MERCOLEDÌ 22 SETTEMBRE 2021 17:17
 

Cinema

IL CINEMA RITROVATO

Bologna 25 giugno - 2 luglio 2016

(nella foto, SEVEN CHANCES, Buster Keaton, 1925)

Alcune Anticipazioni

Lumière! La mostra e la stagione 1896

Progetto Keaton 2016

Jacques Becker – L’idea stessa di libertà

Armoniosa ricchezza. Il cinema a colori in Giappone (seconda parte)

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Lumière ! La mostra e la stagione 1896

La mostra preparata dall'Institut Lumière per il Grand Palais lo scorso anno varcherà per la prima volta i confini francesi per arrivare a Bologna. Se il 2015 era l'anniversario dei 120 anni dell'invenzione dei fratelli lionesi, il 2016 è la ricorrenza dell'Anno Uno del cinema, durante il quale il cinematografo raggiunge gran parte del mondo (anche l'Italia e anche Bologna il 27 agosto 1896). Presenteremo quindi una selezione della 'stagione' 1896.
In collaborazione con l'Institut Lumière di Lione e il Museo Nazionale del Cinema di Torino

Progetto Keaton 2016

Il nostro eroe viene dal nulla, non sta andando da nessuna parte ma si è fermato da qualche parte” – recita il cartello iniziale di The High Sign, prima commedia indipendente realizzata da Keaton dopo il periodo formativo con Arbuckle. Ricca di gag geniali e surreali, come l’inseguimento filmato in sezione, The High Sign fu distribuito solo nel 1921. Primo anche dei cinque nuovi restauri del Progetto Keaton che quest’anno, grazie alla collaborazione di molte cineteche e a un lungo lavoro di comparazione, ricostruzione e restauro ci caleranno nel cuore dell’universo keatoniano con Cops (1922), forse il più classico dei suoi two-reelers; la leggerezza e la destrezza fisica di The Paleface (1922); la brillante ricostruzione storica di Our Hospitality (1923), in cui Keaton sembra aver già raggiunto una piena maturità artistica, e infine Seven Chances, esempio perfetto di come Keaton trasformò una farsa impostagli da Schenck, in un film pieno di straordinarie trovate comiche. Il Progetto Keaton è promosso dalla Cineteca di Bologna e da Cohen Film Collection.
Programma a cura di Cecilia Cenciarelli

 

Jacques Becker – L’idea stessa di libertà

Innamorato del cinema americano, del jazz, della giovinezza, Jacques Becker (1906-1960) fu il regista più amato e rispettato della 'tradizione della qualità', benché rinnegasse quel genere di cinema. “Detesto la mia generazione”, ebbe a dire. “È la generazione dei falsi pretesti”. Mai “uno di loro”, si sentiva più vicino ad anticonformisti come Bresson, Ophüls e la nascente generazione della nouvelle vague. Come regista, sapeva passare da un ambiente all’altro con suprema eleganza, e diede al cinema del suo paese il più grande film sulla Francia rurale con Goupi Mains Rouges, il manifesto di una gioventù negletta con Rendez-vous de juillet, il volto nudo dell’amore con la Simone Signoret di Casque d’or, il più grande film noir con Grisbi (eguaglia to solo da La Nuit du carrefour di Renoir, del quale Becker fu aiuto regista); e con il suo capolavoro, Le Trou, fu – per citare Serge Daney – “l’unico che sapesse filmare l’idea stessa di libertà”.
Programma a cura di Bernard Eisenschitz

 

   Armoniosa ricchezza. Il cinema a colori in Giappone (seconda parte)

   (nella foto: Carmen kokkyo ni kaeru (Carmen Comes Home) di Kinoshita Keisuke (1951) 

Verso la fine degli anni Cinquanta il cinema giapponese ampliò rapidamente la produzione a colori. Nel 1958, quando Yasujiro Ozu diresse Fiori d’equinozio, con il suo incantevole bollitore rosso, quasi tutti i registi più importanti del paese avevano ormai firmato almeno un film a colori con la sola eccezione di Akira Kurosawa, che rimase legato al bianco e nero fino al 1970. In quegli anni registi e operatori esplorarono non solo le potenzialità pittoresche del colore, ma anche la sua carica espressiva e ideologica. Questa seconda parte della nostra rassegna dedicata agli esordi della cinematografia a colori giapponese proporrà alcuni dei migliori film del dopoguerra, celebrandone la bellezza e documentando come il nuovo mezzo si prestasse a illustrare la turbolenta esperienza di un Giappone in rapida trasformazione.
Programma a cura di Alex ander Jacoby e Johan Nordström, in collaborazione con il National Film Center di Tokyo


 

Pubblicato in data 01/05/2016