MERCOLEDÌ 22 SETTEMBRE 2021 17:42
 

Cinema

Nelle sale il nuovo film "Steve Jobs"

STEVE JOBS e APPLE, non solo one to one ma per il futuro.

(nella foto, da sin. il regista Danny Boyle; al centro Michael Fassbender; a destra lo sceneggiatore Aaron Sorkin)

 

Il profitto attende un nuovo segno

Mi affascina fare qualche osservazione sul film Steve Jobs appena uscito nelle sale, perché io stesso mi impegnai ad organizzare, un paio di anni fa, un convegno sul genio di Cupertino. Il film, in distribuzione Universal, è diretto da Danny Boyle, 11 film alle spalle ma soprattutto arriva dal teatro, in particolare dal londinese Royal Court Theatre, tanto per capire il concept teatrale che presiede Steve Jobs: oltre alle capacità cinematografiche, quelle di catturare gli attori nei loro movimenti arruffati.

          Tutti sanno chi è stato Steve Jobs ma è meglio riprenderne i concetti: informatico, inventore, imprenditore, produttore cinematografico. Non bisogna dimenticare queste caratteristiche essenziali, altrimenti si perde il controllo del genio, del visionario, del folle. Inoltre il famoso sceneggiatore Aaron Sorkin che di 'teatro e ambizione' ne sa più del diavolo, ha voluto aggiungere delle dosi di storia famigliare e a questo punto ha voluto inserire l'uomo e il padre. Ciò ha funzionato per completarne il quadro biografico. Altrimenti Sorkin poteva utilizzare l'opzione di tirare una linea d'acciaio solo sul Jobs 'ambizione e potere' ma il film avrebbe abbandonato la linea teatrale: più pièce, più performance.

(nella foto, a sin. Michael Fassbender, a destra il vero Steve Jobs)

Lo sceneggiatore ha diviso il film in tre momenti: 1984 Jobs presenta il Macintotosh 128K; 1988 Jobs, fuori da Apple, lancia il NeXT; 1998 Jobs ritorna in Apple, AD, lancia sul mercato iMac. Un montaggio temporale pragmatico, che accompagna il montaggio tecnico geniale di Elliot Graham centrato soprattutto su Jobs e che lateralmente gira sugli altri personaggi, come Kate Winslet, responsabile del team marketing Apple che lo ha sempre sostenuto; Makenzie Moss, la prima figlia di Jobs per anni non riconosciuta; i suoi colleghi, ex colleghi, i suoi amici, ex amici.

La regia di Danny Boyle cerca di equilibrare la sceneggiatura frenetica, le dissolvenze sul privato, il delirio del pubblico, le illuminazioni che accendono il volto di Jobs, anche con l'uso di tre formati diversi di girare la pellicola (16, 35 mim, digitale). Certamente situazioni non facili da gestire.

Steve Jobs è interpretato da Michael Fassbender, attore non graditissimo dal pubblico e anche non conosciutissimo benchè con un attivo di 23 film. Fassbender ha ormai conseguito molti riconoscimenti, soprattutto sotto la guida del regista, sceneggiatore e scultore inglese Steve McQueen con Hunger, Shame e 12 anni schiavo. Alcuni altri film in cui qualcuno lo ha visto sono Jane Eyre nella splendida versione di Cary Fukunaga, X Men, A Dangerous Method, Prometheus, Il Procuratore. In questo periodo nelle sale anche “Macbeth”. La sua interpretazione di Jobs è praticamente perfetta, gli occhi, le palpebre, ciglia e sopracciglia, la bocca, gli occhiali, la lupetto nera tirata per scoprire un po' le braccia, è tutto al servizio della performance. Fassbender è bravo a seguire la cinepresa e Boyle è bravo a seguire lui. 

 Kate Winslet nella prima parte mi sembra non riesca ad entrare bene nel personaggio, mentre nella seconda parte aiuta anche il regista a trattenere i due personaggi.

E' un film su più livelli di messa in scena: teatro, palcoscenico, pubblico, comunicazione, parola, prodotto, mercato, azienda, cinema del montaggio, luci. Una sorta di cinema “screwball”, cioè della svitatezza, tra follia poco innocua e imprevedibilità anarchica.

Oggi di Apple se ne continua a parlare sui mercati, ma si sta aprendo un nuovo dibattito: come profitti detiene record storici, come fabbrica dei sogni che forza ha ancora? Steve Jobs inventava comunicazione, la potenza psicologica dei bisogni nuovi. Oggi chi è lo stregone che lo sostituisce e non certo da un garage di Cupertino.? Forse “Alphabet” con Larry Page e Sergey Brin potrebbero lasciare tracce per creare meno sogni e più ricchezza? Aspettiamo un segno o dal Cinema o dal Nasdaq.

Roberto Tirapelle

Pubblicato in data 12/02/2016