VENERDÌ 24 SETTEMBRE 2021 23:20
 

Visioni future

Anteprima cinema. Il caso

La "Opus Film", casa di produzione polacca, e "IDA", pluripremiato film di Pawel Pawlikowski

Un binomio di successo che ricorda l’avvincente storia del cinema in Polonia.

   E’ un caso interessante che ci piace raccontare perché associa il nuovo cinema polacco con i film europei anni ’30-’50 che avevano una visione del cinema come arte.

La “Opus Film” ha rapporti con i migliori professionisti in campo tecnico in Europa da tempo. Con oltre 18 anni di produzione commerciale dispone di una vasta rete di premiati registi, direttori della fotografia, scenografi, costumisti, truccatori, direttori di casting, assistenti registi, con anni di esperienza internazionale.

Il fondatore di “Opus Film”, Piotr Dzieciol, si è laureato presso l'Università di Wroclaw e la Scuola Nazionale di Cinema polacco di Lodz. Produttore televisivo e cinematografico con una esperienza di oltre 30 programmi, dispone di una serie TV e ricopre il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione della FPCA. Nel 2004 è diventato un membro della European Film Academy.

La produzione cinematografica è il cuore dell’attività della Opus che, infatti, ha prodotto i recenti lungometraggi polacchi più importanti. La casa cinematografica collabora con giovani registi che vogliono fare il loro primo film, ma anche con registi famosi per una produzione artistica già concordata.  Anche i documentari sono una parte importante dell’attività dell’azienda, focalizzati soprattutto sui percorsi di persone, sul mondo contemporaneo e sulla storia. Recentemente la Opus ha iniziato ad esplorare un nuovo campo artistico come l’animazione. Il primo progetto è diretto da un giovane artista polacco Jacek-Rokosz.

Ciò premesso, si inserisce anche Pawel Pawlikowski, regista polacco di Varsavia, ma cresciuto successivamente tra Germania, Italia e Regno Unito, dove si trasferisce nel 1977. Studia letteratura e filosofia tra Londra e Oxford ma, dopo gli studi, esordisce nella regia. Realizza numerosi documentari e tre lungometraggi. Comincia a ottenere diversi riconoscimenti, tra i quali due Bafta Awards e un Fipresci. Nel 2013 gira “IDA” che consegue un premio ad ogni Festival. Arriverà anche in Italia il 13 marzo per la Parthenos distribuzione.

    La storia di Ida è piuttosto inconsueta: Polonia, 1962. La novizia Anna, diciottenne cresciuta in un convento perché orfana, è prossima a prendere i voti. Scopre di avere una zia. Si tratta di Wanda, ex magistrato comunista, responsabile di numerose condanne a morte nei confronti di religiosi. Ha sempre nascosto le sue origini ebraiche. E mentre Anna scoprirà di essere anche lei ebrea e di chiamarsi in realtà Ida, Wanda dal canto suo dovrà confrontarsi con decisioni prese ai tempi della guerra che ancora la perseguitano.

Partiamo da alcune dichiarazioni base di Pawlikowski: “Ida è un film che parla d’identità, famiglia, fede, colpa, socialismo e musica. Volevo fare un film sulla storia che non venisse percepito come un film storico; un film con una morale ma senza una lezione da impartire. Ma, soprattutto, - continua il regista – volevo tenermi alla larga dalla solita retorica che caratterizza il cinema polacco”.

Sono importanti queste affermazioni perché già aprono un dibattito complesso: sull’”identità” che è un aspetto che coinvolge la casa di produzione e di cui parleremo di seguito con un esponente della Opus Film, e sul cinema polacco, su cui dissentiamo, almeno in parte, dal parere di Pawlikowski.  Infatti non mi sembra che ci sia retorica nel linguaggio di alcuni registi storici come Agnieszka Holland, Rudolph Maté, Andrzey Munk, oppure in Wajda, Zanussi, Zulawski e nemmeno nel primo Polanski.  Certamente Pawlikowski è riuscito a fare una ricostruzione del passato accurata, un passato dolorosamente controverso. E con i ricordi e le emozioni dei personaggi, con i suoni e le immagini ha costruito una visione d’arte. Il suo cinema ricorda più la Danimarca di Dreyer e la sua “Passione di Giovanna d’Arco” (1928), meno la Svezia bergmaniana del “Posto delle fragole” (1957).   

Per proseguire sull’identità del cinema polacco ci siamo confrontati con Ewa Puszczynska, produttrice e responsabile dello sviluppo della “Opus Film”. 

Il Cinema polacco ha il suo posto importante nella storia del cinema. Ritiene che l'industria cinematografica di oggi continui ad essere all'altezza della sua fama?

“L’Industria cinematografica polacca oggi sta cercando il suo posto nel mercato locale così come a livello internazionale. Da un lato produciamo ambiziosi film artistici che circolano tra il pubblico dei festival, dall'altro copiamo il cinema americano senza il loro budget e ciò significa produrre spazzatura locale. Dobbiamo trovare il modo di parlare con il nostro pubblico offrendo loro una vera avventura emotiva e intellettuale, come ha detto Agnieszka Holland.  Le nostre storie nazionali parlano in modo universale”.

Negli ultimi tre film della produzione della vostra casa cinematografica (intendo "The Congress", 2013, "IDA", "Aglaja", 2012), c'è un filo comune che li unisce: la ricerca di un'identità (nella fede, la famiglia, la politica, ecc .). Era consapevole di questa sensazione?

“Sì, ero consapevole di questa sensazione. La ricerca di identità è un problema che è sempre stato nei miei interessi. Identità personale, culturale contro "alieni" all'interno delle società.”

“A mio parere è un aspetto molto importante e un soggetto universale sia delle nazioni moderne che dei singoli esseri umani per definire chi siamo e come le circostanze storiche, geografiche, influenzino la nostra identità”.

La Opus Film ha i suoi studi. "Ida" è stato girato in quegli studi o in altre sedi?

“Ida è stato interamente girato in location in Polonia. La maggior parte del film è stato girato a Lodz e dintorni. Il convento è stato girato nel sud-est della Polonia, nei pressi di Zamosc”.

 

IDA 
di Pawel Pawlikowski   (Pol./Dan. 2013); 80'; B/N-    

LONDON FILM FESTIVAL - MIGLIOR FILM; TORONTO FILM FESTIVAL - FIPRESCI; VARSAVIA FILM FESTIVAL - MIGLIOR FILM; FESTIVAL DI GIJON - MIGLIOR FILM, MIGLIOR SCENEGGIATURA, MIGLIOR DIREZIONE ARTISTICA, MIGLIOR ATTRICE AGATA KULESKA; The Tromso International Film Festival - Fipresci.  Gdnya Film festival - Golden Lyon;     

Sceneggiatura Pawel Pawlikowski, Rebecca Lenkiewicz; Musica Kristian Eidnes Andersen; Fotografia Lukasz Zal;
Montaggio Jaroslaw Kaminski.

Interpreti: Agata Trzebuchowska, Anna/Ida; Agata Kulesza, Wanda Gruz; David Ogrodnik, Lis

(da sinistra: Pawel Pawlikowski, Ewa Puszczynska, Piotr Dzieciol, foto di Monika Goldsznidt - Czarniak/Trojmiasko)

(servizio e intervista di roberto tirapelle)

Pubblicato in data 03/02/2014