VENERDÌ 24 SETTEMBRE 2021 23:01
 

Territorio

La "Cena dei Briganti"

I^ Edizione. 14 Ottobre 2011, Trattoria "Da Mindon", S.Teresa in Valle.

Patrocinio: Comune e Pro Loco di Cerea e Pro Loco Carpanea di Casaleone

Sponsor: Damiano Bigardi e Rodolfo Ghiraldi, per Trattoria “Da Mindon”; Mirko Sella per “San Cassiano Azienda Agricola”.

 

 “La Cena dei Briganti”: davvero un inconsueto e bel debutto d'autunno, venerdi 14 Ottobre - grazie all'accurata regia della curatrice Enrica Claudia De Fanti - quando,  'naif' cittadini, ci avviamo alla riscoperta di avvolgenti misteri nella Bassa Veronese...In perfetto orario, eccoci alla Trattoria “Da Mindon” nella quieta S. Teresa in Valle, là dove le anse disegnate dal Tartaro-Canal Bianco segnano il limes tra Cerea, Casaleone, Bergantino ed Ostiglia. Siamo accolti, per primi, dagli sponsor che hanno generosamente ospitato questa inaugurazione offrendo i prodotti delle loro aziende: i padroni di casa, titolari dello storico locale “Da Mindon”, Damiano Bigardi e Rodolfo Ghiraldi, con un composito menu che riedita tipici piatti della tradizione contadina dei luoghi, e da Mirko Sella, patròn della Azienda Agricola San Cassiano di Mezzane di Sotto, per olio e vini – unico, il sentore agrumato con residuo di frutta secca dell'extravergine Monte Guala (monocultivar Grignano), oltre al retrogusto amarenato del Valpolicella e alla nota al tempo gradevole ed incisiva del bianco Soave -. Circondati da una folla di ospiti, sfilano i personaggi di una rivisitazione d'epoca. Incontriamo quei ribelli (i fuoriusciti o i più rudi 'malfattori', tutti perseguitati dai gendarmi) pronti ad intonare irridenti strofe contro il regime di turno o tristi ballate - dove il rimpianto mai spento per un affetto reciso si affida alla fisarmonica del condottiero Ulisse – ed artiste d'eccezione, Fiammetta Rettondini ed Anna Zanon, in abiti di foggia '800entesca, rispettivamente interpreti di intermezzi in prosa e danze popolari (vinchia, settepassi, circolo circassiano...). Per non distogliere l'attenzione e non causare bruschi ripetitivi, spezzando la continuità, riportiamo di seguito il diario del momento ufficiale. Introdotto da Enrica Claudia De Fanti, il primo saluto delle autorità di Cerea - il Sindaco, Paolo Marconcini, “ con l'augurio di un fattivo proseguo collaborativo tra istituzioni” e l' assessore alle Attività Commerciali, Marco Franzoni, “grato per l'intento di sensibilizzazione delle due Pro Loco, dinamismo vincente per un maggior coinvolgimento della Regione Veneto” - alza il sipario su un'inconsueta variante del tema “amore per la tradizione intesa a preservare la storia del territorio, le tante voci mai sopite di una cultura che, dal locale, intende cingere (sosterrà Pier Giorgio Merlin, presidente di Pro Loco Cerea ) ” non solo l'intero comprensorio veronese ma si allarga concettualmente all'interregionalità”. Consentendo, per Enrica Claudia De Fanti, “ grazie all'istituzione del Parco Letterario del Tartaro e di relativi concorsi a premio, un più vasto spaziare tra le sezioni. Oltre a cultura e storia del territorio, andranno incluse anche le altre arti, ad esempio, il cinema, molto amato e seguito dai giovani ”. Questa importante joint-venture tra Cerea, Casaleone ed Ostiglia ha già  “individuata e messa a punto la finalità di uno scambio operoso e continuo tra enti ed associazioni di diversa provenienza e concezione (secondo l'auspicio di Marica Faben, presidente di Pro Loco Carpanea): una strategia a tutto campo che ci vede alleati contro ogni residuo particolarista..”.  Per l'Est Veronese, è ne stata chiaro esempio Marisa Saggiotto, fornendo all'équipe organizzativa il prezioso contributo degli artisti Ulisse ed Anna. La signora Saggiotto, presidente del Wigwam Circolo di Campagna CORTE MORANDA di Cologna Veneta e delegata per la provincia di Verona, si fa portavoce di “una Associazione di promozione sociale attiva nel territorio per valorizzarne e ricordarne la storia con usi e le tradizioni locali “.

 

Tornando al programma...

 

Presente, come sempre, Fiammetta Rettondini, l'affermata attrice legnaghese già presidente del sodalizio associativo “Villa Viola delle Gatte” che cura mirati workshops di danza ed animazione teatrale per adulti e bambini. La sua bella voce all'incipit, raccoglie e comunica il rispetto di un percorso storico che resta il vero  leit-motiv della serata...

 

Via all'antipasto: la memoria abbraccia il gusto, quel velo di luccio, figlio di acqua dolce, impalpabile, adagiato sulla cremosità antica della polenta.

 

E' la volta della poesia: polenta, l' ode al dorato pane del focolare contadino di Adriana Caliari, poetessa plurinsignita e presidente di quel Museo della Casa Contadina di Concamarise da visitare senza fretta.... Ancora un inno alla semola di granturco, al 'sol de luio' ...'tonda de bojo' di  Andrea Donadoni, cantore versatile e originario della stessa località.

 

 Ancora musica, la struggente fisarmonica di Ulisse sottende il canto e il recitato di Fiammetta

 

 

Prima portata:

 

 

Cipollata di gnocchi

 

Onore anzi tutto ad una laboriosa preparazione di ore ed ore che necessitava di più mani riuscendo quindi a rinsaldare un legame di affettuosa compartecipazione tra i componenti del nucleo familiare. La cucina 'povera' diventa, in realtà, 'siora' aprendo un mondo infinito di sensazioni ed emozioni legate al gusto.

 

Seconda portata:

 

Bogoni e polenta

 

Afrodisiaco potere dell'umile bogòn, affidato, dai potenti, ad un cortigiano, sottile sortilegio d'amore....

 

E , per i 'vegetariani':

 

Risotto con la zucca

 

Mitico, per la cucina mantovana anzitutto, ma amatissimo ovunque....Il reale chicco della Bassa incede trionfante sulla tavola, in vista del grande evento di fine gennaio dedicato al Radicchio (cui riserveremo ben ampio spazio...).

 

Riprende Fiammetta Rettondini con la magnifica poesia dedicata al risotto, scritta da Luciano Rossi di Vangadizza. Una piccola sosta, tra le tappe di un viaggio pieno di soprese, il cui timoniere è quel tocco di fantasia creativa destinata ad arricchire anzitutto la sensibilità delle giovani generazioni. Questo è il 'fil rouge' che anima la serata. Si respira il potere evocativo di un'atmosfera che si snoda in ballate e racconti di briganti, intermezzo tra sapori dimenticati di un antico universo culinario, anticipazioni e riferimenti culturali....

 

 

Frittata con i saltarei

 

I deliziosi gamberetti d'acqua dolce, guizzanti nei fossi o nei rivi e pescati con il retino o con le mani, sono stati il sostentamento di intere popolazioni della Bassa Veronese soprattutto negli anni bui della seconda meta '800.

Oggi, bene raro, una coltura da preservare gelosamente.

 

 

I dolci misti dei padri Pellegrini:

 

Pisòta con l'uva fraga

 

In realtà sarebbe opportuno non mescolare italiano e dialetto, mantenendo la grafia originale in segno di orgogliosa identità, come fanno le comunità montane....

Semplice, suadente focaccia che sposa morbidezza e il crocchiante fremito dell'acino che si rompe. Golosa quanto basta, per intenditori che non amino l'elaborata alta pasticceria....

 

Torta di mele e pere

 

Il sapore della frutta maturata al sole, nell'orto, e non nelle celle frigorifere...

 

E, in uscita....

 

Ammazzacaffè del Brigante

 

Perfetto connubbio di kaki e amaretto, per un tocco di eleganza vellutata che torneremo ad assaggiare...Magari offrendoci come aiuto in cucina!

 

 

 

Appunti correlati alla "Cena dei Briganti"

 

 

Tra poesia....

 

 

 

La Polenta

 

“...largo, largo,...via da e -qua

che rebalto sta bela polentona

sc-ieta, neta e natural

de farina, acqua e sal

No' la ga ontume né grassume,

gnanca un fià de brusin;

par questo, l'è proprio regina

de ogni piato de cusina

Qua el filo: voi farla tuta a fete sutiléte

La me piase dura, ma anca tendara e molesina, tolta da la panara o brustolà su la gradela,

in pastizà, in padela,

co' i fongheti, col porzel e co' i oseleti,

co'l pessin, co'l bacalà e i boni scopetoni,

e po' insoma, in tuti i modi:

la polenta l'è el me godi!

 

Adriana Caliari  - Concamarise -

 

L'umile polenta si tras-forma in suntuosa coreografia sulla tavola quotidiana, sancendo la festa della condivisione preziosa degli affetti. Lontano il sibilo della miseria - quel vento rabbioso e freddo relegato al di fuori - in questa piccola ode vince il ritmo invitante di una ballata medievale. In qualsiasi stagione, la polenta si adagia sulla panàra, sinuosa e lenta, ed accompagna da 'regina' i momenti di un palio rutilante e festoso. Ci piace immaginarla quale bella castellana che valichi il  ponte levatoio attratta dall'arrivo delle fiere, quando queste erano il cuore pulsante della vita di paese e le grida dei banditori non erano invasive (e non meritavano multa...) ma decantavano con assoluto garbo i pregi della merce offerta. Dea non capricciosa, la dorata semola, soltanto di sé odorosa, scuote l'aprirsi di un caleidoscopio per far sì che la sensazione visiva (metafora, il filo, arbitro della buona sorte) sposi il desiderio di assaporare, un solo momento ad occhi chiusi, il caldo prodigio del raccolto. Suggellando quel piacere di gusto che in terra veneta è uguale a nessun altro....

 

Polenta

 

Zala, tonda, de bojo,

come un sol de luio

Rebaltà da na ramina infumentà

su una panara de legno stramacià

Con i butini che intorno j vardava;

el calor, gli oci el ghe brusava

e con on sguizzo, lori, i se scansava

Tajà col filo a fete misurè

da spartir a tòla con tuti bei sentè

Ghe n'era senpre in bastanza,

tanta da inpenir la panza

e quando che la fermentava

el stomego el se gonfiava

L'era tanto bona, specialmente

quela fata da la nona

E, el profumo de la polenta apena rebaltà,

inpresso, ne la me testa, l'è restà

 

Andrea Donadoni – Concamarise -

 

Un omaggio affettuoso all'indimenticabile Dino Coltro apre lo scrigno della memoria, quell'antico preservato desiderio che respira il caldo del focolare. Restituendo l'intimità di un'attesa che scorre in un fremito e l'allegria di un trofeo caldo come 'il sol de luio'. Il sapore di una cultura non sfiorata dalle mode diventa filò a serrata concatenazione, dove l'io narrante ruota sul tamburo battente della rima, baciata, alternata e poi ripresa come nel respiro degli storici 'trovatori'. La scena si anima in un crescendo irruente, scivolando piano piano dall' alcova di una stanza dove gli oggetti hanno voce e luce propria (il ricordo della nonna), ad una danza di piazza....

 

 

El risòto

 

Un brodo che l'è zà un alimento,

basando l'aria, el spèta ’na man santa

che lo travasa poco a la òlta e lento

sul riso che se alièta e ch'el ghe canta

la storia de l'amor de le mondine

che lo slevava a forza de carezze.

Quanti ricordi de che le manine,

de tanti basi e tante tenerezze!

Ma gh'era anca el pianto smissià con éle.

Viva alora l'arivo de la scienza:

se produse par tute le scarsèle,

el riso compare in ogni cardenza.

Prima ai pitòchi el ghe tocava a nòze

adesso inveze se póle abondare

e in più zontarghe, e no’ col contagoze,

cicio e altre robe bone da magnare.

Ci ghe mete par esempio i fasoi,

ci inveze al g'ha pensà a le melanzane,

ci lo ama adiritura coi cornioi

e ci el ghe piase parfìn co’ le rane.

Ci lo preferisce col tastasale

e co' i radeci rossi a tochetìni

l'e come el festegesse Carnevale.

Co'i funghi po' l'è on piato dei più fini.

E el riso col pesce e quelo coi bisi?

Podarìa continuar par un'ora.

El so programma l'è fare s-ciantìsi.

Qua che lo tasto prima ch'el se sòra.

E come oncó vorìa che su ogni tòla

ghe fusse sempre un piato de risòto,

fare del mondo 'na fameja sola

e bere alegri tuti insieme on gòto.

 

Luciano Rossi – Vangadizza -

 

Ricorda “Riso amaro” questo inizio, adagio di profonda tristezza per la cantica del  prezioso germoglio, l'orgoglio delle verdi piane della Bassa. Riedita una storia antica di millenni che si fonda sulla coralità, quando l'acqua della risorgiva apre all'incedere solenne di un'onda lenta, quasi di piena, comunque metafora di quell'umanità muliebre dal dorso chino...Un cesello instancabile, fatto di gesti rapidi, soffio senza sosta dall'alba al tramonto. Unica voce è il canto, eco che si nutre di fatica, dove le lacrime sono rinuncia, mai liberazione, e segnano un volto stanco privo del conforto di una carezza. Poi, il sacro altare della mensa imbandita segna l'impeto di una marcia trionfale che inneggia alla fantasia opulenta della creatività. Dove il felice intrecciarsi tra coltura e gusto, oltre la memoria, apre ad altri racconti....

 

 

....e storia del territorio....

 

Gh'era 'na olta – Casaleone nel ventennio postbellico -  a cura di Elisa Casari, 2011; 2 ^ edizione riveduta ed ampliata, Bovolone, ElioCopy, pp.100.  

 

 

Un piccolo saggio (sull'esempio dei rimpianti quaderni di “Vita Veronese”) nato dal progetto culturale “Installazioni Armoniche”, per chi ama conoscere e ritrovarsi.... Ritratti, testimonianze, storie, stralci di vita vissuta, racconti ed immagini di un angolo di terra. Dall'urbanesimo agli anni del boom.

 

Coniando un vecchio detto, viene immediato pensare “come eravamo e come, forse, non potremo più essere...”. Buttando nel cestino il polveroso cliché, quella statica nostalgia chiusa in naftalina, fermiamoci, per un attimo, a riflettere. Che cosa rappresenta, qual è il valore aggiunto nella storia di un territorio? Oltre la campagna, non solo case, strade, opifici. Il punto focale, quel nodo da sciogliere, sta nella completa accettazione di un carico spesso scomodo che molti vorrebbero gettare in vista di nuovi traguardi da raggiungere. Magari scappando, contro il passato. Ma, lo si voglia o meno, il passato scolpisce il nostro DNA, radice magari a nuovo insediamento, mai completamente estirpabile. Come ignorare questo tesoro di ricordi, inutilmente nascosto e negletto, quelle vecchie carte, le foto ingiallite – i volti e i luoghi - nell'album dalle pagine mancanti, gettate alla rinfusa chissà dove nelle nostre congestionate stanze, in attesa dello sgombero definitivo...Soltanto in momenti di crisi affrontiamo la retrospettiva, la galleria fumosa che accoglie i racconti, le esperienze 'del tempo che fu'. Ritrovare se stessi, aiutare i più giovani a scoprire o a ritrovare il senso unico di quella tradizione orale imperniata sul 'recitativo' dei nostri 'vecchi', questo è il sentiero da battere. Lasciando entrare luce ed aria nuova nelle gabbie, mentali e non, di archivi 'reali': eredità di quando si usava soltanto la penna, rinchiusi, se va bene, nel buio di un seminterrato... Per, infine, ricostituire quel lascito prezioso per la coesione della memoria. Finalmente liberata. Un iter a tutto raggio, l'indagare fattivo dettato dall'amore per la ricerca storica è l'indispensabile supporto, in questi frangenti difficili, da rivolgere soprattutto ad adolescenti e allievi della scuola primaria. Questo, dunque, il filo conduttore del bel progetto parte di una collana meritevole e destinata (è l'augurio) a lunga vita editoriale grazie all'apporto entusiasta degli operatori e al sostegno generoso di Aziende e privati.

 

 

Luoghi e leggende. Il 'covo' dei briganti. Trattoria “Da Mindon”. Ideale location commemorativa...

 

Il primo rigore stagionale si trasforma in sollievo per l'ingresso nella grande sala con i tavoli addobbati: così, indulgendo ad un romantico déjà vécu, immaginiamone la fumosa atmosfera di un tempo, con quei profumi di cucina contro il basso soffitto che rimanda il chiasso degli avventori, quando quella che fu l'Osteria “Al Bastion San Michele” era il ristoro di briganti, fuggiaschi da una contrada all'altra. Vive nella storia ma incede alla leggenda, valicando un confine solo presunto dall'uomo, il brigantaggio.

 

Alimentandosi delle voci di tanti coraggiosi 'martiri' (la cui discendenza familiare è tuttora presente sul territorio), ecco una galleria di ritratti  – il Fusinel o lo Zanetti, il De Fanti Marzaròl e il Boggian, Il Rodella Bellin  o il Bertelli Pilarolo, da Gaspare Ongaro al De Bianchi Ceppa – infine, raccogliendo l'eco del crudele Nineta e dell'indomito Passatore, il brigante resta traccia tangibile di questi stessi luoghi. Proprio qui, nel labirinto tra acqua e macchia boscosa, c'è l' anima memore di gesta e ribellione in difesa degli umili contro il sopruso del dominatore (Austriaco o Piemontese, non farà poi differenza) e la lotta contro una miseria sempre più sordida per l'imporsi di nuove tasse e assurdi divieti sui pascoli fondiarii.

 

A quel tempo, In assenza di targa e numero civico, l'appellativo “Al Bastion” intendeva il toponimo Bastione del Cotornione, già lascito Matildico all'abate del Polirone, Rettore dell'abbazia di San Benedetto Po. Per oltre tre secoli, dal tardo 1600 al 1924, il fondo del Bastione appartenne ai Nani Mocenigo che, da inizio '800, vollero una sorta di stazione di posta nella grande valle del Tartaro, crocevia strategico tra Verona, Rovigo e Mantova. Fu proprio del 1924 il legato di Filippo Nani Mocenigo per l'Osteria “Al Bastion San Michele” alla nuova Cooperativa Agricola Sociale di Bergantino: si decise, quindi, di affidare la gestione del locale alla socia Ottavia Zecchini.

 

Nel 1927, scioltosi il Consorzio, la signora Zecchini acquistò l'intero stabile (rogito notarile n° 4980) per poi registrare l'iscrizione dell'Osteria a ditta individuale con relativa licenza (17 Marzo del medesimo anno). Un iter gestionale ininterrotto, ben 84 anni nell'ambito della stessa famiglia, ha portato la quarta generazione di titolari – Damiano Bigardi e Rodolfo Ghiraldi – a  chiedere che lo storico ristoro “Al Bastion” o, se preferite, “Da Mindon”, sia inserito nell'Albo delle Antiche Osterie Venete.

 

 

Caterina Berardi

 

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Pubblicato in data 01/11/2011