GIOVEDÌ 15 NOVEMBRE 2018 17:40
 

Arte

Verona - Castelvecchio: ApertoArte e Bertrand Kass hanno presentato 8 artisti

Corinna Brandl, Gerald Dufey,  Robert Johann Fuerhmann, Johannes Hoelderl, Wolfgang Krink, Helmut Reinisch, Ine Tjarksen, Tony Torro.

Verona. Nella prestigiosa ambientazione del Circolo Unificato dell’Esercito a Castelvecchio, un’eccezionale rassegna d’Autore ha coronato l’autunnale ciclo collaborativo tra “ApertoArte”, nella persona della presidente Fiorenza Canestrari, infaticabile curatrice di eventi artistico-letterari, nonché valente ceramografa e scrittrice e il console Bertrand Kass , operatore di chiara fama in ambito europeo ed oltreoceano da oltre un trentennio e la cui professionalità a 360° gradi individua sia giovani talenti, sia la riconferma di Autori, già noti in campo internazionale

Assistiamo ad una rassegna visiva di indiscutibile impatto: otto artisti di ben quattro nazioni europee (Austria Germania Svizzera e Svezia) , con un bagaglio di oltre una trentina di opere tra scultura, pittura e fotografia, per un panorama multiforme e vibrante

Corinna Brandl. Grandi tele fitte di un simbolico ‘per itinere’, la Natura nel suo evolversi stagionale di luce colore e profumi, in quella poesia visiva vissuta in delicatissime soffuse pennellate che aprono a scenari immaginifici...Un intreccio delicato di linee e superfici lascia presagire l'anima trascendentale degli acquerelli, seguiti in un’evoluzione libera ma altrettanto equilibrata di massa e impeto cromatico, per approdare, sia pure tramite la coreutica gestualità intrisa di serica emozione, a vita nuova. Un vento , dolce eco di eterna bellezza, porta il pulsare di un’anima ricca di felice ispirazione ma che non teme di affrontare temi di profonda attuale presenza, esaltati e non più dispersi nella nebulosa uniformità del nostro vivere...

Gerald Dufey - Winter.  , Il difficile campo dell’astratto quale estroflessione dell’anima: da sensazione ed emozione, a puro sentimento. Una pittura sequenziale e magmatica, frutto di diversi passaggi vigili ma che aprono quinte mobili di profondità inusitata, nell’instancabile nerbo di una continua ricerca identitaria. Nicchie dove l’ispirazione trova temporaneo rifugio per poi ripartire in nuova incandescenza creativa. Universo sfaccettato libero da condizionamenti di schema, ‘dynamis’, pura e sempre classica ma volta ad ‘experiri’ contemporaneo.

Robert Johann Fuerhmann

Una visione tematica del reale, ripartita secondo criteri per generi prioritari ma, al pari, brillantemente desunta secondo uno slancio vitale di auto-consapevole rispetto. Nel mondo contemporaneo dell’arte, affastellato di presenze spesso nevrotiche e di esasperato imporsi, l’universo Umanità di Fuerhmann sfoglia le tante pagine di uno Schizzenbuch ricco di profonda vividissima impressività, dove ritratti e definizione gestuale definiscono il porgersi quotidiano in icone di prospettica esemplificata bellezza, coniugando potenza del campito tra linee e dettagli al morbido contrasto cromatico. Ventaglio di una serialità che diviene portavoce di vita in accenni pacifici e nostalgici, raccontando di quella vita vera, laboriosa e ricca di banchi di prova nello scorrere dei giorni, ma senza fantasmi né super-ego...

Johannes Hoelderl

Artista di grandissima maturità espressiva, Hoelderl sposa la lezione filosofica del grande passato (soprattutto Nietzsche) per attingerne tutta la forza creativa e profonderla nella pittura. Una pittura rigorosa, condotta con esiti formali di profonda introspettiva evocazione che, dopo avere sfrondato lo sfrondabile, consegna quel prologo d'indagine all’obiettivo di conquistare, nella ‘ratio’, la vera essenza. In Hoelderl alberga una vis dirompente, inarrestabile, quell'energia esaltante che compone un tracciato non soltanto artistico bensì esistenziale poiché l’arte informa la vita, cementando la radice più intima e riposta nell’animo in quel tutt’uno che potremmo chiamare Destino. Oltrepassando, dopo averli riconosciuti ed accettati, tutti gli inevitabili paralleli con altri autori e correnti, e sposando, infine, quel tanto combattuto ma indispensabile bagaglio 'formativo' per approdare, in fluttuante porgersi, alla libera (e molto ribelle) ispirazione espressiva ...

Wolfgang Krink

La fotografia come Arte Pura, rivolta all'unico obiettivo di esaltare la potenzialità espressiva di mondi emozionanti. Anfratti, spesso in netta opposizione tra lirismo e incedere esistenziale, còlti sapientemente con quell'occhio da noi spesso ignorato o soltanto riposto nell'immaginifico onirico.

Prologo, l’immagine in notturna di Karlsruhe. Sopra un porticato a duplice ordine di colonne, la potente zona d’ombra viene esaltata da un fascio di luci. Una netta valenza simbolica dove le calligrafie architetturali si giungono all'elemento umano, nel mero immaginifico che sposa il silenzio del quadro... Chissà, resta forse un presagio della caducità del presente ? Simbolo di umanità prepotente , la mano inguantata nella cotta di maglio, quel ferreo diniego alla libertà interiore? O, ancora, l’ Impero, nell’icona del Potere umanizzato ed esecrato che tiene in scacco i destini delle Nazioni...Ma le maschere, icone femminili di rarefatta bellezza, nascoste alla profondità indagatrice di uno sguardo frettoloso e distratto, aprono a un eterno feminino, in un kitsch esplosivo tra trucco e colore, non lesinando desiderio e seduzione.. Krink è un grande autore che sposa l’oggetto del vero alla metafisica, al fascino di una valenza pittorica, poiché l'obiettivo, qualsiasi sia il soggetto ritratto, imprigiona la luce in una poetica relazione di trasparenze e riflessi in magmatica ma soffusa dissolvenza cromatica, immersa nel silenzioso incedere di un viaggio. Percorrendo quella storia legata alla materia esaltata nella portante presenza dell'Uomo in tutto il suo cammino.

 

Helmut Reinisch

Produzione scultorea d’eccellenza , informata ad un immaginario repertorio di statuaria classica, con un’ epica capacità di suscitare empatia – l’ Einfuehlung - tra pubblico ed opera. Reinisch è, a tutti gli effetti, regista di una rappresentazione teatrale che apre a un duello ‘ classico’, dove l’Uomo resta la pedina di forza al muovere sullo scacchiere. Il totale potere psicologico in-forma la fisicità – modulata a valenza tematica – e srotola il codice di spinte aggettanti a gamba flessa o posa del capo a lieve inclinazione all’indietro o raccolta in avanti, protettivamente, ma sempre e comunque con finalità ascensionale - In "Der Weg nach Oben” -. Dunque, in un volo tra libero arbitrio e l’opposta dinamica di slanciate traiettorie. Sono, queste ultime pulsioni, le vere voci dell’annullarsi dell’ egoistica umana Identità verso l’irrefrenabile trascendente di un divino ideale. Un Omaggio a Rodin e a Martini, lo si consenta, che affonda la radice nella tradizione aristotelica, inneggiando al ‘kalòs k’agathòs’ e alla straordinaria lezione del teatro elisabettiano (Amleto, Riccardo III…).

Ine Tjarksen

L’ ‘ars picta’ di Ine Tjarksen è un simbolismo onirico, un comporre sognante ma comunque minimalista. Sono quasi impressioni di angoli di mondo interiore, un connubio di sfumati desunti con spruzzate incandescenti e perlacee su grandi tondi e tele, in un felice testamento alla grandezza di Madre Terra. Il corso di antichi fiumi sotterranei o universi lunari dove si inseriscono elementi naturali essiccati o piccole voci tecnologiche (key) che sono la topografia dell’anima.. Un’anima che si racconta, in silenzioso raccoglimento, per parlarci non soltanto di sé ma del mistero della Creazione, con tutte le sue aberrazioni e nel prodigioso continuo affacciarsi al mondo. Un’arte ineffabile dove il potente assémblage di materiale compone, tuffandosi nel colore la pura tridimensionalità dell’opera. E ci si addentra in questa filosofia, fitta di idee senza tempo ma voce del Tempo, con lo sguardo del cuore…

Tony Torro. “ L'occhio interiore”, il dono della filosofia spirituale che informa il percorso esistenziale di questo giovanissimo ‘guru’, rivolta, con uguale predilezione, all’evolversi cosmico - dall’elemento naturale al valore ghematrico dell' astratto. L’arte di Torro intraprende un viaggio senza Tempo , dove la forza trainante di memorie conoscitive millenarie allaccia un potente, benché ineffabile 'dejà-veçu' intriso di pace nostalgica ma devoluto, secondo un afflato di indiscussa contemporaneità, alla costante ricerca di un dialogo con il Creato. La vividezza della tavola cromatica racchiusa in forme geometriche, ricche di simbologia numerica parla di legge universale, in un afflato senza confini, è vero, ma altrettanto tangibile tramite l’interiorizzazione di un processo gravitazionale, alla ‘captatio memoriae’ della Regola scissa e ricomposta lungo un’iperbole ininterrotta... Specchio della Storia, nel sentire vigile di un'umanità che s'interroga sul proprio destino.

Caterina Berardi

Pubblicato in data 30/10/2018