DOMENICA 24 MARZO 2019 22:05
 

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IVAN SILVESTRINI è il regista di "Monolith". Il debutto di Sergio Bonelli Editore e di Vision Distribution.

Silvestrini: "La tecnologia non è cattiva, bisogna saperla usare, dobbiamo conoscerla".

(intervista di Roberto Tirapelle)

Un’auto ipertecnologica, intelligente e inespugnabile che imprigiona al suo interno un bambino lasciando fuori la sua giovane madre, completamente sola nel deserto.

Da un soggetto di Roberto Recchioni (curatore di Dylan Dog e co-creatore di Orfani), il film è stato sviluppato in parallelo all’omonima graphic novel scritta dallo stesso Recchioni e Mauro Uzzeo, e illustrata da Lorenzo “LRNZ” Ceccotti edita da Sergio Bonelli Editore.

Ad inaugurare il primo ibrido italiano è la Sergio Bonelli Editore, che ha coprodotto il primo lungometraggio con Sky Cinema e Lock & Valentine. E’ anche il primo titolo distribuito da Vision Distribution, partita da pochi mesi dall’accordo di Sky Italia con cinque case di produzione italiane.

Abbiamo raggiunto Ivan Silvestrini sul montaggio del remake di un film tratto da una popolare striscia di fumetti, “Les Profs”, commedia francese del 2013 di Pierre-Francois e Martin-Laval, scritta da Erroc e disegnata da Pica e Mauricet.

   (foto, Your Fashion Chic)

      Silvestrini, Monolith è uscito nel 2016 subito negli Stati Uniti. Adesso è in distribuzione in Italia. E’ soddisfatto di come è stato distribuito da noi, in un periodo di mercato delicato come quello estivo?

In America è andato subito benissimo e dopo anche in altri 20 paesi. La Vision Distribution che lo sta distribuendo adesso in Italia è una nuova realtà fantastica. Ha azzardato il periodo però la mossa è stata vincente.”

Monolith è un film di genere?

Sicuramente, è un thriller per gli appassionati di cinema, ma un horror per un genitore. Infatti i primi anni di vita di un bambino comportano per il genitore forti cambiamenti e spesso sono impreparati ad affrontarli. Posso aggiungere anche che “Monolith” è un “trap movie” cioè il racconto di situazioni estreme.”

Il film è quasi tutto italiano, e quindi perché l’ambientazione in America e con attori americani.? Non si potevano trovare attori italiani?

Una storia del genere non poteva essere ambientata in Italia. Avevamo bisogno di un posto desertico e nello stesso tempo non proprio desertico. Una certa frenesia nelle macchine e nella sicurezza trova la sua localizazzione naturale nella storia e nella lingua americani. Abbiamo scelto il deserto dell’Utath perché non è un luogo completamente arido e disabitato. E’ sufficiente vedere il film e si nota come la geomorfologia sia diversificata.” In considerazione dell’ambientazione americana non era opportuno scegliere un’attrice italiana o italoamericana. Nei paesi stranieri sono molto sensibili agli accenti e pertanto si è preferito Katrina Bowden.”

A noi sembra che da Monolith non emergano segni della grafic novel?

In realtà l’adattamento per il cinema e quello per la graphic novel sono andati in parallelo tanto che la storia è stata suddivisa in due team diversi con il risultato che le due versioni si integrano a vicenda. Complessivamente è stata una vicenda complicata”.

La realizzazione di Monolith ha dei riferimenti. Silvestrini lo avvicina di più al Kubrick di 2001 o allo Spielberg di Duel?

Vi ringrazio per questi riferimenti, ne sono onorato. Certamente già dal titolo di Roberto Recchioni il film si avvicina a “2001”, ma assume anche dei connotati più forti quando il mondo esteriore e interiore della mamma Sandra rievoca l’angoscia dei fantasmi ancestrali, oppure quando affronta la macchina che in “2001” è assolutamente più docile, qui si fa corrazzata. Però è anche molto spilberghiano dove in “Duel” appare un duello in moto continuo al contrario in Monolith c’è un Duel statico perché una persona combatte da fermo una macchina.”

Silvestrini è d’accordo però sul fatto che in generale la tecnologia aiuta l’uomo, come indica il film?

Sono d’accordissimo perché la tecnologia non è cattiva, bisogna saperla usare, dobbiamo conoscerla. Noi siamo di fronte ad un dilemma: sicurezza o libertà. Noi abbiamo paura di una intelligenza artificiale. Non vogliamo che la sicurezza ci tolga la libertà. Purtroppo dovremo arrivare ad un compromesso ed riuscire a spaventarci di meno. Del resto gli avvenimenti quotidiani ci spingono in questo senso, vogliono impaurirci”.

Lei ha cominciato a lavorare come autore di un libro illustrato e ha creato “Lady Tentacle – Vita, opere e amori della ragazza tentacolo”. Ci sembra che la grafica e il tratto ricordi il percorso già di certi registi crossmediali o crossgrafici come Salvatores o Gipi (Gianni Pacinotti).

Lady Tentacle” era un primo lavoro destinato a diventare qualcosa di più articolato, magari un film, a cui sto ancora pensando. Ad esempio lo storyboard di 1500 illustrazioni realizzate da Lorenzo Ceccotti a Los Angeles per “Monolith” ne è una prova grafica esaltante. E’ da tempo che io lavoro in questo modo, una trama essenziale ma con una idea forte da sviluppare con le emozioni”.

    (ph., Dylan Dog 337)

    Ci sarebbero altri fumetti da portare sullo schermo (Valentina di Crepaz, Dylan Dog di Recchioni, Diabolik). Pensa che l’industria italiana cinematografica sia pronta per questo tipo di operazioni?

Sì, l’industria adesso è pronta e dovrebbe dare una mano agli autori. Ho sempre amato i fumettisti perché sono assolutamente liberi nel pensiero, più fantasiosi, più creativi. Sarebbe il momento del risveglio del cinema di genere sul pubblico italiano”

 

MONOLITH (Italia, 2016, 83’), regia Ivan Silvestrini, con Katrina Browden , Damon Dayoub, Nixon Hodges.

Pubblicato in data 24/08/2017