DOMENICA 16 GIUGNO 2019 05:17
 

Visioni future

Due giovani architetti padovani promuovono "Abitare nella Vita".

Andrea Banchieri e Stefano Lonardo, una notevole formazione professionale alle spalle, consumata sul campo e anche con studi e ricerche. Andrea Banchieri ha lavorato sulla riqualificazione delle aree urbane e ancora di più su quella delle Ville venete. Stefano Lonardo è stato più orientato sull’urbanistica sostenibile, l’architetturaBio e la dinamica del paesaggio. Entrambi un po’ filosofi e un po’ idealisti, hanno un obiettivo: aiutare gli abitanti del pianeta. E ci stanno provando con alcune iniziative.  L'ultimo è un progetto di trasformazione di un edificio a Pontemanco, vicino Due Carrare, PD. Su questa costruzione propongono il cohousing. Sono 6 alloggi privati disposti su 2 piani (3 metrature diverse 95-100-110 mq).

A questo punto il giornale ha deciso di intervistarli. 

Andrea Banchieri:Nel co-housing” la privacy famigliare è garantita. Anzi la sua orizzontalità permette incontri da cuore e cuore.”

 

 

 

 

Architetto sta promuovendo il progetto “Abitare nella vita”. Può dirci di cosa si tratta?

 Banchieri: “Se volessi essere provocatorio, direi che esiste un abitare nella vita e un abitare nella patologia, termini che sono agli antipodi. Purtroppo, oggigiorno, nella maggior parte dei casi, soprattutto nelle città, viviamo in moderni quartieri disarmonici e circostanti ambienti inquinati che mettono a dura prova la nostra salute, sia dal punto di vista fisico, sia psicologico. E’ necessario e indispensabile, in primis, unire il nostro potenziale umano e solidale, le nostre possibilità economiche per ottenere di più, infine riappacificarci ecologicamente con la natura. Tutto ciò, per noi, ha una frase: “Abitare nella Vita, co-housing e bioedilizia”, perché in questi termini, per citare un nostro slogan, abbiamo scrutato la possibilità di “scostare il sipario per incontrare un mondo in divenire…”. La parola Vita ha un duplice significato, la possiamo scrivere in due modi, con la v minuscola e la V maiuscola, che vuol dire vivere contemporaneamente nella dimensione fisica, bios, e in quella spirituale, agape, come ben sapevano nell’antica Grecia.”

Nel contesto di questo progetto si parla di “condivisione di spazi comuni”. Pensa che sia possibile raggiungere un tale stato dimensionale con la “privacy” a cui siamo ormai abituati.

Banchieri. “La privacy famigliare è garantita avendo ognuno il proprio appartamento, con una propria cucina, camere dal letto e servizi igienici. Si condividono gli spazi interni comuni come: la sala-feste, con opportuna cucina, la sala lettura-biblioteca, la sala per il baby-sitting, la sala per la meditazione, lo yoga, il tai-chi, ecc.., la sala con attrezzi ginnici, la sala per il fai-da-te, per piccoli lavori di falegnameria e manutenzione biciclette, ecc. Gli spazi esterni, per un co-housing peri-urbano, consistono in giardini ricreativi, orti biologici e biodinamici, allevamenti di animali da cortile o da compagnia, biolaghi fitodepurati ornamentali o balneabili, ecc. Tutti servizi che in un’abitazione tradizionale o condominio non si trovano, perché luogo verticale, di difficile condivisone, a differenza di un co-housing, la cui orizzontalità permette incontri da cuore e cuore.

 

Il sistema o la prospettiva del co-housing può essere utile anche per la fascia ‘anziani’?

Banchieri. “Nel silver co-housing, adatto per gli anziani, e soprattutto nell’abitare assistito, per i disabili, queste esigenze di condivisione diventano quasi obbligatorie, abbinate alla necessaria copresenza di personale sanitario specializzato, che normalmente è molto costoso. La medicina moderna sostiene che la degenza e la guarigione degli anziani è favorita dal contatto con i propri cari e le altre persone, a cui elargire la personale saggezza, in un luogo accogliente ed aperto alla natura. L’importanza, quindi, di luoghi facilmente accessibili, senza barriere architettoniche, percorsi indoor e outdoor, di tipo sensoriale, profumati e ombreggiati da presenze arboree, che conducono a sale e ambienti per la condivisone, costituiscono la conditio sine qua non, per un giusto approccio all’ultima importante fase della vita.

Condividere spazi comuni in una struttura di co-housing, consente di incontrare una moltitudine di persone, di sentirsi importanti in una società individualista! Bisogna fare prevenzione e le giuste scelte soprattutto quando si hanno ancora le forze fisiche e quando si hanno dei parenti in grado di fornire assistenza, invecchiando, la situazione si fa difficile.

Le malattie della modernità come i diversi inquinamenti, lo stress e la solitudine si combattono vivendo in una casa biologica con struttura in legno e isolanti naturali come: la canapa, la fibra di cellulosa, la paglia, ecc., senza eccessive preoccupazioni economiche per la gestione e la manutenzione che verrebbero condivise tra i residenti.”  

Più nello specifico nel progetto si parla di “recupero delle acque pluviali” e di “tetti in erba”. Sono situazioni che arrivano dall’antichità o sono soluzioni nuove?

Banchieri .“E’ un aspetto che la cultura di oggi consumistica dell’usa e getta ha dimenticato. Nella nostra storia il riutilizzo dell’acqua c’è sempre stato. I più grandi ingegneri idraulici sono vissuti in epoca romana le cui conoscenze sono state riprese nel Rinascimento. In Villa Garzoni a Padova, per esempio, tipologia di architettura greco-romana e fiorentina in terra veneta, l’acqua veniva raccolta in grondaie di pietra e trasportata all’interno nel sottotetto per rinfrescare gli ambienti durante la calda estate, inoltre, veniva canalizzata in verticale fino a scendere nell’interrato, dove veniva filtrata da uno strato di sabbia e quindi prelevata con dei secchi all’interno del pozzo al centro del cortile, per tutti gli usi quotidiani. C’è ancora tanto da imparare da queste sapienze millenarie.

I tetti verdi in erba, che hanno anch’essi lontane origini, pensiamo all’antica Irlanda, sono il risultato di decenni di sperimentazione moderna. Hanno lo scopo di isolare termicamente il solaio, con elementi vegetali. L’utilizzo di questo sistema d’isolamento del tetto, viene consigliato dalla nuova normativa regionale del 2019, sulla riqualificazione del patrimonio edilizio.”

Nel vostro progetto sareste anche disponibili, nei confronti di un cliente, alla individuazione di edifici che potrebbero essere funzionali ai vostri obiettivi? Cioè voi avete una mappatura del paesaggio recuperabile?

Banchieri.“Stiamo predisponendo un abaco di edifici adatti al co-housing, si trovano soprattutto in periferia delle città, ma non solo, perché offrono un ottimo rapporto economicità/salubrità, nel silenzio della natura, lontano dagli inquinamenti. Sono circa 4000 le Ville storiche catalogate nel Triveneto, per non parlare delle migliaia di edifici rurali con porticati, corti e broli adatti a contenere un orto urbano, un ambiente naturale lontano dalla congestione urbana.

Queste antiche costruzioni sono ottimi esempi di bioedilizia, sono stati edificati con materiali naturali, senza iper-tecnologie e possiedono un ottimo microclima ed orientamento. Possono essere restaurate e riadattate a nuove esigenze, con tecnologie ecologico-sostenibili e, magari, con materiali riciclabili. Possono essere utilizzati pannelli fotovoltaici per produrre elettricità, pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua, impianti geotermici per il riscaldamento ambientale e il raffrescamento con pompa di calore, oppure una semplice stufa a pellet abbinata ad un involucro perimetrale molto performante, con struttura di legno portante, parete in canapulo-calce ed intonaci di argilla. Tutto ciò consente di rientrare nella classificazione A4, il gradino più alto della “casa passiva”, con spese economiche per i consumi, praticamente nulle!”

Che ricordi ha sulla manutenzione del paesaggio “veneto” nel corso della stesura di quell’importante volume “Dal Castello Medievale alla cultura della villa veneta”? Crede sia stata una ricerca proficua per la sua attività futura?

Banchieri. “Dal Castello Medievale alla cultura della villa veneta”, una pubblicazione del 1999, è un volume/ricerca ancora attualissimo e che ha avuto successo per il lavoro di analisi storico-culturale del nostro patrimonio architettonico.

Nozioni tecniche, materiali, rapporti aurei usati da architetti come il Serlio, il Sansovino, il Palladio, il nuovo vivere proposto da Alvise Cornaro espresso nel suo “Trattato della vita sobriabasato sulla “santa agricoltura” e un modus vivendi legato al ritorno alla vita di campagna l’otium e al godimento delle fortune raccolte il negotium, sono formule di vita che possono essere riproposte in maniera attuale e moderna. Infatti con aggiornamenti estetico-formali e con l’uso di tecnologia bio-sostenibile questa può essere la ricetta per ridare vita a questi edifici vernacolari, che hanno segnato l’evoluzione e la fortuna del nostro territorio veneto. Gli edifici rurali presenti nelle nostre periferie possono essere rigenerati, ristrutturati ed ampliati, a costi molto competitivi e consentire anche l’apertura di piccole attività artigianali a sostegno degli occupanti.”

Stefano Lonardo: “L’architettura deve aiutare l’uomo ad evolversi sul piano fisico, psichico e spirituale.” “In Italia soffiano venti caldi che riscaldano il cuore e sarà proprio questo che salverà il mondo”.

 

Nel suo sito di architetturaBio ha messo una bellissima citazione iniziale: "La tua casa è il tuo corpo più grande, cresce nel sole, dorme nel silenzio della notte, e non è senza sogni…" (K. Gibran). Khalil Gibran è stato un poeta, un pittore ed è anche ricordato come un mistico. Pensa che i breviari di Gibran possano agevolare la clientela ad orientarsi verso la bioarchitettura?

 
Lonardo. “Certamente! In un’epoca di ipertrofia dell’emisfero sinistro del cervello, la parte razionale, proporre una metafora organica, ovvero il cuore come strumento di ascolto e orientamento,crediamo sia una porta indispensabile alla Conoscenza e alla conseguente scelta di un’architettura a misura d’uomo, dettata dalla riflessione, soprattutto dall’intuizione, dall’amore per se stessi, non egoistico, per gli altri e l’ambiente.”
 
Nel vostro interessante progetto di “Abitare nella vita”, oltre alla panoranica bioecologica/bioedilizia,  si parla di comunità solidale, forse si può arrivare all’ecovillaggio. A suo parere può essere un aspetto affascinante oggi nella civiltà multietnica? 
 
Lonardo. “Credo proprio di sì, “eco” deriva dal greco: oikos, che significa casa, intesa non solo come singola abitazione, ma come mondo intero, infatti l’ecologia si occupa dell’ecosistema planetario. L’architettura deve coniugare la progettazione con istanze di tutela e cura del pianeta Terra, l’architettura del manufatto, delle città e del paesaggio, deve essere terapeutica e muoversi dentro la vita, intesa come armonica relazione tra gli esseri umani, la natura e il Cosmo. Ecco da dove nasce il termine architetturaBio, l’architettura deve aiutare l’uomo ad
evolversi sul piano fisico, psichico e spirituale, parafrasando il filosofo contemporaneo Nicola Emery con un agile slogan: “l’architettura cura!”.”
 
La vostra architettura può avere un impatto importante con il regime fiscale attualmente in essere in Italia come possibilità di detrazioni?
 
Lonardo. “Purtroppo questo non dipende da noi, ma dallo Stato Italiano. Noi possiamo suggerire, interpretare, meglio ancora realizzare, visto che l’architettura è un’arte plastica, dare l’esempio, con lo sforzo e il sudore di tutti, ma è il Governo che deve dimostrarsi attento e progressista; ed è proprio quello che uno Stato Assistenziale deve fare: sposare la Vita, come dicevamo, costruire la polis, luogo etico di relazioni, intorno all’uomo, non intorno a una banca! Ancor più del termine vago e ambiguo di democrazia, abbiamo bisogno di un’antropocrazia. La polis, dal greco: città, materia eminentemente da architetti, da cui politica, si regge se, citando Platone, è «pascolo di vita», è nomos che significa contemporaneamente «canto» e «legge», cioè bellezza ed etica, «la città è luogo di pascolo delimitato dal canto del pastore» (Timeo).”
 
A proposito di costi. Ad esempio, che cosa è un giardino biodinamico e che fascia di costi approssimativi può avere, realizzandolo davanti alla propria abitazione.  
 
Lonardo. “Un giardino biodinamico, meglio ancora un orto biodinamico, sono espressioni non solo della Natura, ma del Cosmo. Se un orto biologico, abborrisce l’uso di fertilizzanti chimici e pesticidi, a favore di concimi naturali e lotta biologica agli insetti dannosi, un orto biodinamico viene “fertilizzato” dalle illimitate energie cosmiche dei pianeti. Le piante possiedono un corpo eterico o vitale che attinge vitalità dal cosmo e ce la restituisce, una sorta di fotosintesi sottile, una luce che ci nutre intimamente e profondamente. Riguardo i costi, Lei può comprendere
facilmente che separarsi dallo strapotere delle multinazionali della chimica può far bene al portafoglio, soprattutto alla salute, ammesso che la vita abbia un prezzo!”
 
In Italia come procedono le realizzazioni dell’architettura evolutiva?
 
Lonardo. “L’Italia è un paese di artisti, di creativi, di bohémien e qui sta il pregio e il difetto insieme. In Italia ci sono moltitudini di cibi e modi diversi di cucinarli, di regione in regione, e così di vini... la cucina è cultura, è un’arte commestibile. Il popolo italiano si difende dall’omologazione, ma recalcitra sulla coesione, rispetto ai Paesi nordici e oltralpe. In Italia soffiano venti caldi che riscaldano il cuore e sarà proprio questo che salverà il mondo! Il co-housing nasce negli anni ’70 in Danimarca, è un’architettura evolutiva per eccellenza di altissima qualità morale ed ecologica: rinsalda gli esseri umani l’uno con l’altro in un mutuo scambio di solidarietà, sa far fronte alla crisi, che deriva dal greco e significa opportunità, è ergonomica, economica e resiliente, infine dialoga con la Natura e il Cosmo.
Nell’Apocalisse di San Giovanni si parla di “accampamenti dei santi”, noi pensiamo che il profeta si riferisca ad un nuovo modo di abitare, scevro dall’egoismo, ad un Abitare nella Vita, all’insegna di un bene e un’armonia comune, ad un’architetturaBio evolutiva, il vero progresso per un equilibrio umano e tecnologico insieme!”
 
Servizio e interviste di Roberto Tirapelle
 
 

Pubblicato in data 20/05/2019