MARTEDÌ 12 DICEMBRE 2017 05:29
 

Arte

Artisti veronesi: Erre Monaco

Arte, materica magia.

Nicchia di continua ispirazione, nel cuore di Verona romana, la casa-atelier di Erre (Rossella) Monaco si apre su un antico cortile tra aiuole fiorite, protetto dal traffico...

Un' atmosfera esaltata dal tempo, continuo effondere del fascino delle vecchie pietre levigate dal sole e dalla pioggia, ospita nelle architetture l'anima di un genius loci dall'incedere musicale. Avvolge il fluido di questo geloso custode dell'armonia quotidianamente rinnovata chiunque valichi la soglia di un tempio silenzioso, dove cella e colonne sono ora pareti. Un preludio che suggerisce l' osmosi impalpabile ma, al contempo, profonda, del contrappunto tra spazio abitativo e sensibilità poliedrica di un'artista che ama – quasi come quinta mobile su un palcoscenico soltanto suggerito - porsi a duplice schermo.

 

Quindi, sia il nomen omen: poiché piace pensare ad Erre, valicando la nota fleurie di Rossella, quale fonèma della riposta identità, per la voce di una sacerdotessa - esce dalla Storia, effigie iconica, ed alla Storia si riallaccia per l'anemos, l' ispirazione -  dedita a culti millenari. Accostando il sensus animi di quella metempsicosi, viaggio di un'anima approdata da universi reali od immaginifici che la mente non teme d' indagare, Erre sprigiona, semplicemente, l'aura, 'ieratica', secondo un élàn vital di rara positività che infonde a tutta la sua opera.

 

Nell'amore per le lontane radici dell'umanità, dal più remoto anfratto, culla dell'evolversi delle prime forme di vita, al culto per la storia del proprio milieu territoriale (gli studi sui fossili di Bolca, sulla civiltà Paleoveneta, portano alla rivisitazione prospettica della cartografia Rateriana, desunta in  numismatica e in potenti scorci architetturali – i tetti attorno Sant'Anastasia -) Rossella ha ritrovate le chiavi di volta ermeneutiche, i confini di un universo perduto confrontandosi con le storie, le varie e molteplici storie che lo intessono. Storie che sono depositate nei documenti e nei monumenti, nelle testimonianze, nelle forme e nelle figure in cui l'uomo si è consegnato alla memoria....Il filo conduttore parte dallo studio, dalla riflessione su temi e materiali, infine da quell'applicarsi costante a sempre diverse tecniche sperimentali, solo apparentemente ardue, in realtà, mezzo propulsore per il definitivo possesso delle Idee riposte nella caverna platonica: quel sensus sui, l'anima di un'ispirazione che, aggrappandosi alla Natura, si ripropone al Creato.

 

Pensando ad un parallelo, ecco le fasi di una campagna di scavo archeologico, ritrovamenti setacciati e ricomposti, catalogazioni che richiedono anni. E se è ben noto come l'artista, il vero artista, non sia mai pago del risultato, divenendo iconoclasta o comunque, soffermandosi a lunghe riflessioni sull'assunto dell'opera, Erre – Rossella non è da meno....Perfino nel concept dell'opera. Notevole valenza psicologica ha il formato ma oltre il soggetto sarà il colore (vera passione emotiva e scrigno degli stati d'animo dell'artista) ad aprire ad un cratere di significati imponderabilmente nascosti al di là di contenuti apparenti - la Forma - secondo un'ottica d'indagine trasversale...Siano I Fiori, la simbologia carnale ed esaltante dell'infinito femminile secretum, la prediletta partitura narrativa dal potente impatto materico, offerta in minuscole tele  o per totemico imporsi su tavole a grande dimensione, oppure quel tronco scavato – di per sé duttile scultura vivente, dove la corteccia è guscio di una femminilità rivelata e pulsante (Driadi) – si evince d'istinto il desiderio catarsico, un esplorare lacerti di storia dell'umano tendendo alla sola Bellezza, colta in una nuova veste rappresa, smaltata. In questo incedere si apre uno spiraglio all'eternità relativa del nostro quotidiano.

 

Erre Monaco rilascia la traccia inconfondibile di quel trattare violento e dominatore che intende uno spazio senza confini. Quelle grandi tavole  ricevono i dettagli di un continuo labor limae sulle componenti di fondo: ecco l'imprimatur, ricettacolo di cromie cristallizzate e preziose, sia pure densità inusitate in campo pittorico e che, in virtù di un transfert procedurale complesso, approdano a pregnante forma scultorea - matrice e figlia di un eterno apporto materico - . Pronti a nuovi cicli vitali, siano o non siano essenze naturali o formulate dall'uomo, grazie all'energia profusa dell'artista.

 

Erre Monaco, solo questo, infine, basti: la forza fisica e spirituale di potenti spatolate, strato su strato, dove quel bianco cangiante ton-sur-ton apre a faglie che in-formano la superficie in piani aggettanti. La nascita di intersezioni a magico respiro....

 

 

Caterina Berardi

Riproduzione riservata

Pubblicato in data 07/11/2011