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Cinema

Tunisi - 26th Carthage Film Festival: emozione e coinvolgimento

Nuovo lo staff del Festival che nel 2016 celebrerà i 50 anni. 81 film nelle competizioni ufficiali, almeno 15 le sezioni parallele. Programmazione in decentramento in molte città della Tunisia.

Si è chiusa a Tunisi la 26 edizione delle Journées Cinématographiques de Carthage (21–28 novembre 2015) e, come nelle occasioni precedenti, il cinema africano si è dimostrato all'altezza di portare proposte sempre emozionanti e coinvolgenti.

La location per gli eventi più importanti è stato Le Théatre Municipal.   Il festival però godeva anche di numerose sale che per l'occasione sono state adibite a cinema (Le Colisée, Le Palace, Le Parnasse, l'ABC, Le Mondial, Le Rio, L'Agora, 4eme ART, Ibn Rachik,ecc).

Nelle competizioni ufficiali sono stati presentati 81 film, di cui 17 lungometraggi, 13 cortometraggi, 16 documentari. Inoltre numerosa e ricca è stata la proposta delle Sezioni parallele, come Cinéma du Monde, Nouveaux territoires, Spotlight Berlin, Panorama du Cinéma Tunisien, Cinéma Argentin, Cinèma Italien, alcuni omaggi a registi, Hommage a femmes du Cinéma Egyptien, Fespaco, Séances Spéciales, Carthage Ciné-promesses. E ancora Les JCC a l'Université, JCC in prisons, Master Class.

Il Festival è stato caratterizzato anche dai drammatici momenti dell'attentato a Tunisi e nonostante questo triste evento la direzione ha deciso di continuare, dimostrando che “la cultura è un'arma strategica per combattere il terrorismo”.

Gli ospiti stranieri, la stampa e le giurie, durante la settimana del Festival, sono stati anche invitati dal Presidente della Repubblica, Bèji Caid Essebsi, alla presenza di Latifa Lakhdhar, ministro della Cultura e della Salvaguardia del patrimonio, che ha espresso il suo ringraziamento per aver mantenuto la loro presenza alla festa del cinema.

Le Journées Cinématographiques hanno proposto molti temi importanti del Continente africano: la Tunisia e i giovani prima della Rivoluzione del 2010 (“A peine J'ouvre les yeux”, di Leyla Bouzid, Tunisia, 2015),l'oppressione del colonialismo (“Le Puits”, di Lofti Bouchoichi, Algeria, 2015), la violenza quotidiana sulla donna (“Difret”, di Zeresenay Mehari, Etiopia, 2014), il sopruso sugli handicappati (“Dicta Shot”, di Moktar Ladjimi, Tunisia, 2015), il bavaglio morale sulle produzioni cinematografiche (“Much Loved” di Nabil Ayouch, Marocco, 2015), le banlieue algerine (“Madame Courage”, di Merzak Allouache, Algeria 2015).

(nella foto il film "Much Loved")

In questa sede vorremo focalizzare le nostre osservazioni su un aspetto emerso da un paio di film: le guerre civili africane come mezzo di sopraffazione sociale e politica.

Un film che non si concentra su una guerra ma la traccia di striscio pur pesantemente è “O KA” (Our House, Mali 2015) del malese Souleymane Cissè. Il regista, già conosciuto al Festival di Cannes per avervi presentato ben cinque opere e il primo africano ad essere stato premiato, è conosciutissimo in Africa per i suoi documentari e lungometraggi. E' considerato uno dei più importanti cineasti africani del 20° secolo. “O KA” è una intensa autobiografia a più voci, si intrecciano più generazioni, quella del regista, quella del padre, quelle delle quattro sorelle che nel 2008 la polizia sequestrò la loro casa e dovettero abbandonarla. Lo sguardo del regista va però oltre alle immagini dell'infanzia e del paesaggio: c'è un'altra casa a rischio che è il suo paese il Mali, dove si accanisce un drammatico destino e la giustizia diventa incontrollabile. Il suo paese si è rovesciato impotente nella guerra. Cissè formula comunque una speranza: nel valore dell'istruzione e in una nuova politica.

  

  (nella foto il film "L'oeil du Cyclone")

    Un'altra pellicola sullo sfondo del Burkina Faso in preda alla guerra è “L'oeil du Cyclone” (Eye of the storm, BF, 2015) di Sékou Traoré. Il film però mette a fuoco il confronto psicologico tra un giovane avvocato e un ribelle incarcerato per crimini di guerra. Entrambi gli attori offrono una performance efficace ma alla fine è la protagonista che prevale, esprimendo con sobrietà di cenni una intensa recitazione. Maimouna N'Diaye si aggiudica infatti la migliore interpretazione femminile.

Interessante la sezione de l'atelier “Takmil”, alla seconda edizione, che permette a undici film africani e arabi in post-produzione di essere valutati e vincere delle borse di studio. Un ottimo incentivo per i giovani cineasti di concludere le loro opere e avere una successiva distribuzione commerciale.

I film del Festival sono andati anche in decentramento in numerose città della Tunisia con la proposta JCCities. La programmazione ha toccato Béja, Houmet Souk, Gafsa, Jendouba, Kairouan, Kasserine, Le Kef, Mahdia, Monastir, Nabeul, Sfax, Tataouine.

Roberto Tirapelle (da Tunisi)

 

Pubblicato in data 08/12/2015