MERCOLEDÌ 16 GENNAIO 2019 04:34
 

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Caro mostro. Duecento anni di Frankenstein

Frankenstein è sempre stato tra noi

Dalle origini del mito alle rappresentazioni cinematografiche, dall’immaginario letterario alla scoperta delle nuove frontiere della scienza. È questo il cuore di “Caro mostro. Duecento anni di Frankenstein”, una settimana di appuntamenti partiti il 4 novembre e in programma fino al 9, aperti alla cittadinanza, che l’università di Verona, in collaborazione con il Comune, dedica a Frankenstein, protagonista del famoso romanzo gotico di Mary Shelley, in occasione del bicentenario della pubblicazione.

 

Nel 1818 Mary Shelley, infatti, appena ventenne, pubblicava il suo capolavoro e nei duecento anni che sono seguiti i suoi personaggi non solo non sono stati dimenticati, ma sono anzi sempre più profondamente penetrati nell’immaginario della nostra cultura, al punto di trasformare Frankenstein in un vero e proprio mito moderno. Un mito che ha trasceso i confini della letteratura per sconfinare nel teatro, nel cinema, nei fumetti, nel linguaggio comune e diventare anche il simbolo dei problemi morali e delle inquietudini legate alle nuove frontiere della genetica, della chirurgia, della robotica. Il palazzo della Gran Guardia, il polo Zanotto e la Società Letteraria sono i luoghi in cui si è svolta e svolgerà la “maratona frankensteiniana”, che comprende un convegno di quattro giornate, una rassegna cinematografica e la lettura continuativa distribuita tra settanta lettori dell’intero romanzo di Shelley. Il progetto inaugura Limen, neonato centro di ricerca sul fantastico nelle arti dello spettacolo, diretto da Nicola Pasqualicchio e Alberto Scandola del dipartimento di Culture e civiltà, che hanno anche coordinato il festival.

Dopo la maratona cinematografica “Da James Whale a Tim Burton: i più bei film su Frankenstein, fra terrore e parodia”, a cura del Verona film festival e le serate di proiezioni cinematografiche al Polo Zanotto dei giorni “Frankenstein oggi: il mito nel cinema contemporaneo” spazio al confronto su Frankenstein tra scienziati delle varie discipline.

Docenti, scrittori, medici, genetisti, giuristi, filosofi e artisti hanno esplorato, a vario titolo, l’universo originatosi dal romanzo di Shelley, spaziando dall’ambito umanistico a quello scientifico. Durante il Focus sulle frontiere della scienza contemporanea, l’8 novembre a conclusione del convegno “Caro mostro” si è parlato di trapianti, terapia rigenerativa, robotica, modificazioni genetiche. Gli scienziati si sono focalizzati sul problema dell’identità del soggetto umano sottoposto a interventi di manipolazione e sostituzione. Secondo gli organizzatori, infatti, il mito di Frankenstein ha accompagnato, come un’ombra, le linee più avanzate della ricerca scientifica moderna, i trapianti, la biogenetica, la robotica e l’intelligenza artificiale, tutto quanto abbia a che fare con la mutazione del corpo umano, la sua costruzione e ricostruzione in laboratorio, la sua imitazione e sostituzione tecnologica, l’idea stessa di un suo miglioramento indotto artificialmente dall’esterno. Giulia Battistoni, Fabio Benfenati, Michele Giugliano, Vincenzo Manca e Giuseppe Faggian hanno puntato i riflettori sulle grandi possibilità di sviluppo, ma anche sui problemi e le inquietudini, che alcuni settori della chirurgia, della neurologia, dell’informatica e della robotica, offrono al futuro dell’uomo.

Nel pomeriggio, dalle 15, Menegaz e Pietro Minuz, docente di Medicina hanno moderato una sessione tutta dedicata alla genetica e alle biotecnologie e alle modificazioni del genoma, che Massimo Delle Donne, Marzia Rossato e Mario Pezzotti hanno illustrato.  

 Alle 17 si è tenuta la tavola rotonda “Chi ha paura di Victor Frankenstein?”. I docenti Minuz, Pasqualicchio, Pedrazza Gorlero, Pezzotti e Scandola, in compagnia dello psichiatra Vittorino Andreoli, hanno coinvolto studiosi di letteratura, teatro e cinema, medici, genetisti, esperti di robotica e intelligenze artificiali, giuristi, filosofi ed economisti, in una riflessione sulle prospettive, le incertezze, gli interrogativi che accompagnano i rispettivi campi di ricerca. Obiettivo tentare di rispondere alla domanda: fino a dove ci si può spingere?

Sarà la maratona di lettura integrale del romanzo “Frankenstein” di Mary Shelley a chiudere la settimana di appuntamenti in programma il 9 novembre, dalle 10 alle 22, nella sede della Società letteraria in piazzetta Scalette Rubiani, 1. Ciascun partecipante leggerà tre pagine del libro nell'edizione Einaudi, con introduzione di Nadia Fusini e traduzione di Luca Lamberti. La colonna sonora che accompagnerà l'evento è una composizione originale di Carlo Fava che proporrà un’interpretazione in chiave ironica del mito di Frankenstein.

(nella foto a d, Colin Clive è Doctor Frankestein in "Frankestein", 1931) 

 

Pubblicato in data 08/11/2018