MERCOLEDÌ 22 SETTEMBRE 2021 16:12
 

Cinema

La morte di Alain Resnais

Il suo ultimo film "Aimer, boire et chanter" apre il cinema a nuove prospettive.

(fhoto, fonte, CPH:DOX)

“E’ stato un regista radicale e un innovatore cinematografico – così lo ricorda il Festival di Berlino a nome del suo Direttore Dieter Kosslick – che ci ha ricordato le atrocità politiche e umane del  XX Secolo con opere come Nuit et Brouillard (“Notte e nebbia”) e Hiroshima,mon amour.”

Infatti, la sua ultima opera Aimer, boire et chanter  è stata presentata il mese scorso alla 64^ Berlinale nella competizione ufficiale  e ha vinto un Orso d’Argento, l’Alfred Bauer Prize. Ma ha vinto anche il Premio della critica internazionale della Giuria Fipresci con una menzione che farà storia: “La Giuria FIPRESCI ha visto una serie di film compiuti che non erano molto originali, e una serie di film che erano originali ma non molto compiuti. Pertanto, la giuria ha dato all'unanimità il suo premio a Aimer, Boire et Chanter (Life of Riley) di Alain Resnais, che ancora una volta testimonia del suo interesse in esperimenti formali e del suo costante rinnovamento.”

E’ sorprendente che a 91 anni Resnais sia stato ancora capace di trasmetterci un inno alla vita, i colori della fantasia, l’arcobaleno della creatività.

Non stiamo mettendo in ordine parole celebrative post mortem, è un fatto non contestabile, almeno ad una certa generazione di storici e appassionati, che Alain Resnais sia stato uno dei padri fondatori della Nouvelle Vague e uno dei più noti autori del cinema europeo.  Figlio di un farmacista è un signore aristocratico e appartato, applaudito dalla critica ma poco amato dal grande pubblico. A 19 anni arriva a Parigi da Vannes perché la madre vuole che si apra subito al mondo.  La straordinaria sinergia con Marcel Proust lo condizionerà nella mente e nelle opere. Diventa amico anche di Gérard Philipe che lo induce a iscriversi alla prima scuola di cinema in Europa. A 14 anni aveva già girato il suo primo documentario.  I suoi punti di riferimento, non certo facili, sono Marguerite Duras e Alain Robbe Grillet. Negli ultimi trent’anni tocca alcuni temi importanti come la memoria, la scienza, il melodramma, il racconto d’appendice, il fumetto, il teatro.

Al Festival di Berlino vince due Orsi d’Argento nel 1994 per Smoking/No Smoking , nel 1998 per On connait la chanson (Same Old Song), che è stato anche riconosciuto come un contributo eccezionale al moderno cinema. A Venezia vince un Leone d’Oro nel 1961 con L’anno scorso a Marienbad e un Leone d’Argento nel 2006 con “Cuori”. Vince anche tre premi César, un David e un Bafta.

Accanto a lui ricordiamo, tra  i suoi molti attori, quelli che gli sono stati sempre vicini, Pierre Arditi, André Dussolier, Fanny Ardant e soprattutto Sabine Azéma, dolcissima musa e compagna altera.

roberto tirapelle

 

Pubblicato in data 04/03/2014