LUNEDÌ 21 MAGGIO 2018 07:22
 

Arte

Milano, MUDEC. Frida. Oltre il Mito. Fino al 3 Giugno 2018.

Frida, il vibrare di un'anima

(ph. cr. by Guillermo Kahlo)

A 18 anni costretta alla quasi totale immobilità, tra dolori lancinanti e il solo conforto di uno specchio riflettente i tratti intensi di un volto ‘rubato’ agli idoli dell’antica cultura pre-colombiana. E quello sguardo fiero, altero e curioso, aperto sul mondo, per captare se stessa e i mutamenti epocali, fissandoli sulla tela in un divenire rutilante, intriso di creature e simboli arcani in . Frida Kahlo. Una breve vita, appena 47 anni, nella fase storica più turbolenta del ‘900 Quando nel 1938 il poeta e saggista surrealista André Breton vide per la prima volta il suo lavoro, rimase talmente colpito da proporle una mostra a Parigi, definendo Frida "una surrealista creatasi con le proprie mani”. Citeremo il suo lavoro più surrealista, Ciò che l'acqua mi ha dato: immagini di paura, sessualità, memoria e dolore galleggiano nell'acqua di una vasca da bagno, dalla quale affiorano le gambe dell'artista, in un enigmatico trasporsi che richiama la produzione di Dalì. Estremamente surreale è anche il diario intimo di Frida, iniziato nel 1944 e tenuto per un decennio, fino alla morte, in un monologo interiore scandito da immagini e parole. In ogni caso, nonostante l'accento posto sul dolore, sull'erotismo represso e sull'uso di figure ibride, la visione di Frida era ben lontana da quella surrealista: la sua immaginazione non era un modo per uscire dalla logica e immergersi nel subconscio, ma piuttosto il prodotto di quella tormentata esistenza che Frida cercava di rendere accessibile secondo notazioni simboliste. Il surrealismo di Kahlo era giocoso, quasi " la magica sorpresa di trovare un leone nell’armadio, dove eri sicuro di trovare le camicie".

Frida Kahlo. Oltre il mito è un progetto espositivo frutto di sei anni di studi e ricerche, che si propone di delineare una nuova chiave di lettura attorno alla figura dell’artista, evitando ricostruzioni forzate, interpretazioni sistematiche o letture biografiche troppo comode, e con la registrazione di inediti e sorprendenti materiali d’archivio. La mostra ha inteso riunire negli spazi di un’unica sede espositiva, per la prima volta in Italia e dopo quindici anni dall’ultima retrospettiva tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection: le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo. Numerosi i prestiti di autorevoli musei internazionali, riguardanti opere fino ad oggi inedite nel nostro Paese.

La mostra, curata da Diego Sileo, intende andare oltre tale visione semplicistica della relazione tra la vita e l’opera dell’artista messicana, dimostrando che per un’analisi seria e approfondita della sua poetica è necessario spingersi al di là degli angusti limiti di una biografia e andare oltre quel mito consolidato e alimentato dalle mode degli ultimi decenni. L’appuntamento al MUDEC pone in essere i molti segreti della complessa personalità di un’Artista, unica nel panorama del ‘900, tramite l’esame di fonti e documenti inediti svelati nel 2007 dall’archivio ritrovato di Casa Azul (dimora di Frida a Città del Messico) e da altri importanti archivi qui presenti per la prima volta con materiali sorprendenti e rivoluzionari (archivio di Isolda Kahlo, archivio di Miguel N. Lira, archivio di Alejandro Gomez Arias) –offrendo, in tal senso, nuove chiavi di lettura della variegata sua produzione.

Dalle indagini realizzate in Messico in prima persona dal curatore sono emersi alcuni temi e tematiche principali - come l’espressione della sofferenza vitale, la ricerca cosciente dell’Io, l’affermazione della “messicanità”, la sua leggendaria forma di resilienza - che consentono di percepire la coerenza profonda insita, al di là di apparenti contraddizioni, nell’opera di Frida Kahlo. Gli stessi temi sono riflessi nel progetto d’allestimento della mostra, che si sviluppa - secondo un criterio analitico delle opere - attraverso quattro sezioni: DONNA, TERRA, POLITICA, DOLORE.

Caterina Berardi

Pubblicato in data 25/04/2018