MARTEDÌ 12 DICEMBRE 2017 05:27
 

Territorio

Il nuovo libro di Claudia Farina "Catari sul Garda".

Un viaggio nell'odissea dei Catari dove dolore e speranza di rinascita sono identità non scindibili.

 

      Tutti conosciamo Claudia Farina, versatile operatore culturale, romanziera ed autrice di carnets de voyage che aprono alla lettura di luoghi remoti ed affascinanti, fitti di leggende ed usanze per noi in massima parte inusitate...Nessuno stupore, quindi, questo suo conseguente approccio ad un capitolo cruento della grande epopea medievale: l’odissea dei Catari, colta nella trentennale fase storica che li vide, a seguito dei sinistri roghi in terra occitana (dallo sterminio della Crociata degli Albigesi, a Montségur e Béziers) approdare in tutta l’area del Nord Italia, con particolare predilezione per le zone lacustri, connaturate da ambiti riposti e le cui popolazioni, pacifiche, erano dedite alla pesca e a piccole attività artigianali.

Catari sul Garda (sottotitolo, Maddalena l’apostola e il vescovo donna ) edito da CierreGrafica (pp. 121), racconta il passato e il presente di un genius loci finora sconosciuto ai più ed affidato ad un intrinseco viaggio di rivisitazione emozionale tra Desenzano, Sirmione, Torri e Brenzone . Sì, su quelle“... vie di fuga d’acqua” che, ricomposta la memoria nel riappropriarsi di sé, lievemente soffiano dalle rive benacensi all’infinito: nell’ultimo rigo, “sulle onde delle visioni”.

Sette capitoli principali, di quello che non vorremmo definire semplicisticamente romanzo bensì lo scrigno di un afflato memoriale dove tragedia storica e avventurosa, sofferta ,espiata ‘quiete dopo la tempesta’ e, va detto, i nostri difficili passaggi esistenziali si intrecciano in ritmica cadenza...Inseguendosi e celandosi per poi riapparire in quella che sarà, per i protagonisti, concatenazione infinita di corpo ed anima, fluttuando in un’ombra lieve, dove dolore e speranza di rinascita sono identità non scindibili.

Negli antefatti, ad aprire, i soprannomi dei Catari ‘veronesi’ destinati all’ultimo eccidio (di almeno due precedenti), quell’orrendo rogo di 200 Puri in Arena, il 13 febbraio 1278: di certo, soprannomi che nati pittoreschi – ‘nomen omen’ - assumono ora quasi macabra connotazione nell’affiancare i nomi propri. Il corpus centrale del libro (circa 80 pagine), si affianca in una continuità di stile, con riferimenti dal tratto scorrevole e sapientemente incisivo: un metaforico framing, rivolto dall’Autrice all’ essenziale inserimento di eventi storici nel fluire di una sequenza filmica. Il punto di vista fondamentale, il focus sui Catari sotto la dominazione scaligera e gli estratti di ricerca storico-agiografica (straordinaria collazione documentaria per Maddalena Apostola, depositaria della divina Sapienza) coincidenti con le note di studio congressuale di ultima voce, vengono magistralmente inserite da Farina nel quadro di una più mera quotidianità, con brillante deduzione su usi locali e cibo – polo di vera sostanzialità - e, soprattutto, il lessico lacustre, con idiomi ed espressioni dialettali che sono trasposizione di memoria ‘catara’, ancor oggi...

Inizia in itinere il ‘walk about’ , il procedere “ piedi per terra e testa nel cloud” , dove emergono “ differenze e consonanze” essenzialmente per Costanza - Costanza ed Enrico – Guillem. Tocco ad effetto di Claudia Farina per un’apertura a tutto tondo che scandisce le tappe di un percorso avventuroso, tramite il rivelarsi successivo di più personaggi che abbracciano la chronica alla vita dei luoghi e delle presenze riemerse dal buio e pronte a nuova metempsicosi. Con l’esperienza finale nell’outing, il ruolo primario spetta ad Elma - Guillelma, regista dell’attività di biodanza e della rappresentazione teatrale che ne consegue. Il motore primo è la curiosità l’ansia irrefrenabile, tra sconosciuti, del ri-conoscere e del ri-conoscersi in una pioggia catartica che dispiega alla luce una miriade di emozioni solo apparentemente incontrollate ma definitivamente parte di una traiettoria puramente logica.

Ma ora affidiamoci all’immaginifico, poiché la trasposizione di questo carnet des impressions, l’experiri allitterato tra topoi, voci ‘off’, visuali a 360 gradi dalla collina benacense alla sommità del gigante Baldo, non giunge forse a confondere la nostra diffidenza a-gnostica, toccando la dimenticata Terra di Mezzo, ricercando il nostro dàimon nell’esplosione meta-terrena del cuore d’Islanda, forse depositaria del tesoro Cataro? E’ anche qui, nella remota Thule, dove tutto, in definitiva, sembra avere origine e fine.. Ed è ancora qui, in quell’ impianto scenico della nostra non conoscenza che si snoda oltre il Tempo ma vuole tornare nel Tempo della Via Celeste, volgendo a sé la storia dei personaggi e del loro cammino...Dunque, vivement vivre: senza alcunché di artificioso ma disvelando e captandoli nel vissuto quotidiano, barlumi di esoterico.

Caterina Berardi

 

Prossime Presentazioni:

Desenzano. Villa Brunati. Venerdì 17 Novembre ore 17.30

Moniga del Garda. Sala Consiliare. Giovedì 23 Novembre ore 20.30

Bovolone. Cantine del Vescovo. Domenica 3 Dicembre ore 17

S.Martino Buonalbergo. Biblioteca Civica. Mercoledì 6 Dicembre ore 20.30

Pubblicato in data 12/11/2017