumenti antichi che nessuno conosce più», gli fa eco Fazion, «per questo abbiamo presentato il progetto e in un paio di anni al massimo contiamo di terminare i lavori. Non lo facciamo per un tornaconto economico, ma per salvaguardare le nostre tradizioni e le nostre radici, tutti noi siamo «bassaroli», noi siamo venuti dalla Bepa da piccoli perché ci portavano i nostri genitori, vogliamo continuare a far vivere queste tradizioni. Daremo anche la possibilità a una comunità
di recupero di coltivare i campi. Se non avessimo acquistato questo casolare, sarebbe sparito tutto».
Valori di un tempo, quando per vendere una mucca bastava battersi i palmi delle mani. La parola data era sacra. Valori di un tempo, sperduti come le nebbie di allora che ormai non si vedono più. Ma che qui sono rimaste uguali. La Bepa, che elemento dev'essere stata. A lei da queste parti hanno dedicato poesie, ci sono filmati sbobinati e messi in dvd che la mostrano decisa e senza troppe smancerie che porta in tavola pietanze, spesso selvaggina. Il racconto più divertente è di lei, ormai settantenne che va a battere cassa per un esproprio che le era stato fatto e per cui doveva ricevere circa 700 mila lire. Soldi che non arrivavano. E lei che davanti al dirigente dell'ufficio, come se nulla fosse alza le sottanone e mostrando le nudità dice: «Non ho più soldi neanche per comperami le mutande». Ecco è attorno alla Bepa che gira il mondo qui, questa parte di mondo antico in cui trovarsi e ritrovarsi. Come se non ci fosse lasciati mai”.

Alessandra Vaccari

 

... All'oggi che è già domani...

“Qui, all'ombra morbida dei pioppi, incalzati solo dal frullo dei germani reali leggeri sull'acqua, la terra incontra il fiume...Si intuisce la presenza discreta di correnti lente e quasi materne, che solcano ordinatamente la pianura sin dall'epoca romana...Questa è terra di confine: tra due regioni, Veneto e Lombardia. I paesi, si chiamano Ostiglia o Legnago, Casaleone o Bergantino, appaiono inseriti nella fitta trama umida del Tartaro, del Canal Bianco e del Tione....La tradizione è di casa all' Antica Locanda dalla Bepa. Situata in località Bastion S. Michele, a pochi chilometri da Ostiglia, essa presenta un ambiente caldo ed accogliente, adatto a soddisfare le esigenze di tutti. L' obiettivo della gestione attuale è quello di salvaguardare nel tempo un ambiente storico ed incontaminato e dare una continuità familiare con il passato...E' il luogo adatto anche per chi va a cavallo, data la vicinanza dei maneggi, e per chi è appassionato di pesca. Il cuoco della Bepa, Larry Fazion, prosegue e perpetua nel tempo una tradizione culinaria che ha origine nel 1942...La sua cucina è un equilibrato connubio di terra e acqua. I prodotti appartengono rigorosamente a questi stessi luoghi. Il pesce pescato nelle acque sorgive circostanti è l' ingrediente base per varie pietanze cucinate con cura e con amore. Ricordiamo il pesce gatto, ( il barbo ), l'anguilla e il pessin, da cui il ( giustamente ) famoso riso col pessin...E' anche terra di cacciatori, questa. La cacciagione è presente in tavola tutto l' anno, e viene preparata secondo ricette antiche e consolidate...Nel carniere della Bepa troviamo la lepre, l' anatra, il coniglio e la faraona. L' amore per la tradizione è genuino e si riscontra nella gestione della locanda: la famiglia Fazion unisce al culto dell'ospitalità l'antica (autentica) sobrietà del mondo contadino..” (in: www.trovaristorantiverona.com)

 

Pubblicato in data 03/01/2012