MERCOLEDÌ 18 LUGLIO 2018 18:19
 

Musica

Verona - Le nozze di Figaro al Filarmonico

Sabato 31 marzo 2018, martedi 3 aprile ore19,00, giovedi 5 aprile ore 20,00, domenica 8 aprile 2018 ore 15.30.

Una bellissima folle giornata per pubblico e artisti. Regia sempre fresca di Mario Martone; il debutto mozartiano in Italia del maestro Sesto Quatrini, grandi voci specialiste. Applausi e teatro gremitissimo.

(servizio di roberto tirapelle)

      Prosegue la Stagione Lirica 2017-2018 di Fondazione Arena, che dopo 12 anni riporta sulle scene del Teatro Filarmonico di Verona la celebre opera della trilogia mozartiana. La partitura de Le nozze di Figaro, ossia la folle giornata è composta dal musicista quasi trentenne su libretto di Lorenzo Da Ponte, che per la trama e la carica emotiva prende spunto dalla commedia del 1778 La Folle Journée ou Le Mariage de Figaro del drammaturgo francese Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais. Nonostante il successo strepitoso riscosso alla prima rappresentazione al Burgtheater di Vienna il 1° Maggio 1786, con una compagnia tutta italiana, e il ben noto legame del giovane Mozart con la città di Verona e il suo teatro, Le nozze di Figaro vengono rappresentate al Filarmonico unicamente dopo la ricostruzione dell’edificio nel secondo dopoguerra, per un totale di 8 recite in sole tre stagioni: nel 1979, 1994 e 2006.

L’allestimento che Fondazione Arena porta in scena per la prima volta a Verona è quello ripreso dal Teatro di San Carlo e realizzato nel 2006 da Mario Martone. 

Lo stesso Martone, parlando di questa produzione, ormai di dodici anni fa, dichiara che “al pari di quelle di Così fan tutte e di Don Giovanni, continua a vivere con una freschezza che ogni volta mi sorprende. Merito di Raffaele Di Florio e di Anna Redi che la riprendono non solo con la cura necessaria ma soprattutto con lo slancio vitale di cui queste opere di Mozart e Da Ponte hanno bisogno.”

E’ pertanto vero, che a conclusione della trilogia, Martone abbia colto appieno la dimensione del teatro mozartiano: personaggi con molti stati d’animo, l’intreccio delle azioni, una vicenda che elabora diversi pensieri, la vita che si trasforma in musica e canto. Tutta la scena deve entrare in sinergia col pubblico, partecipe dello spettacolo.

Alla direzione dell’orchestra e degli artisti il maestro Sesto Quatrini, al suo debutto in una opera mozartiana in Italia. Si nota subito fin dall’inizio della Ouverture che il lavoro svolto dal maestro è stato sulla tessitura musicale, rispettando le sfumature antiche ma attualizzandole e con un lavoro di sottrazione più che di addizione. L’orchestra ha assecondato puntualmente il suo gesto con eleganza ed essenzialità. Il cembalo, strumento imprescindibile nel genere, suonato da Maria Cristina Orsolato, ha seguito bene recitativi e arie. Peccato non vederlo alla vista, sarebbe un motivo scenografico in più, un personaggio anch’esso. Lo sforzo di Quatrini inoltre si rivolge alla filologia testuale e ha prestato attenzione alla lingua, alle parole. E sotto questo aspetto i cantanti hanno risposto con adeguate dosi comunicative e di fraseggio.

A favorire questa visione un cast con voci specialiste del teatro mozartiano.

A cominciare da Christian Senn, cileno d’origine e italiano di adozione, già presente a Verona in diverse stagioni, collaudato di Filarmonico e di Arena, che ha affrontato il Conte d’Almaviva con costante presenza scenica, equilibrato tra l’eleganza del suo rango e il corteggiamento e la gelosia.

Ugualmente prezioso il debutto veronese di Gabriele Sagona nel personaggio di Figaro, sia nelle doti attoriali che in quelle vocali.

   La Contessa d’Almaviva è Francesca Sassu, soprano eclettico e già collaudata a Verona per l’Arena e il Filarmonico dove l’anno scorso si è esibita in Norma e Madama Cortese. Ha fatto una Contessa determinata e fiera nella prima parte, mentre nella seconda, come il ruolo le concede, ha scaldato la sua vocalità di maggior disinvoltura.

Aya Wakizono, anch’ella non nuova al Filarmonico, ci ha regalato un paggio Cherubino atletico e sfavillante, vocalmente sempre all’altezza. Tra i protagonisti rimane da citare Ekaterina Bakanova, soprano russo già presente in Arena in varie edizioni e anche al Filarmonico. La sua Susanna è un nostra nuova infatuazione del canto per vocalità e presenza. Si muove sulla scena come fosse sempre stata nel ruolo, ha un contatto a fior di pelle con tutti gli artisti e arriva al pubblico senza indugio, spargendo autorevolezza e amicizia insieme.

Nelle parti minori ritroviamo Francesca Paola Geretto, dopo la Vedova Allegra del Filarmonico, nel ruolo di Marcellina, sempre deliziosa e Lara Lagni, brava al debutto in Barbarina. Mentre nel ruolo di Bartolo ricompare Bruno Praticò, leggendario interprete di oltre 100 ruoli in tutto il mondo. Debutta anche Bruno Lazzaretti in Basilio, mentre tornano Paolo Antognetti per Don Curzio e Dario Giorgelè come Antonio. Buona come sempre la prestazione del Coro in forma ridotta preparato da Vito Lombardi. Presenti anche alcuni ballerini. Efficace lo scenario di Sergio Tramonti, eleganti ad ogni livello dei personaggi i costumi di Ursula Patzak, sempre al momento giusto la luce ripresa da Fiammetta Baldisserri. In alcune repliche è previsto anche un secondo cast.

Col ritorno di tutti gli artisti anche dietro all’orchestra, per l'abbattimento della quarta parete, cioè fuori dal palco, e il loro passaggio in platea si è sentito fluire il pulsare dei cantanti, il loro respiro, si è quasi toccato con mano il loro temperamento, la musicalità, una sublimazione mozartiana che a pochi è concessa.

(foto ENNEVI, per gentile concessione Fondazione Arena di Verona)

 

 

Pubblicato in data 02/04/2018